La Rocca del Falco e i vini della Cantina Falkestain

Eravamo a Merano, pochi giorni, per immergerci nel wine festival. Ma eravamo a Merano e ci sembrava di lasciare incompiuto qualcosa se non fossimo andati nella cantina Falchestain, di Franz Pratzner. Le Alpi erano appena innevate, alte e maestose, minacciose tra le nuvole; i paesini piccoli, arroccati sopra i vasti fianchi scavati dai ghiacciai, i prati ancora verdeggianti. Un uomo da lontano ci osserva, è appena sceso dalla macchina, sapeva che saremmo arrivati, ma aveva altro da fare, e noi eravamo decisamente di troppo. Ci osserva da lontano e forse pensa ai soliti rompiscatole, girovaghi di cantina in cantina. Franz Pratzner, è una persona un po schiva, di poche parole. Lui vignaiolo indipendente, lavora da solo in cantina, non si affida ad un enologo, ma è sicuro dei suoi studi e della sua esperienza; tramanda il sapere delle vecchie generazioni, quello che ha imparato in primo luogo tra i vigneti e, poi, nella scuola. Insomma, la sua è una lunga esperienza mediata dal tempo, dalle generazioni e dal territorio. I suoi vini ricalcano la sua personalità. Hanno bisogno di tempo: per aprirsi, per affinarsi, per presentare al meglio le proprie caratteristiche di finezza all’olfatto e in bocca. Ecco, secondo me è questa la qualità intrinseca dei prodotti di Falkestain, la loro personalità fine ed elegante, celata dietro un carattere burbero e montano. Franz ci accompagna in cantina, poi, nella sala dove ci apre alcuni vini. Si scusa con noi perché sfortunatamente il Pinot Nero, lo ha terminato, e bisogna aspettare. Pazienza, anche se mi dispiace veramente tanto. Intanto racconta la storia della sua azienda, che esisteva già nel 1300. La Rocca del Falco domina la cittadina di Naturno; le vigne si adattano a climi non sempre facili e terreni con forti pendenze, in un vigneto di 6 ettari, ad un’altitudine di 600, 650 m sul livello del mare, dalle quali si gode di una vista che spazia per gran parte della vallata. I suoi bianchi maturano in botte e restano sulle fecce fino a giugno; escono il settembre dell’anno successivo alla vendemmia, ma come ci spiega, bisognerebbe attendere fino a Pasqua per avere una maturazione e un affinamento migliore, che porti i vini ad esprimere tutte le proprie qualità intrinseche. Mentre il suo rosso, il Pinot Nero, esce sul mercato dopo ben 2 anni. Ha bisogno di tempo per prendere le caratteristiche inequivocabili, per proporsi al meglio. Una sua scelta è quella di usare il tappo a vite. Secondo lui rallenta un po l’affinamento dei vini. Gli toglie un po di quell’ossigeno che li fa respirare e li fa evolvere, così mantengono meglio quelle caratteristiche di freschezza che il territorio ed il clima gli conferiscono spontaneamente. Insomma una scelta, per mantenere intatte le caratteristiche del vino più a lungo possibile. Seduti attorno al tavolo, Franz apre i suoi vini, in ordine. Dalla finestra il paesaggio alpino, verde e nuvole di là dalla valle. Mi sono distratta un momento, ma la magia del territorio è paragonabile alla magia di questi vini, e le parole sembrano racconti di fate. Il Reisling è stato appena versato, è quello del 2010, in commercio da settembre. È una delle migliori annate per i bianchi, come ci spiega, anche se la vendemmia era stata spostata di 10 giorni. Il vino si presenta di un colore giallo paglierino intenso, tendente al dorato; con profumi di una spiccata mineralità, sentori di idrocarburo; ma anche agrumi e frutti a polpa gialla concludono il gioco olfattivo. In bocca è secco e caldo, con una straordinaria freschezza che torna in bocca e nasconde la percezione dell’alcol: 14,5% non sono pochi. Il vino è ancora giovane, ci appare un po chiuso e scontruoso, ma so bene che col tempo acquisterà sicuramente caratteristiche in profumi (evolverà verso un destino più marcato di piacevole idrocarburo). Un vino che avrà ancora una vita di almeno 10 anni davanti a lui. Passiamo al Sauvignon Blanc, anche lui vendemmia 2010, con una gradazione alcolica di 15%. il vino si presenta con un colore intenso, giallo paglierino carico, regalo dell’uva, raccolta nel momento migliore, in piena maturazione. Al naso si apre con profumi di fiori bianchi, sambuco; ribes nero, erbe aromatiche e freschi germogli. I profumi sono veramente intensi di frutta e fiori. In bocca spiccano la sapidità e la mineralità in un gioco alterno di percezioni per una continua piacevolezza. Passiamo al Ghewurstraminer 2010. Franz ci anticipa che siamo all’ultimo vino secco. Anche questo bianco si presenta con un intenso colore giallo; profumi altrettanto intensi e subito caratteristici: frutta pienamente e inconfondibilmente matura che riempie il naso immediatamente, fiori gialli di ginestra: un’esplosione di sensazioni, che un po cozzano con il freddo di fuori e l’aria grigia. In bocca è fresco, ma meno minerale, rispetto agli altri, ma anche questa è una caratteristica tipica del vitigno. L’impatto gustativo non eccessivamente pieno, rende il vino veramente piacevole. Terminiamo con una vendemmia tradiva, Ghewurstraminer 2009. Le uve vengono vendemmiate a fine novembre Quando si parla di attenzione in vigna, non solo in cantina, per ottenere ottimi risultati! Si è avvicinato il momento in cui dovevamo andare via, i vini erano finiti. Eppure qualcosa si, è rimasto incompiuto. Si, la sensazione che qualcosa è rimasto incompiuto mi accompagna, dopo tutto non ho potuto bere il suo meraviglioso Pinot Noir e sentirmelo raccontare da lui. Pazienza. Isabella Ceccarelli

Isabella Ceccarelli

Autore: Isabella Ceccarelli


Isabella Ceccarelli, classe ’75, giorno e mese fatale: 11 Novembre, data dedicata a San Martino, quando ogni mosto è vino. La contraddistingue una spiccata passione per il vino. Ma anche per l’arte e la poesia. Partecipa a mostre ed è instancabile nello scrivere poesie e pensieri (che vorrebbe mettere in un blog). Tutto legato dall’ormai sconosciuto filo conduttore dei sentimenti e dalla vena di una sottile cultura.
Cell. +39 346 0632204

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