“I ciccioni esplosivi” di Pelagio D’Afro

Leggere questo romanzo è un po’ come muoversi all’interno di una scena dipinta da Bruegel il Vecchio: puoi trovarti di fronte una folla di personaggi, sovente dai tratti caricaturali, colti nel bel mezzo dell’azione, attori di una scena vorticosa e frenetica.

I ciccioni esplosivi (Edizioni Montag, 2009, pag. 182, euro 12.50) di Pelagio D’Afro (nome dietro al quale si celano le identità di Giuseppe D’Emilio, Arturo Fabra, Roberto Fogliardi, Alessandro Papini) esibisce da subito, e mantiene fino in fondo, il carattere di una narrazione veloce, iperbolica, incalzante e funambolica, tutta incentrata intorno alle misteriose deflagrazioni di persone particolarmente… “in carne” nella città di Gomitona, sulle quali indagano i tutori dell’ordine della Polizia di Stato e attorno alle quali ruota una varia umanità composta da prostitute, fondamentalisti islamici, belle donne, rifiuti umani, e, soprattutto, un terzetto di anziani indiavolati già protagonisti di Le rane di Ko Samui (PeQuod, 2003) romanzo prefato da Valerio Evangelisti e scritto da Paolo Agaraff, altro autore collettivo composto da Gabriele Falcioni e da due membri di Pelagio D’Afro (Fogliardi e Papini). Una vicenda in perenne equilibrio tra verosimiglianza e assurdità, elementi mai disgiunti, il cui forte intreccio produce lo scivolamento dal realismo ad un iper-realismo, che costituisce forse la cifra più evidente del romanzo.

Una considerazione analoga può adattarsi anche alla galleria dei personaggi, che, come in una pellicola felliniana, risultano tutti caratterizzati da tratti marcati, da una forma di eccesso, da un “troppo” congenito: troppo libidinosi, troppo fanatici, troppo repressi, troppo emarginati, troppo opportunisti; tranne uno, il più autentico, il commissario Iaccarino, il cui tono dimesso e l’atteggiamento defilato nascondono una profonda passione umanistica (è un dantista) e la capacità di compiere azioni eccezionali che preferisce tenere ben nascoste. Due piani di esistenza machiavellicamente paralleli per sopravvivere ad una realtà che ci viene fornita trasfigurata già a partire dall’uso dei toponimi (Gomitona, Celtallia, Fellinia..) volutamente facili da ricondurre a città della costa adriatica e in particolare al capoluogo marchigiano, di cui ci vengono fornite descrizioni folgoranti e corrosive, e del quale sono particolarmente espressione i tre anziani che costituiscono un traballante ma inscindibile sodalizio, e che attraversano la vicenda come tre Magi assolutamente privi di una stella cometa, tra momenti di fibrillazione e tentativi di soddisfacimento di appetiti culinari o sessuali, sempre disincantati e particolarmente ricettivi nei confronti di quei segnali che la vita continua a inviare; tutto però opportunamente filtrato da una necessaria forma di cinismo, utile per la sopravvivenza in una realtà dominata da una sfrenata ricerca dell’utile, dal fanatismo, dall’esaltazione di modelli irraggiungibili, dunque assurda.

PELAGIO D’AFRO
I ciccioni esplosivi
recensione di Ermanno Lolli

La bella copertina del romanzo è di Manuela Maggi. La prefazione, non a caso, è di Paolo Agaraff.

Sitografia
http://www.pelagiodafro.com
http://www.paoloagaraff.com
http://www.carbonerialetteraria.com

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