A Simple Life

Una scena del film

“A Simple Life” è il titolo del film diretto da Ann Hui ed interpretato da Andy Lau e Deanie Ip, in uscita sugli schermi italiani l’8 marzo. La pellicola ha già avuto il suo varo nella nostra penisola, nella vetrina prestigiosa della 68ma edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove Deanie Ip ha conquistato la Coppa Volpi per la Migliore Interpretazione Femminile; anche il Premio Pari Opportunità (conferito dall’omonimo ministero), assegnato durante la rassegna festivaliera, è andato al film di Ann Hui. Così come la stessa pellicola si è aggiudicata il Premio Gianni Astrei Pro Life, per il suo innegabile valore pro-vita, che lo rende attesissimo anche da quella fascia di pubblico sempre più interessata alle tematiche riconducibili al vasto mondo della bioetica rappresentate sul grande schermo. Anche l’essersi aggiudicato il Premio La Navicella-Venezia Cinema, la da parte della Fondazione Ente dello Spettacolo, conferma la rilevanza etica, oltre che meramente cinematografica, di “A Simple Life”.

Non è un caso, pertanto, che il film sia particolarmente atteso finanche a livello accademico, come – solo per fare un esempio – presso l’Università Europea di Roma, giovane ateneo privato della capitale, con il quale ho il piacere di collaborare saltuariamente, dove si insegna Bioetica, anche in correlazione a come il cinema si approccia a tematiche bioeticamente rilevanti. D’altronde, già nel 2004 il binomio “bioetica-cinema” iniziava a farsi largo, grazie ad un volume di Paolo Cattorini (medico e professore ordinario di Bioetica all’Università di Varese), dall’emblematico titolo Bioetica e Cinema, edito da Franco Angeli ed anche ad un mio articolo uscito appena prima sul bimestrale salernitano «Silarus», intitolato La bioetica: sfida per le coscienze del terzo millennio. A seguire, nel 2010 è giunto il contributo di Paola Dalla Torre (ricercatrice in Storia e Critica del cinema presso la LUMSA di Roma) con il volume Cinema contemporaneo e questioni bioetiche, edito dalla stessa struttura universitaria. Questo per dire quanto talune tematiche sul senso e sull’etica della vita siano seguite con sempre maggiore attenzione a livelli accademico, editoriale e giornalistico, e come meritino la stessa attenzione da parte del pubblico delle sale cinematografiche, auspicando che questo film non resti “di nicchia”, per un’élite di cinefili raffinati, ma che un vasto pubblico sappia avere quella sana curiosità che conduca ad andare a vedere questa “poesia cinematografica”. Ma sarà tutto più chiaro nelle prossime righe, facendo cenno alla sinossi.

Il film, distribuito in Italia dalla coraggiosa Tucker Film (supportata dall’Ufficio Stampa Studio Punto e Virgola) è stato scritto da Susan Chan e Roger Lee. Interpretato da Andy Lau e Deanie Ip, come già detto, insieme con Qin Hailu, Wang Fuli, Eman Lam, Anthony Wong e Hui So Ying (Zia Kam), narra la storia di Tao, che ha lavorato per sessant’anni come Amah (collaboratrice domestica) per la famiglia Lee e che ora si prende cura di Roger, che lavora come produttore nell’industria del cinema ed è l’unico membro della famiglia che ancora vive ad Hong Kong. Tao si occupa di lui come se fosse un figlio. Quando viene colpita da un malore, Tao decide di lasciare il lavoro e di trasferirsi in una casa di cura, dove trova una nuova “famiglia”, decisamente particolare, composta da una vivace infermiera, da un inevitabilmente eterogeneo gruppo di anziani ed una giovane paziente in dialisi. Dedicando sempre più tempo e attenzioni ai bisogni e ai desideri di Tao, Roger realizza quanto lei significhi per lui.

La storia del film è ispirata a quella vera del produttore Lee. Giustamente, la pellicola è descritta come dedicata alla gratitudine ed al rispetto; una commedia crepuscolare sull’amore filiale e sull’amicizia. Valori che sembrano desueti oggigiorno, e che sono stati premiati dall’attenzione della giuria del Premio Astrei e di tanti addetti ai lavori presenti a Venezia, e che merita la medesima attenzione da parte del pubblico italiano.

La regista ha dichiarato: «Mi sento proprio molto fortunata ad aver girato questo film con tutti gli elementi cinematografici che preferisco: una storia vera, approccio realistico, racconto poetico, umorismo, pathos, attori non professionisti insieme a grandi star!».

“A Simple Life”, oltre che a Venezia, è stato presentato ai festival di Toronto, Vancouver, Londra, Vienna, Tallinn, Stoccolma, Dubai, Palm Springs e Rotterdam, conquistando diversi premi in svariate categorie, ma con particolar riguardo all’attrice protagonista, la cui prova è stata riconosciuta come la migliore in numerose rassegne festivaliere. Uno dei tanti buoni motivi per andare a vedere questo film dall’8 marzo nei cinema italiani.

Autore: Franco Baccarini

Scrittore, saggista, autore di articoli per giornali cartacei e telematici, di testi per il teatro e di cortometraggi.
Teatrografia
2007 – Autore del dramma in atto unico “Insostituibili assenze”.
Filmografia
1996 – Soggettista, sceneggiatore e regista del video-clip “Anatomia dell’altro volto di una metropoli”.
2012 – Soggettista e sceneggiatore del cortometraggio “La ragazza e il mare” (regia di E. Colombo).
2013 – Soggettista e sceneggiatore del cortometraggio “Un amore da proteggere” (regia di L. Greco).
Bibliografia
2008 – “Bioetica animalista. Dagli aspetti socio-filosofici alle applicazioni pratiche nella sperimentazione clinica dei farmaci” (Edizioni Universitarie Romane).
2009 – “La Tecnoetica nel Cinema. Bioetica del Futuro” (Edizioni Palombi).
2010 – Capitolo “Tecnoetica nel Cinema” all’interno del volume “Tecnicizzare l’uomo o umanizzare la tecnica?” (Edizioni LEV), di Autori Vari.
2012 – “Tecnoetica e Cinematografia” (Edizioni Universitarie Romane).
2013 – “Tecnoetica e Cinematografia (in versione e-book)” (Edizioni Universitarie Romane).

Leave a Reply

Your email address will not be published.