150 anni d’Italia: unita e indivisibile anche sul grande schermo

Si sono appena concluse, sabato 17, al Quirinale, le celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, con un incontro intitolato “Bilancio e significato delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia”. La cerimonia ha toccato tutti gli aspetti delle celebrazioni ed è stato arricchito dal contributo di Roberto Benigni, alle prese con brani tratti dalla letteratura risorgimentale e patriottica. Come recita il comunicato del Quirinale, “nel corso della cerimonia sono state consegnate medaglie del 150° alle scuole, agli istituti scolastici e di ricerca e alle Università che si sono distinte per i loro progetti didattici, quale riconoscimento al contributo del sistema dell’educazione italiano alle celebrazioni”; analoghi riconoscimenti sono andati a diversi Comuni d’Italia. Ma partiamo dall’inizio, dall’espressione centrale “Unita e indivisibile” che ho scelto per il titolo, e che significativamente richiama anche il sincero e sentito omaggio che il nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha voluto fare con il suo libro “Una e indivisibile – Riflessioni sui 150 anni della nostra Italia”, edito nei mesi scorsi da Rizzoli. Nella prefazione del libro, lo stesso Presidente scrive “Si può davvero dire che le parole scolpite nella Costituzione – «la Repubblica, una e indivisibile» – hanno trovato un riscontro autentico nell’animo di milioni di italiani in ogni parte del Paese. E non in contrapposizione ma in stretta associazione – come nell’articolo 5 della Carta – all’impegno volto a riconoscere e promuovere le autonomie locali. Qual è la conclusione che oggi ne traggo? Che non si è trattato di un fuoco fortuito, di un’accensione passeggera. (…) No, si è trattato di un risveglio di coscienza unitaria e nazionale, le cui tracce restano e i cui frutti sono ancora largamente da cogliere”.

Di cinema mi occupo da tanti anni, e in quest’occasione mi piace unire la passione per la Settima Arte e l’orgoglio di essere italiano. Ho voluto seguire tutte le manifestazioni legate al binomio cinema – celebrazioni del 150°, così come ho voluto dedicare del tempo alla ricerca su questo binomio. Tra le manifestazioni che ho personalmente seguito, spicca quella che si è tenuta dal 21 ottobre al 21 novembre 2010 presso la Sala Cinema del Palazzo delle Esposizioni di Roma, dal titolo “Italia Anno Zero – Cinema e Risorgimento”, organizzata dal Pala Esposizioni in collaborazione con la Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale. Durante il mese di proiezioni, si è potuto assistere ad alcune tra le migliori pellicole che hanno ricostruito per il grande schermo gli eventi risorgimentali. Episodi e personaggi che hanno portato il nostro Paese alla conquista dell’indipendenza e dell’agognata unità nazionale, sempre lontani dalla retorica, così come lontano dalla retorica è sempre stato questo anno di celebrazioni sapientemente organizzate dal nostro Presidente della Repubblica e da un coordinamento diretto da Giuliano Amato. La retrospettiva del Pala Esposizioni ha permesso (cosa utile a tutti, ma penso ancor più ai giovani ed alle scolaresche che vi hanno partecipato) di svolgere un percorso attraverso pellicole straordinarie, per imparare ad amare la storia attraverso immagini di grande fascino.

Toccando svariati aspetti degli avvenimenti risorgimentali, ma anche guardando sia ai fatti che alle storie personali, passando abilmente dalla narrazione dei combattimenti alle storie quotidiane (d’amore, di lotta, di passione, etc.) delle singole persone (non necessariamente degli eroi; anzi, alludo alle persone comuni, ammesso che ci sia stato qualcosa definibile come “comune” in quegli anni di straordinario moto civile del popolo italiano, di un popolo che esisteva già ma che non aveva un proprio territorio unito e indivisibile), si è passati da “1860. I Mille di Garibaldi” di Alessandro Blasetti (1934) a “Senso” di Luchino Visconti (1954), da “Piccolo mondo antico” di Mario Soldati (1941) a “Il brigante di Tacca del Lupo” di Pietro Germi (1952), da “Viva l’Italia!” di Roberto Rossellini (1961) a “La pattuglia sperduta” di Piero Nelli (1952), da “San Michele aveva un gallo” di Paolo e Vittorio Taviani (1973) a “Bronte – Cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato” di Florestano Vancini (1972), da “Nell’anno del Signore” di Luigi Magni (1969) ad “Allónsanfan” di Paolo e Vittorio Taviani (1974), da “Quanto è bello lu murire acciso” di Ennio Lorenzini (1975) a “I Viceré” di Roberto Faenza (2007).

Abbiamo visto menzionate alcune grandi firme del cinema italiano, e per ben due volte soltanto i fratelli Taviani, che hanno onorato il cinema italiano anche in questo 150° anno di vita, trionfando – proprio nelle settimane scorse – al Festival di Berlino con il loro ultimo film “Cesare deve morire”.

Un’altra annotazione che si può fare attraverso le storie narrate in queste pellicole, è la presenza del nostro meridione, protagonista come e più di altre aree della nostra penisola in quegli anni che hanno condotto alla nascita della nostra Patria. Bisogna ricordarsi più spesso, e la maggior parte dei film citati lo fa, del contributo del sud Italia al Risorgimento. Tutta quella che da centocinquant’anni possiamo chiamare Italia, ha fornito il proprio contributo. A questa riflessione ben si sposano le parole pronunciate dal Presidente Napolitano in occasione di un convegno organizzato dalla Società Siciliana per la Storia Patria, a Palermo, il 9 settembre 2011: “Non c’è un territorio da premiare come concentrato di virtù, né un territorio visto come concentrato di vizi da punire. L’esame di coscienza collettivo che ho più volte sollecitato in occasione del centocinquantenario non può non coinvolgere tutto il Paese, l’intera società italiana, e generare un nuovo grande sforzo di cambiamento e di coesione nazionale”. Aggiungerei, proprio come ha sempre fatto il cinema, che non ha mai dato voce su separatismi (di qualunque regione ed in qualunque epoca), né li ha mai rappresentati o presi in lontana considerazione.

Poc’anzi parlavo di manifestazioni cinematografiche tenutesi durante l’anno di celebrazioni appena conclusosi. Ma mi piace ricordare anche un’eccellente iniziativa tenutasi a Genova tra il dicembre 2005 ed il luglio 2006, in occasione del bicentenario della morte di Giuseppe Mazzini, con la rassegna cinematografica intitolata “Addio mia bella addio”, a cura di Marco Salotti per il Comune di Genova e l’Istituto Mazziniano. Mi piace ricordare questa ottima iniziativa, sia per la bontà della stessa, in sé e per sé, sia come occasione per riprendere le parole allora espresse da Giancarlo Giraud (su “Il Tempietto”) e che mi sento di condividere totalmente: “Parlare di Cinema e Risorgimento vuol dire parlare di un cinema che non si fa più. I titoli della rassegna Addio mia bella addio, fatta eccezione per due lavori di Luigi Magni, datati 1990 e 1998 e per I Viceré di Roberto Faenza, del 2007, sono stati realizzati tra gli anni ‘30 e gli anni ‘70. C’è un vuoto di trent’anni che forse ci dice che il periodo della lotta per l’unità nazionale non interessa più di tanto alla produzione cinematografica italiana”.

In quell’occasione, vennero proiettati molti film in comune con la successiva rassegna, prima citata, del Palazzo delle Esposizioni. D’altronde, si tratta di capolavori indiscussi relativi alla tematica che ci sta a cuore. Nel caso della manifestazione genovese, si va da “Piccolo mondo antico” di Mario Soldati (1941) a “Un garibaldino al convento” di Vittorio De Sica (1942), da “La pattuglia sperduta” di Piero Nelli (1953) a “Senso” di Luchino Visconti (1954), da “Viva l’Italia!” di Roberto Rossellini (1960) a “Il Gattopardo” di Luchino Visconti (1963), da “Bronte – Cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato” di Florestano Vancini (1972) ad “Allonsanfàn” di Paolo e Vittorio Taviani (1974), etc.. Ma, nonostante la ripetizione di molti titoli tra le due importanti rassegne, non si pensi che il contributo del cinema italiano alla straordinaria fase storica risorgimentale sia tutta racchiusa in questi pur meravigliosi titoli.

Ad esempio, a titolo personale, mi piace citare: “La presa di Roma” di Filoteo Alberini (1905), “Amore e patria” di Arrigo Frusta (1909), “I Mille” di Mario Caserini (1912), “Donne e briganti” di Mario Soldati (1950), “Il tenente Giorgio” di Raffaello Matarazzo (1952), “Eran trecento… La spigolatrice di Sapri” di Gian Paolo Callegari (1952), “Camicie rosse – Anita Garibaldi” di Goffredo Alessandrini (1952), “Cento anni d’amore – episodio Garibaldina” di Lionello De Felice (1954), “Vanina Vanini” di Roberto Rossellini (1961), “Nell’anno del Signore” di Luigi Magni (1969), “Correva l’anno di grazia 1870” di Alfredo Giannetti (1971), “In nome del Papa re” di Luigi Magni (1977), “Arrivano i bersaglieri” di Luigi Magni (1980), “In nome del popolo sovrano” di Luigi Magni (1990), e tanti altri ve ne sarebbero ancora, ovviamente.

Riallacciandomi alle parole di Giancarlo Giraud, mi sento di dover muovere un unico rimprovero al cinema italiano; quello di aver quasi snobbato il centocinquantenario durante la stagione cinematografica 2011-2012; davvero un peccato, un’occasione culturale e storica perduta, a favore di pellicole di totale disimpegno, sulla scia dei clamorosi successi della precedente stagione di “Benvenuti al Sud” e del record assoluto di incassi fatto segnare da Checco Zalone. Commedie indubbiamente simpatiche, che in tempi duri di crisi economica strappano utili sorrisi (con garbo e senza volgarità) agli italiani; ma resta il fatto che l’industria del nostro cinema ha colpevolmente perso un’occasione che, invece, non è stata sciupata dalla RAI, cui va dato merito per quanto offerto durante l’arco dei dodici mesi di rievocazioni e commemorazioni.

Ma tornando proprio alle celebrazioni, e mettendole in correlazione con il cinema italiano, piace ricordare il brindisi del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al ‘Pranzo di Stato’ in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, tenutosi al Quirinale il 2 giugno 2011, quando il Presidente ha detto, relativamente al moto di simpatia e di stima che circonda l’Italia e gli italiani: “(…) un moto di simpatia suscitato dalle qualità umane migliori del popolo italiano, dallo slancio con cui esso ha saputo superare le prove più difficili della sua storia. Un moto di simpatia suscitato dall’interesse, per non dire dall’ammirazione, che sempre ha suscitato e suscita nel mondo il patrimonio storico, culturale, artistico, lo stesso patrimonio naturale che caratterizza l’Italia. Il retaggio di civiltà dell’antica Roma; il messaggio del Cristianesimo; lo splendore del Rinascimento; il succedersi, nei secoli, di straordinarie figure di poeti, di scienziati, di artisti; la fioritura di una lingua e di una cultura comuni molto prima che l’Italia si unificasse politicamente divenendo Stato nazionale”. Tutte queste qualità, tutti questi periodi storici, hanno trovato largo spazio nella brillante e ricca produzione filmica nazionale, con ampio apprezzamento internazionale. Solo per fare un esempio (perché tanti se ne potrebbero fare), tornando a quando citato dal nostro Presidente, cioè allo slancio con cui l’Italia ha saputo superare le prove più difficili della sua storia, non possiamo non citare la splendida pagina cinematografica del movimento del cosiddetto neorealismo, grazie a firme rimaste nella storia della Settima Arte mondiale, da Roberto Rossellini a Vittorio De Sica, da Luchino Visconti a Giuseppe De Santis, da Luigi Zampa a Carlo Lizzani, da Renato Castellani a Pietro Germi, ed altri ancora, con pellicole di straordinario coraggio e di mirabile realizzazione (con grande scarsità di mezzi economici, ampiamente sopperita dalla tipica genialità italica di una generazione irripetibile di sceneggiatori e registi): “Roma città aperta”, “Sciuscià”, “Paisà”, “Ladri di biciclette”, “Germania anno zero”, “Miracolo a Milano”, “Umberto D.”, “Viaggio in Italia”, “Stazione Termini”, “Riso amaro”, “Non c’è pace tra gli ulivi”, “Senza pietà”, “Il ferroviere”, “Sotto il sole di Roma”, “Due soldi di speranza”, “Anni difficili”, “Achtung! Banditi!”, etc.. In quegli anni il cinema ha portato la piccola (per superficie) e povera (perché economicamente estremamente provata dal secondo conflitto mondiale) Italia ai massimi livelli mondiali, perfino al di sopra del gigante statunitense, tanto che ancor oggi possiamo dire che la cinematografia italiana è, nella storia di oltre un secolo di vita della Settima Arte, seconda soltanto agli irraggiungibili Stati Uniti d’America. Altro motivo di alto orgoglio nazionale, che va ad aggiungersi agli altri tanti validi motivi di vanto citati dal Presidente Napolitano, relativamente all’arte ed alla cultura di tutti i tempi per l’Italia.

Pertanto, come appena visto è molto bello, nonché utile (soprattutto per le generazioni più giovani, per gli studenti) menzionare ed invitare a vedere i film dedicati al Risorgimento. Ma comprenderete che il cinema italiano è stato fondamentale nel fotografare ogni periodo della storia d’Italia, fotografando con profonda intelligenza, onestà, capacità di distacco dai fatti e di criticità laddove questa era richiesta, tutti i momenti di questi centocinquant’anni: dal primo al secondo conflitto mondiale, passando per la triste pagina della dittatura fascista; la rinascita, economica e sociale, dal 1946 – in brevissimo tempo, e grazie ad un autentico miracolo di volontà e capacità degli italiani – fino agli anni del cosiddetto boom economico (mirabile la stagione della grande commedia all’italiana, che ha toccato i vertici con pellicole di straordinario valore come, solo per fare un esempio, “Il sorpasso” di Dino Risi); quindi, la triste pagina degli anni di piombo, fino ad arrivare alle storie di oggi, di questo scorcio di inizio di Terzo Millennio. Quindi, non c’è solo il Risorgimento e non basterebbe un libro, forse ci vorrebbe un’autentica enciclopedia del cinema, come ne esistono svariate in commercio, per far giusta menzione di tutti quei film che hanno raccontato i 150 anni (oramai, 151) della nostra Patria.

Cosa sarà d’ora innanzi? Anche qui ci vengono in soccorso le parole pronunciate dal Presidente Napolitano, stavolta in occasione dell’incontro con le scuole in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, al Quirinale, l’11 maggio 2011, quando alla domanda “Signor Presidente, come vorrebbe che fosse l’Italia nel 2061?”, arrivata dagli studenti di un istituto di Pesaro, il Presidente Giorgio Napolitano risponde: “È un po’ difficile immaginare l’Italia tra cinquant’anni, comunque voi la vedrete certamente, anzi voi la costruirete. (…) Quello che io posso augurarmi è che sia un’Italia più serena, più sicura di sé, un’Italia che sappia essere più consapevole delle sue grandi tradizioni, (…) meno lacerata, meno divisa, in cui la lotta politica non sia una guerra continua, e ci sia rispetto reciproco anche tra le parti che fanno politica e competono per conquistare la maggioranza nelle elezioni. Bisogna che ci sia una Italia rispettata in tutta la comunità internazionale per il contributo che essa dà e anche per l’immagine che può dare di sé: immagine sul piano culturale, sul piano civile e sul piano morale. Mi auguro che sia così l’Italia del 2061”. E questo è l’auspicio che facciamo nostro per il futuro di questo straordinario Paese, unico al mondo per arte, architettura, genialità, creatività, storia (prima e dopo l’agognata unificazione).

In conclusione, trovo auspicabile una sinergia tra questo lungo articolo e l’andarsi a rivedere alcuni tra i tanti film qui citati, oltre a quelli che qui non hanno trovato spazio, per continuare a celebrare fattivamente la nostra Italia unita e indivisibile, nonché per conoscerne meglio la storia con quell’appeal che l’arte cinematografica può vantare. Un appeal superiore anche a quei libri che pure possono contare su una sorta di superiorità culturale, ma che – a differenza del prodotto cinematografico (che conta su una triplice possibilità di fruizione: nella sala cinematografica, con il noleggio e la vendita del dvd, con il successivo passaggio televisivo) – non hanno la capacità di raggiungere le grandi masse come solo un film può fare, essendo il prodotto filmico capace di raggiungere tutti, prescindendo da ceto e cultura, affascinando come nessun altro mezzo mediatico e culturale è capace di fare. Quindi, ben venga la visione di film a permettere di continuare a celebrare le pagine della nascita del nostro Paese ed a ricordarne tutta la sua storia fatta di 151 primavere, appena compiute.

Autore: Franco Baccarini

Scrittore, saggista, autore di articoli per giornali cartacei e telematici, di testi per il teatro e di cortometraggi.
Teatrografia
2007 – Autore del dramma in atto unico “Insostituibili assenze”.
Filmografia
1996 – Soggettista, sceneggiatore e regista del video-clip “Anatomia dell’altro volto di una metropoli”.
2012 – Soggettista e sceneggiatore del cortometraggio “La ragazza e il mare” (regia di E. Colombo).
2013 – Soggettista e sceneggiatore del cortometraggio “Un amore da proteggere” (regia di L. Greco).
Bibliografia
2008 – “Bioetica animalista. Dagli aspetti socio-filosofici alle applicazioni pratiche nella sperimentazione clinica dei farmaci” (Edizioni Universitarie Romane).
2009 – “La Tecnoetica nel Cinema. Bioetica del Futuro” (Edizioni Palombi).
2010 – Capitolo “Tecnoetica nel Cinema” all’interno del volume “Tecnicizzare l’uomo o umanizzare la tecnica?” (Edizioni LEV), di Autori Vari.
2012 – “Tecnoetica e Cinematografia” (Edizioni Universitarie Romane).
2013 – “Tecnoetica e Cinematografia (in versione e-book)” (Edizioni Universitarie Romane).

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