Florio: la storia del Marsala

Se il Marsala è uno dei vini più rappresentativi della Sicilia, allora Florio è l’azienda più rappresentativa del Marsala. Cinque tipologie di vino, in degustazione, per comprendere il Marsala. Il Marsala fa parte della storia dell’enologia italiana. In modo particolare, la storia della famiglia Florio, produttrice di Marsala, si intreccia alla nascita e alle vicissitudini che hanno legato il marsala alla storia: nascita, momenti di estrema floridezza economica, scambi commerciali con l’inghilterra. Quando il marsala non era ancora il Marsala, era un vino che veniva chiamato Perpetum, si spillava da una sola botte che ogni volta veniva rimboccata.

Tutto inizia nel 1711, quando le guerre tra Spagna e Inghilterra, costringono quest’ultima ad andare alla ricerca di vini simili allo Cherry (all’epoca particolarmente amati dagli inglesi), per soddisfare le richieste interne alla nazione. Infatti, in un primo momento, il vino venne denominato”vino ad uso Cherry”. Fu il commerciante Whoodhouse, che costretto da una tempesta a fermarsi a Marsala, scoprì questo vino che fu addizionato di alcol per aumentarne la gradazione alcolica e resistere al lungo viaggio via mare. solo nel 1832, la famiglia Florio inizia a produrre Marsala, costruendo una lungimirante cantina, che ancora oggi ne evoca lo spirito imprenditoriale.
Il Marsala, in base alla presenza di zucchero può essere classificato in : secco, semisecco o dolce; in base al colore: oro, ambra, rubino. Ma è l’invecchiamento, la fase di lavorazione più importante del Marsala. Infatti, durante gli anni di riposo, l’ossidazione interviene a modificare le caratteristiche originarie del prodotto, sviluppando aromi e sensazioni uniche.

In base all’invecchiamento, il Marsala Vergine può essere classificato come Vergine o Soleras, invecchiato almeno 5 anni; Vergine Stravecchio o Vergine Riserva o Soleras Stravecchio o Soleras Riserva, almeno 10 anni di invecchiamento. Il Marsala Superiore ha almenno 2 anni di invecchiamento; mentre il Superiore riserva almeno 4, sempre in legno. Insomma, il Marsala stravolge le regole della vinificazione tradizionale, e si regge su equilibri assolutamente propri e specifici. Solo le lunghe permanenze in botte e l’affinamento permettono alle aldeidi di evolvere e l’alcolicità preserva le impronte originarie del vino anche durante l’ossidazione.

TERRE ARSE, Marsala Vergine, 2000
il primo Marsala che abbiamo degustato. Appare simile allo Cherry, al dry sec oloroso. Ha tonalità marcate che virano verso il mogano.
Per disciplinare questo vino deve invecchiare 10 anni. I fusti dove matura restano scolmi per 1/5, e permettono all’aria di ossidare il prodotto; le botti non sono mai nuove, per non caricarlo di un’eccessiva legnosità.
Di colore ambrato, oro antico. Presenta caratteristiche di austerità e risulta un po aggressivo. Al naso si esprime in modo particolare la nota iodata di cappero, si fanno strada la salvia e l’eucalipto, per concludere, con una forte presenza ossidativa e sentori di riduzione, con frutta tostata: mandorle e noci, ricordi di cuoio e tabacco. Si presenta in modo netto l’evoluzione ossidativa dell’uva grillo, che si esprime con naturalezza nei fiori bianchi.
Mentre in bocca si fa strada un gioco di equilibri, l tenore alcolico raggiunge il 19%, lo zucchero è percettibile, ma è forte la sua sapidità; insomma, risulta un po spigoloso. Eppure, grazie al tenore alcolico, è piacevole la percezione zuccherina. Le aldeidi riescono a mantenere un’ottima freschezza. L’età ammorbidisce l’impatto alcolico e la lunga evoluzione riesce a creare un impatto organolettico caratteristico: l’alcol è presente ma non si percepisce.
È un vino franco, che comunque, riesce ad esprimere l’identità regionale: uve grillo, che danno la massima caratterizzazione ed espressione della provincia occidentale: territorio aspro anche dal punto di vista geografico e morfologico.

BAGLIO FLORIO, Marsala Vergine 1997.
Marsala per palati più delicati.
Invecchia per oltre 10 anni in caratelli di rovere da 300 litri; con un affinamento finale di parte del prodotto, in barriques di rovere bianco.
Predomina l’uva grillo sull’uva cataratto, in piena maturazione; caratteristica questa che agevola l’ossidazione, grazie all’innesco di processi ossidativi veloci, e rende un colorito bruno, quasi di oro antico con sfumature topazio. Le uve provengono dalle coste e al naso rendono tutto lo iodio assorbito durante il ciclo vegetativo. Marsala intenso e di grande finezza eterea, con note che ricordano la vaniglia e il miele bruciato. In bocca è secco e morbido con caratteristici accenni di liquirizia e mandorla.

TARGA RISERVA 1840
Marsala Superiore Riserva Semisecco, vendemmia 2001.
È una delle prime DOC in Italia.
Dopo la fermentazione il vino viene conciato, con l’aggiunta di mistella: mosto cotto concentrato ad 1/3 e distillato di vino. Ne risulta uno sciroppo denso, di colore scuro, quasi nero, che va ad interferire col colore finale del Marsala.
Nato nel 1840 fu il primo vino della cantina Florio, prodotto con il metodo soleras; per poi tornare ad essere prodotto usando una sola botte grande, dalla quale viene spillato vino e rimboccata.
La denominazione Ambra, è data dal fatto che contiene mosto cotto.
Questo Marsala, infine, riposa in botti per 15, 18 anni, che gli conferiscono una pronunciata morbidezza.
Il colore è ambrato, ma vira al mogano, particolarmente brillante, con riflessi topazio.
Al naso appare un po deludente. Infatti, il mosto cotto tende a deodorare il prodotto, dando meno volatilità; si fa strada la nota zuccherina e si distinguono i profumi di dattero, albicocche e prugne secche, o stufate. Sentori affumicati che si alternano a quelli tostati. L’alcolicità lega le varie componenti, anche se il vino è meno evoluto e più giovani i sentori al naso. Chiude con una sensazione di caramello. Ma risulta un po corto.
In bocca è pieno, caldo morbido e vellutato, con un gusto di frutta secca, prugna e fico.
La sua lenta evoluzione è data dalla particolare presenza di zucchero che in questo marsala è più elevato e fa cambiare la percezione pseudocalorica in bocca. Ora l’alcol si fa sentire in modo più prepotente e crea un piacevole contrasto con la sapidità, che si tramuta in avvolgenza.

DONNA FRANCA
Marsala Superiore Riserva Semisecco.
Tipologia di Marsala caratterizzato dal blend di Marsala invecchiati dai 15, ai 30 anni in botti di rovere. Vi si trovano riserve storiche di almeno 15 anni. Può essere definito come una giovane riserva storica.
Il colore risulta di un topazio brillante, con riflessi ambrati.
Al naso intenso e complesso, con note speziate di cannella e tabacco date dal lungo invecchiamento in botte che permette l’estrazione di legnosità; sentori di tostatura e torrefazione, smorzati dall’intromissione delle aldeidi che iniziano ad uscire dalla massa liquida. Miele e frutta sciroppata, uvetta sultanina, liquirizia, caratterizzano il bouquet aromatico.
In bocca è pieno, caldo e morbido, tanto da essere percepito rotondo e vellutato. Si percepisce la vaniglia e un leggero retrogusto ammandorlato.
L’impiego di zucchero e alcol per la produzione di questa tipologia di Marsala, è minore rispetto agli altri. Le note acetate hanno avuto più tempo per strutturarsi, creando un interessante equilibrio.

AEUGUSA 1974
Marsala Superiore Riserva Ambra Semisecco.
Tipologia di Marsala prodotto con le migliori riserve del decennio. Matura 34 anni in antichi carati da 300 litri.
Il colore è mogano, brillante, con riflessi topazio.
Il profumo è intenso e avvolgente, in un crescendo di note evolutive: esteri, aldeidi, acetati, che si presentano al naso con frutta stufata e matura, ben equilibrate con le note speziate.
Il tempo regala al Marsala l’equilibrio che evolve in complessità, senza però mai raggiungere un punto definito.
In bocca ha una buona struttura e un’ottima personalità, notevole la sapidità. Morbido, avvolgente e vellutato; l’alcol e la sapidità esaltano particolarmente la beva di questo vino che connota particolarmente lo stile Florio. Gradevole persistenza al palato, con evidenti sentori di uva passa e spezie.

Isabella Ceccarelli

Autore: Isabella Ceccarelli


Isabella Ceccarelli, classe ’75, giorno e mese fatale: 11 Novembre, data dedicata a San Martino, quando ogni mosto è vino. La contraddistingue una spiccata passione per il vino. Ma anche per l’arte e la poesia. Partecipa a mostre ed è instancabile nello scrivere poesie e pensieri (che vorrebbe mettere in un blog). Tutto legato dall’ormai sconosciuto filo conduttore dei sentimenti e dalla vena di una sottile cultura.
Cell. +39 346 0632204

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