L’ultimo Crodino

ROMA – Mauro Berardi e Luigi Musini presentano “L’ultimo Crodino”, un film di Umberto Spinazzola, in uscita il 20 marzo 2009, distribuito da Mikado Film. Diretto da Umberto Spinazzola, da un soggetto di Pietro Galeotti, sceneggiato da Michele Pellegrini, Francesco Cenni e Federico Mazzei, il film è interpretato da Ricky Tognazzi (Crodino), Enzo Iacchetti (Pes), Serena Autieri (Patrizia), Marco Messeri (il maresciallo), Dario Vergassola (Callisto), Enzo Provenzano (Nicodemi). Vediamo insieme la sinossi del film.

In bassa Val di Susa gli inverni sono lunghi e a volte non passano mai. Paesini piccoli, incorniciati dalle montagne e dalle fabbriche. E tanti piccoli bar, ultima spiaggia per fuggire dalla noia e dalla monotonia di un quotidiano sempre uguale a se stesso. La storia è ispirata ad un fatto di cronaca nera realmente accaduto in questa valle e che al tempo riempì le cronache dei giornali e della televisione. La scintilla iniziale nasce in un piccolo bar quando due onesti lavoratori, benvoluti da tutto il paese ma assillati dai debiti e dal futuro, decidono di dare una svolta alla loro vita. E di tentare una fuga da quella valle che non sopportano più. Decidono di organizzare un rapimento. Ma siccome non se la sentono di rapire “un vivo” e visto che la violenza non è proprio nelle loro corde decidono di rapire “un morto”. Ma non uno qualsiasi bensì “uno di quelli importanti”. E così, da un piccolo bar di provincia un operaio delle acciaierie (soprannominato Pes) ed un autista di furgoni (soprannominato Crodino) partono per la loro mission impossible: trafugare la salma di Enrico Cuccia e chiedere il riscatto alla famiglia del potente finanziere. Crodino si improvvisa la mente e Pes il braccio. Ed in questa folle avventura ne combinano di tutti i colori. Rubano la salma lasciando impronte dappertutto. Trasportano disinvolti la bara su e giù per la valle, su di una jeep troppo piccola per contenerla. E così qualcuno vede la cassa sbucare dal pick-up, ricoperta da una sgualcita bandiera della Juventus. Scrivono lettere anonime ritagliando l’alfabeto da giornali e riviste. Chiedono il riscatto cercando il telefono della famiglia Cuccia sulle Pagine Gialle. Per farla breve, due ingenui a modo loro molto naif, che riescono per qualche giorno – senza rendersene conto – a tenere in scacco carabinieri, polizia, guardia di finanza e servizi segreti! Facendo impazzire tutto e tutti. Ma il delitto perfetto non esiste (e se anche esistesse, non riuscirebbe certo a loro) ed il passo falso, come nelle migliori tradizioni, è sempre in agguato. Il cerchio delle indagini si stringe e la speranza di agguantare finalmente la bella vita sfuma miseramente per i nostri due strampalati eroi. Pes viene catturato in flagrante, proprio dentro ad una cabina telefonica mentre sta chiedendo il riscatto. Il giorno dopo, le forze dell’ordine mettono le mani su Crodino e, finalmente, sulla salma del potente finanziere; e la vita di tutti i giorni ricomincia nei paesini della valle. Con la noia e la monotonia degli inverni che non passano mai.

Una dichiarazione del regista, Umberto Spinazzola: “La bassa Val di Susa è sempre stato un luogo molto particolare e forse unico nel panorama delle piccoli valli italiane. La sua storia è molto semplice. Negli anni ’70 la valle è stata deturpata della sua bellezza e del suo fascino da una serie di piccoli e medi insediamenti industriali che lentamente hanno sradicato le origini contadine dei valligiani. Sono sbucate acciaierie, fabbriche e plastifici proprio dove pascolavano vacche e dove si coltivava la frutta. L’impatto ambientale è stato tremendo e come sempre accade in Italia è stato sopratutto sottovalutato. Poi, hanno deciso di spedire in valle, al confino, molti pericolosi mafiosi. Dimenticandoli. E in breve tempo la mafia si è impadronita di località turistiche come Bardonecchia facendo il bello e il cattivo tempo e murando personaggi scomodi nelle infinite speculazioni edilizie delle seconde case. Poi hanno costruito un grande autoporto per dare la mazzata finale all’ambiente. Centinaia di TIR transitano ogni giorno inondando la valle di scarichi e scorie. Ed a proposito di scorie si dice da sempre che sotto terra si nasconda un mare di amianto, fatto abusivamente sparire. Il tutto in una piccola e stretta valle con le montagne schiacciate sui paesini che la incorniciano. Una valle dai lunghi inverni che non passano mai e dai tanti piccoli bar sorti come funghi per offrire un antidoto alla noia di una provincia dimenticata. La scintilla iniziale della nostra storia nasce proprio in un bar quando due onesti e anonimi lavoratori decidono di fare il salto ed organizzare un rapimento per dare una svolta alla loro vita e per fuggire da quella valle. Due persone benvolute da tutto il paese ed assolutamente insospettabili. Due persone che per anni hanno sognato la bella vita e che un giorno hanno deciso di provare a prenderla. Ma siccome sono due onesti lavoratori, non se la sentono di rapire una persona viva. La violenza non è nelle loro corde. Allora decidono di rapire un morto importante. Questo è il primo aspetto che mi ha profondamente colpito e che mi ha convinto che questa è una storia che merita di essere raccontata. Da un piccolo bar di provincia, incastonato sotto le montagne, un operaio delle acciaierie ed un autista di furgoni decidono di rubare la bara di Enrico Cuccia, uno degli uomini più importanti e potenti nella storia dell’alta finanza italiana. L’autista di furgoni si improvvisa come mente e l’operaio si trasforma nel braccio, in perfetta sintonia con gli schemi più classici di una certa commedia all’italiana. E, come da copione, ne combinano di tutti i colori perché i due amici per delinquere non ci sono proprio nati. La loro ingenuità e la loro goffaggine nel gestire questo folle rapimento è assolutamente unica ed irresistibile tanto da sembrare, in certi momenti, una sceneggiatura già scritta, pronta per essere girata. Come non bastasse, il contesto in cui la vicenda si svolge è la bassa Val di Susa. Una valle che negli ultimi tempi è diventata un contenitore di grosse tensioni sociali. Il movimento No Tav, che da anni si oppone in tutti i modi al progetto dell’alta velocità. Gruppi di anarchici insurrezionalisti che agiscono in valle. Sette misteriose di satanisti che continuano imperterrite le loro particolari pratiche notturne nei cimiteri. La famigerata diossina che secondo molte persone è presente in valle in dosi massicce. Tutti elementi che hanno rischiato di depistare totalmente le indagini sul rapimento ma che ci permettono di scattare una sorta di precisa polaroid su questa piccola ed inquieta valle. E sui bizzarri personaggi che da sempre la popolano. Proprio come i nostri due protagonisti che si sono improvvisati rapitori per poi finire sbranati da tutti i mass media e subito etichettati come due poveri imbecilli. Ma dopo averli conosciuti e dopo aver chiacchierato un po’ con la mente posso dire che imbecilli non erano. Semmai due grandi ingenui, convinti che rapire la bara di un intoccabile della finanza fosse una semplice passeggiata. Raccontare la loro disarmante ingenuità, le loro mosse, le loro paure è senza dubbio cinematograficamente forte. Una storia così folle, così unica nel suo genere, da poter essere trasformata in un film ripercorrendo passo passo la realtà. E’ bastato attenersi ai fatti per costruire la sceneggiatura e non abbiamo mai dovuto forzare personaggi e situazioni, rischiando la caricatura o la macchietta. La macchina da presa ha pedinato la storia in silenzio, senza avventurarsi in voli pindarici e facili ammiccamenti. Ho voluto a tutti i costi la coppia Tognazzi-Iacchetti. L’ho inventata e sono felicissimo del risultato perché entrambi sembrano usciti da quella valle, da quella storia. Il loro dramma si riassume in una frase di Pes: chi nasce povero, muove povero. Come a dire che non si possono sconfiggere l’ineluttabilità e la disperazione. Mi piace definire L’Ultimo Crodino un piccolo film che fa sorridere, ma che ci fa anche riflettere su come talvolta la vita può essere amara, molto amara”.

Due domande a Ricky Tognazzi.
Ha incontrato il vero “Crodino”? No, non l’ho mai conosciuto. Credo fosse un inguaribile ottimista. Lui e Pes mi sono sembrati due uomini senza qualità, due poveri, onesti delinquenti! Ricordavo il fatto di cronaca e mi aveva colpito. Una commedia nera che ha risvegliato in me quella parte di umorismo britannico che mi appartiene.
Com’è stato il rapporto con Enzo Iacchetti? Ottimo, e ci siamo molto divertiti girando questo film. Anche se la cupezza dei luoghi riportava ad “un tranquillo week-end di paura”, esorcizzavamo l’atmosfera con cene pantagrueliche. Dicevamo entrambi di essere a dieta, una dieta ipocrita, perché abbiamo scoperto un ristorante che serviva ottima carne di bufalo e sera dopo sera ne abbiamo mangiati due di bufali: uno a testa!

Le stesse domande le abbiamo rivolte ad Enzo Iacchetti.
Ha incontrato Pes? Non ho mai visto il vero Pes. Ho cercato di immaginare la sua disperazione e l’ho semplicemente trasportata. Faceva molto freddo durante le riprese, molte di esse in esterno notte e la faccia da disperato mi veniva molto naturale!
Com’è stato il rapporto con Ricky Tognazzi? Lavorare con Ricky è quasi un gioco; dopo le riprese cenavamo sempre in un ristorante che faceva ottime bistecche di bisonte. Ne abbiamo finito uno in due settimane.

In conclusione, l’inedita coppia formata da Ricky Tognazzi ed Enzo Iacchetti risulta essere una delle più riuscite degli ultimi anni, tanto quanto potrebbe apparire improbabile prima di vedere il film. Un film che ha il pregio di riuscire a contemplare due particolarità cui aspirano, spesso invano, molti autori del genere commedia: divertire e far riflettere.

Una storia, quella de “L’ultimo Crodino”, che sembra uscire direttamente dai nostri ricordi della miglior tradizione della commedia all’italiana, com’è nel caso de “I soliti ignoti”, per intenderci; ma che, invece, nasce da una realtà del ricco Nord (ricco per gli imprenditori; povero e difficile per il mondo operaio) e da un fatto di cronaca che, forse, molti hanno rimosso, ma che aveva riempito le pagine dei giornali del 17 marzo 2001.

Autore: Franco Baccarini

Scrittore, saggista, autore di articoli per giornali cartacei e telematici, di testi per il teatro e di cortometraggi.
Teatrografia
2007 – Autore del dramma in atto unico “Insostituibili assenze”.
Filmografia
1996 – Soggettista, sceneggiatore e regista del video-clip “Anatomia dell’altro volto di una metropoli”.
2012 – Soggettista e sceneggiatore del cortometraggio “La ragazza e il mare” (regia di E. Colombo).
2013 – Soggettista e sceneggiatore del cortometraggio “Un amore da proteggere” (regia di L. Greco).
Bibliografia
2008 – “Bioetica animalista. Dagli aspetti socio-filosofici alle applicazioni pratiche nella sperimentazione clinica dei farmaci” (Edizioni Universitarie Romane).
2009 – “La Tecnoetica nel Cinema. Bioetica del Futuro” (Edizioni Palombi).
2010 – Capitolo “Tecnoetica nel Cinema” all’interno del volume “Tecnicizzare l’uomo o umanizzare la tecnica?” (Edizioni LEV), di Autori Vari.
2012 – “Tecnoetica e Cinematografia” (Edizioni Universitarie Romane).
2013 – “Tecnoetica e Cinematografia (in versione e-book)” (Edizioni Universitarie Romane).

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