Carta Europea delle Lingue: intervento a difesa della lingua sarda

L’assessore della Pubblica Istruzione, Sergio Milia, ha inviato nei giorni scorsi ai Parlamentari sardi un dossier tecnico-giuridico contenente alcune proposte di emendamenti al Disegno di Legge di ratifica della Carta Europea delle lingue. Il testo licenziato dalla Commissione Affari Esteri della Camera qualche mese fa, infatti, non è soddisfacente per quanto riguarda il livello di protezione assegnato alla lingua sarda che viene considerata alla stregua di una lingua di serie B. Il provvedimento normativo, atteso dal 1992, così come sta per essere licenziato dalla Camera dei Deputati, formalizza il fatto che lo Stato Italiano privilegia livelli di protezione alti per alcune lingue, sostanzialmente protette da altri trattati internazionali (tedesco, sloveno, francese e ladino), mentre sceglie livelli di protezione bassa per le altre lingue riconosciute dalla legge 482/99, tra le quali quella sarda che, non va dimenticato, è la più numerosa di tutto il territorio italiano con oltre un milione di parlanti accertati e delimitati dal Ministero dell’Interno e dal Dipartimento degli Affari Regionali secondo la procedura prevista dell’art.3 della legge suddetta. “Mi rivolgo ai nostri parlamentari – ha detto l’assessore Milia – perché è urgente un intervento forte e coordinato in vista della discussione e dell’approvazione ialla Camera e al Senato, del disegno di legge di ratifica della Carta Europea delle Lingue Regionali e Minoritarie. Abbiamo fatto delle proposte concrete di modifica del testo dopo esserci confrontati con i nostri uffici. Siamo preoccupati – ha aggiunto Milia – perché di concreto finora abbiamo visto solo l’intervento del Deputato Antonello Mereu, con un parere condizionato sull’opportunità di inserire il sardo nel novero delle lingue più tutelate. Per il resto, attendiamo sviluppi.” La ratifica della Carta Europea delle Lingue che sta per essere varata in aula dalla Camera dei Deputati, rischia di essere non soddisfacente per la lingua sarda. Le misure, che il testo del disegno di legge licenziato dalla commissione si propone di adottare, non risolveranno e non miglioreranno la situazione giuridica della lingua sarda (e del catalano di Alghero) protraendone la situazione problematica e non fermandone il declino. “Una situazione simile riguarda il friulano – ricorda Milia – nonostante le due lingue siano le più forti dal punto di vista del numero dei parlanti e abbiano una larga diffusione territoriale. In particolare, l’attenzione va posta sul problema della scuola e dei media (RAI), settori nei quali il ruolo dello Stato è preponderante rispetto alle competenze regionali. Credo che sia necessaria una forte iniziativa pubblica di denuncia. Pertanto è necessario che i parlamentari passino dalle parole ai fatti”.

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