“L’INQUINAMENTO D’ORO” di Giuseppe Ayroldi

L’On. Carlo Ciccioli ha presentato alla stampa, nella Sala del Mappamondo di Montecitorio, il libro di Giuseppe Ayroldi “L’INQUINAMENTO D’ORO, come si RUBA – anche – sull’emergenza ambientale” (Le Vespe, Roma, marzo 2010), espoonendo quello che certamente sarà uno dei più grandi ‘scandali di Stato’ del nuovo millennio: l’utilizzo-truffa della legge 31 dicembre 1982, recante «disposizioni per la difesa del mare».
Giuseppe Ayroldi, infatti, utilizzando esclusivamente testimonianze e documenti «raccolti nel corso di procedimenti giudiziari che hanno visto coinvolto l’istante e le persone di cui si parla» (esclusivamente utilizzando, cioè, documenti che, giurisdizionalmente, hanno valore di prova provata), documenta le ‘mazzette’ ed i falsi, anche giudiziari, che stanno dietro la concessione del servizio della difesa del mare a quelle che Ayroldi chiama le “molto ben aggreppiate” Società Ecolmare e Castalia (ora riunite nella Società Consortile Castalia-Ecolmar).
Come quando, ad esempio, un Ministro della Marina Mercantile ha dichiarato, davanti il Consiglio di Stato e la Corte dei conti, che l’oggetto sociale della Società Castalia «esprime univoca, specializzata ed esclusiva vocazione» per la difesa del mare, mentre, come accertato dalla Guardia di Finanza, l’oggetto sociale, «piuttosto generico», della Società Castalia, la difesa del mare non la cita nemmeno.
Ma, se le bugie ed il broglio sono state le ‘procedure tecniche’ seguite dall’Amministrazione per illecitamente concedere il lucroso appalto della difesa del mare alle Società Ecolmare e Castalia, le cose s’incupiscono ancora di più quando Giuseppe Ayroldi passa a descrivere cosa, con quelle procedure, l’Amministrazione ha poi convenzionato. Perché il libro documenta come, ad esempio, il Ministro della Marina Mercantile Prandini Giovanni detto ‘Gianni’ ed il Direttore Generale dell’Ispettorato Centrale Difesa Mare Baradà Matteo hanno così convenzionato, per Lire 550milioni per anno, una chiatta da sbarco utilizzata nel 1944 dagli americani per lo sbarco in Sicilia. O come lo stesso Ministero della Marina Mercantile ha, in data 12 settembre 1987, “concesso in uso”, per Lire 10milioni per anno, alla Società Labromare di Livorno il battello «di proprietà del Ministero della Marina Mercantile contraddistinto dalla sigla BD1», ed, in data 22 luglio 1987 (ovverosia 51 giorni PRIMA di concederlo in uso alla Società di Livorno!!) se lo è serenamente ripreso in nolo dalla Società Labromare per la non proprio altrettanto modica somma di Lire 235milioni per anno. Con un saldo attivo e retrodatato, a favore della Società Labromare, di Lire 225 milioni per anno.
Ma, dopo le bugie dei politici, Giuseppe Ayroldi documenta le storture giurisdizionali e gli incredibili sragionamenti utilizzati dal Tar del Lazio e dalla Procura della Repubblica di Roma, ‘Tribunale dei Ministri’ incluso, per insabbiare tutte le denunce da lui sporte. Come quando, ad esempio, per assolvere i Ministri Prandini e Vizzini dall’accusa di percezione di tangenti lanciata loro contro da numerosi componenti dell’RTI Castalia davanti al Pm Raffaele Tito del Tribunale di Trieste («le dazioni furono due, ed andarono … una al Prandini ed una al Vizzini»), e sostanzialmente confermata, davanti al Pm di Milano (Gherardo Colombo) dallo stesso Amministratore delegato di Castalia ing. Roberto Ferraris (!),  il ‘Tribunale dei Ministri’ di Roma prima riduce le dazioni da due ad una (!!), e poi dice: “Ma qui le dazioni sono una, ed i ministri due: non si può proprio sapere a chi ‘quella’ ipertangente è andata!”
Ergo: tutti assolti in istruttoria.
E le conseguenze di tanto dissennato e clientelare sperpero di risorse pubbliche (sono stati, all’incirca, poco più o poco meno di cinquecento milioni di Euro i capitali pubblici fin qui spesi) è documentata da una Perizia disposta dal Tribunale di Genova in occasione dell’inquinamento prodotto dall’affondamento della superpetroliera Haven, e riportata dal Corriere della Sera: «…E ora una perizia sui danni all’ambiente richiesta dal pm rivela: l’area sottomarina inquinata si estende su alcune centinaia di chilometri quadrati, l’enorme quantità di idrocarburi è un gravissimo pericolo, centinaia di migliaia di persone possono essere raggiunte da agenti cancerogeni attraverso pesci e crostacei».

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