Burano: tra storia e legenda

Per quanto ne so è solo una leggenda, ma racconta la verità. Sta di fatto che la realtà si confonde con la leggenda e viceversa, in un affascinante connubio, in un mistero intricato nella storia, con un capo ed una coda difficili da scoprire, con nodi difficili da districare. Così, come tutti i misteri che avvolgono la storia, forse, anche questo resterà sospeso ed ognuno vi leggerà la sua di verità, almeno fin quando la leggenda verrà tramandata. Credo che un pò tutti a Gubbio conosciamo la storia raccontata dai vecchi di Burano, più nota è a chi vive in queste zone. La leggenda vuole che un gruppo di gente nobile, scappata dalla città di Venezia a causa della peste, si sia rifugiata su queste terre, donate dal duca d’Urbino. Effettivamente sembra che ci sono dei riscontri dialettali, in alcune parole che troverebbero un collegamento con la Serenissima, ma negli archivi nascono le difficoltà di rintracciare dei legami. Il toponimo Burano, nel comune di Gubbio, è attestato fin dall’anno 1000, sia in documenti archivistici che nelle decime. Il documento più antico risale all’anno 1057 e riguardano la donazione di alcune terre, tra le quali quelle in Burano, da parete di Nicolò II “… publicum de Burano meditate…”. Nel 1140, si parla di un Castrum Burani, che si ritrova in diversi documenti, conservati nell’Archivio Storico di Gubbio, datati 1172, 1192 e riguardano privilegi per il castello di Burano. Ma si possono rovare pure controversie, vendite di terre, e così via, che riguardano le terre di Burano negli anni 1315, 1477 e 1600. il castello sembra essere stato localizzato vicino la chiesa di S. Maria di Burano, ma di esso non se ne ha più alcuna traccia. Sono del ’400, invece, documenti che parlano di ina turris fraternitatis de villa Burani. probabilmente, era una fortificazione in difesa della chiesa di S. Maria di Burano, anche di essa non ne restano tracce visive sul territorio. Insomma la documentazione che si riferisce alle terre di Burano, intorno alla fine dell’alto e l’inizio del basso Medioevo, non mancano ad attestarne l’effettiva esistenza e, con lo stesso toponimo di oggi. E la leggenda? Come tutte le leggende che si rispettino, è tramandata nei secoli in modo orale, da padre in figlio, ai nipoti, magari davanti agli scuri focolari affumicati, la sera, con il buio, in inverno, quando tutti sembrano più propenzi ad ascoltare e a ricordare. Insomma, a tramandare. Di essa sembra che i diversi toponimi sparsi un pò ovunque in questa zona, ne siano un ricordo: ca, cai… ad indicare casa; come già accennato, anche alcune parole, sembrano ricordare parole veneziane, come ad esempio carega che indica la sedia dei vecchi ed alcuni cognomi. Ma poi, come a mettere i puntini sulle i della storia, emergono alcuni documenti che senz’altro vanno approfonditi. In un documento medievale, risalente al dodicesimo secolo vi è l’indicazione geografica di una “Val Cai”; da questo si può quindi dedurre che all’epoca il toponimo era già esistente, anche se di fatto, è difficile dargli un’esatta collocazione geografica. Un altro documento riguarda, invece un atto di compravendita di un appezzamento di terra a Burano “…Nanni de Ubaldinis abitante in Gubbio vende un podere sito in Villa Nova de Burano… la spect. Et generosa Dna Dna Altadonna de Canterini de Venetiis, moglie di Guidantonio, acconsente”. D notare che Contarini Jacopo fu Doge veneziano fino al 1280. Sicuramente sono indicazioni importanti e che non andrebbero trascurate, ma approfondite. Ma, non voglio trascurare nulla. La leggenda dice che delle famiglie nobili veneziane nel corso del 1300 siano scese verso sud per scappare dalla peste che in quegli anni incombeva terribile. Ma, sembra anche che un doge veneziano, abbia cercato di ribaltare la situazione politica del tempo, nel 1355 Marin Faliero tenta un colpo di stato, a scapito dell’aristocrazia veneziana, al fine di rendere ereditario il trono ducale. Fu cacciato e da allora nella sala del maggior consiglio al posto del suo ritratto è stato dipinto un drappo nero. Sembra di fatto che con lui fossero cacciate anche le famiglie nobili che lo avevano appoggiato. Altro fattore di una certa importanza, è che un certo Marinum Bei compare tra i Contestabili Eugubini di estrazione popolare, il 29 aprile 1441. sono questi gli unici documenti tangibili che ci possono dare una parvenza cronologica e storica della leggenda. Forse un giorno tra studi e ricerche, si riuscirà a trovare qualche riscontro o qualche collegamento più forte, per ora ci accontentiamo di non dimenticare la leggenda.

Isabella Ceccarelli

Autore: Isabella Ceccarelli


Isabella Ceccarelli, classe ’75, giorno e mese fatale: 11 Novembre, data dedicata a San Martino, quando ogni mosto è vino. La contraddistingue una spiccata passione per il vino. Ma anche per l’arte e la poesia. Partecipa a mostre ed è instancabile nello scrivere poesie e pensieri (che vorrebbe mettere in un blog). Tutto legato dall’ormai sconosciuto filo conduttore dei sentimenti e dalla vena di una sottile cultura.
Cell. +39 346 0632204

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