Incontro con Julio Bressane a Roma

Immagine tratta da “A Erva do Rato” (“L’erba del topo”, 2008) di Julio Bressane, gentilmente fornita dall’Ufficio Stampa del Centro Sperimentale di Cinematografia.

Julio Bressane, regista brasiliano, 66 anni tra un mese, è il protagonista dell’incontro con la stampa (e con alcuni cinefili), intitolato “Dinamogrammi Carioca”, che si è tenuto il 13 gennaio 2012, presso il rinnovato Cinema Trevi, a cura del Centro Sperimentale di Cinematografia. A tal proposito, ringrazio l’Ufficio Stampa del C.S.C. per l’invito e per l’attenzione dedicata a ciascun partecipante dell’interessante giornata che ha visto la proiezione di tre film del regista brasiliano, oltre all’incontro con lo stesso, insieme con Simona Fina, Enrico Ghezzi e Roberto Turigliatto.

Julio Bressane ha cominciato nel cinema come assistente del regista Walter Lima Júnior nel 1965. Nel 1967 filma “Cara a Cara”, che è stato selezionato per il Festival del Cinema Brasiliano di Brasilia. Nel 1970 ha fondato la casa di produzione Belair Filmes insieme a Rogério Sganzerla. La loro scelta è per un cinema a basso costo e votata alla totale libertà. Successivamente, si è trasferito a Londra, ma senza particolare fortuna. Dopo qualche anno è tornato in Brasile, riprendendo a fare cinema realizzando più di venti pellicole. Nel 2007 il suo “Cleópatra” ha partecipato fuori concorso al Festival di Venezia ed è premiato come miglior film al Festival di Brasilia. Nel 2008 ha realizzato “A Erva do Rato”, mentre l’ultimo suo lavoro, “Rua Aperana 52”, sarà presentato a fine gennaio al Festival di Rotterdam. Ci resta, quindi, la curiosità circa questo suo ultimo film, del quale il regista – probabilmente per scaramanzia – non ha voluto parlare.

Il cinema di Julio Bressane è un cinema fortemente dinamico. Un condensato di istanze e di istinti, di sapori e di saperi, che fa si che il tutto confluisca in un’unità originale di immagini, suoni e voci tutte destinate ad una forma di conoscenza (di persone, di storie, di luoghi, etc.). E le pellicole “Sao Jeronimo” e “Cleòpatra” sono esemplari da questo punto di vista. In «Nonostante Milano», piccola originale rivista, possiamo leggere: «L’arte dinamogrammatica, degno complemento all’indagine genealogica, ci invita a una ulteriore acrobazia: scrivere del presente né all’indicativo né al condizionale, bensì al potenziale; in un tono che non sia descrittivo (appiattendosi su quel che c’è) né normativo (pontificando di quel che dovrebbe essere), bensì allusivo, lasciando affiorare sulla superficie del vissuto le tensioni irrisolte che lo innervano segretamente. Perché ogni immagine, ogni oggetto storico – e dunque ogni gesto, nostro o altrui – cela in sé “uno stato di tensione massima ma non polarizzata”: è solo il contatto con il “tempo di ora” a produrre la ionizzazione. A trasformare la dynamis in dinamite». Interessante e particolarmente condivisibile, proprio in considerazione di quanto visto in questa giornata al Trevi.

A questo punto, vanno citati i tre film proiettati nel corso della giornata dedicata a Bressane. Dispiace che un autore così sensibile, capace ed originale sia pressoché sconosciuto in Italia, tanto da non essere stato mai distribuito in edizioni italiane. Difatti, le tre pellicole cui abbiamo potuto assistere, erano in versione originale in lingua portoghese, con sottotitoli in italiano, curati dallo stesso Centro Sperimentale di Cinematografia.

“A Erva do Rato” (“L’erba del topo”, 2008) è liberamente tratto dai racconti “A Causa Secreta” e “Um Esqueleto” di Machado de Assis, sceneggiati per il grande schermo dallo stesso Bressane. Interpreti: Alessandra Negrini, Selton Mello. Film piuttosto breve per la norma di un lungometraggio (80 minuti). Prendiamo le curiose parole con le quali lo stesso Bressane ha parlato di questa sua opera. «Ribrezzo del topo e convivio con uno scheletro, sono due engrammi che sopravvivono, l’uno all’ombra dell’altro, in alcune righe di “A Causa Secreta” e “Um Esqueleto”, due racconti di Machado de Assis, notevolissimo scrittore brasiliano. A Erva do Rato è stato creato dentro queste due linee durature, marcanti. Lo stile machadiano, di taglio locale e planetario, doppia, sdoppia, sconvolge la trama, invade compartimenti, salta muri, economizza nella lingua un cosmo, scalfisce un’immagine pellicolare. Tangaracà, acacia selvatica sensibile, che gli antichi portoghesi chiamavano “erba del topo”, è veleno e antidoto, indigeno, preistorico. Dinamogramma di un mondo nascosto, ma pulsante, sublime sonnambulismo fisico, parafisico, fantasma di lunga durata. Sul tappeto multicolore qualcosa resta, nello spessore delle ossa qualcosa rimane». Beh, non so quanto ne sappiate di più del film, grazie a queste parole; ma del personaggio, sicuramente avrete un’idea che non avremmo potuto rendere con qualsivoglia giudizio personale. Originale, visionario, arguto, assai particolare.

“Sao Jeronimo” (“San Girolamo”, 1999), anch’esso interamente scritto e diretto da Bressane, vede protagonisti Everaldo Pontes, Hamilton Vaz Pereira, Helena Ignez, Bia Nunes, Silvia Buarque e Balduino Lellis. Anche in questo caso preferisco lasciare la parola al regista, molto comunicativo e loquace in questa giornata romana: «Lo sfondo della vita di JRNM è la caduta dell’Impero romano. È la fine di un mondo, JRNM incarna il momento in cui si imponeva il saccheggio del meglio di un mondo che si stava chiudendo. La questione è questa. Creare una nuova parola in una lingua trasformata. Creare una nuova mentalità. Trasformare, adattare, contrabbandare alcune gemme del passato (greco-latino) nel nuovo mondo (cristiano) inevitabile e emergente. Il fatto di portare avanti questa impresa per l’umanità e lontano da essa, nel deserto, è ciò che stupisce e affascina. Questa epopea del testo, del deserto, di quell’uomo in lotta, questo è cinema. E le sue creazioni verbali, metafore, profusione di immagini, improvvisazioni: cinema. Un commentatore di JRNM, Maurice Testard, pensa che le tre biografie scritte da JRNM sui monaci del deserto – Malco, Ilarione e Paolo – siano così fantasiose e suggestive da sembrare un misto di western e Walt Disney… e qui siamo già nel film. Un film che mescoli “Intolerance” di Griffith, “Il deserto” di John Ford, “Greed” di Stroheim e “Il Vangelo secondo Matteo” di Pasolini. Scelgo alcune pagine tra i molti libri, in una prosa divisa per capitoli, sequenza per sequenza, quadro per quadro, presento questo incredibile segno: Girolamo».

Dopo le prime due proiezioni, alle ore 20.00, si è tenuto con l’incontro con Julio Bressane, Simona Fina, Enrico Ghezzi, Roberto Turigliatto, cui ha fatto seguito la proiezione dell’ultimo film in programma: “Cleopatra” (2007), scritto e diretto da Julio Bressane, ed interpretato da Alessandra Negrini, Miguel Falabella, Bruno Garcia, Josie Antello, Karine Carvalho e Adriana Oliveira. A differenza dei primi due film della giornata, questo lungometraggio dura ben due ore. «Questo piccolo film tratto da un grande tema, il tema della tirannia, è la leggenda di Cleopatra dalla prospettiva della lingua portoghese. Immagine forgiata nell’immaginario della lingua, la cui forza risiede nella sua lirica. Lirica, tragica, musicale, immersione della passione nella ragione, meticciato intellettuale, incrocio di culture… ecco Cleopatra!», parola di Bressane! O, se preferite, parole di Bressane.

Ha fatto piacere conoscere questo autore, non più giovane (almeno anagraficamente), confidando nella possibilità che questo incontro renda possibile l’edizione italiana dei suoi film e, conseguentemente, la loro distribuzione nella nostra penisola. Un ringraziamento al Centro Sperimentale di Cinematografia, in particolare a Susanna Zirizzotti.

Autore: Franco Baccarini

Scrittore, saggista, autore di articoli per giornali cartacei e telematici, di testi per il teatro e di cortometraggi.
Teatrografia
2007 – Autore del dramma in atto unico “Insostituibili assenze”.
Filmografia
1996 – Soggettista, sceneggiatore e regista del video-clip “Anatomia dell’altro volto di una metropoli”.
2012 – Soggettista e sceneggiatore del cortometraggio “La ragazza e il mare” (regia di E. Colombo).
2013 – Soggettista e sceneggiatore del cortometraggio “Un amore da proteggere” (regia di L. Greco).
Bibliografia
2008 – “Bioetica animalista. Dagli aspetti socio-filosofici alle applicazioni pratiche nella sperimentazione clinica dei farmaci” (Edizioni Universitarie Romane).
2009 – “La Tecnoetica nel Cinema. Bioetica del Futuro” (Edizioni Palombi).
2010 – Capitolo “Tecnoetica nel Cinema” all’interno del volume “Tecnicizzare l’uomo o umanizzare la tecnica?” (Edizioni LEV), di Autori Vari.
2012 – “Tecnoetica e Cinematografia” (Edizioni Universitarie Romane).
2013 – “Tecnoetica e Cinematografia (in versione e-book)” (Edizioni Universitarie Romane).

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