Didattica ed arte cinematografica

Il prodotto filmico è entrato dalla porta principale – oramai da diversi decenni – nel mondo accademico, dove proliferano con successo singoli corsi ed intere facoltà universitarie sulle mille tematiche correlate al linguaggio cinematografico nelle sue più svariate sfaccettature. Ho già dedicato alcuni anni or sono un breve saggio a Luigi Chiarini, colui che – tra le altre cose – possiamo definire come il primo docente universitario di materia dedicata alla cinematografia (ma si può anche dire che abbia iniziato più o meno insieme al regista Alessandro Blasetti, per essere precisi fino alla pignoleria). Dopo, è al senese Mario Verdone (sì, proprio il padre dell’attore e regista Carlo), che ho avuto il piacere di avere come mio docente, che si deve il consolidamento dell’insegnamento delle varie materie legate al cinema presso il mondo accademico. Mario Verdone, estremamente capace ed efficace tanto quanto giustamente severo e con un aplomb ed un carattere completamente antitetici a quelli del più popolare figlio, ci ha lasciati nel 2009; e chi, come me, riceve incarichi per docenze universitarie delle varie materie legate all’arte cinematografica lo deve soprattutto a Chiarini e Verdone, che con brillanti intuizioni e coraggio hanno concepito dal nulla qualcosa di cui oggi è universalmente riconosciuta la rilevanza accademica in ogni angolo dei cinque continenti, perché questi insegnamenti sono – a dimostrazione della loro importanza – una realtà perfino in diversi Paesi del cosiddetto terzo mondo.

Ma sull’importanza didattica del mezzo filmico, tema che qui molto brevemente tratto, tornano utili le parole del celebre e stimato professore Domenico De Masi (figura molto nota ai telespettatori, perché con il suo garbo e la sua vivace intelligenza è spesso ospite di programmi televisivi), il quale afferma: “I film, grazie alla perizia, all’estetica e alla dovizia di mezzi, grazie all’impiego simultaneo di figura, colore, movimento, musica, esercitano un impatto potente sia sulla sfera razionale dello spettatore e dello studente, attraverso serrate argomentazioni logiche, sia sulla sfera emotiva, coinvolgendo emozioni, sentimenti, opinioni, atteggiamenti, attraverso sofisticati appelli emotivi. L’abilità del docente, poi, è fondamentale per sapersi districare all’interno di una gamma infinita di trame e di stili, inducendo ad un ricorso sempre più frequente al cinema come strumento didattico”. Per la cronaca, De Masi è uno dei più importanti sociologi italiani; quindi, non è neanche parte in causa degli studi accademici legati alla cinematografia, il che rende ancora più sincera ed apprezzabile la sua testimonianza.

Come amo dire in apertura di tutti i miei corsi universitari, oramai da sette anni a questa parte, e come ho avuto modo di ricordare anche in alcuni dei miei libri, da molto tempo l’immagine vanta una superiorità rispetto alla parola scritta. Cosi com’è stato epocale il passaggio dall’oralità alla scrittura nella trasmissione del sapere, così si vive in una transizione che va dalla scrittura all’immagine. Il cinema, in particolare, è un grande elemento di diffusione di modelli di comportamento, che vengono praticamente imposti attraverso le immagini. Questo vale per il cinema così come per la tv, ma anche per i mezzi che si vanno attualmente affermando, come internet. Ma l’universalità e la capacità persuasiva del prodotto cinematografico non trovano ancora eguali (peraltro, il prodotto cinematografico – a differenza di altri mezzi mediatici – può contare su una doppia possibilità di accesso al pubblico: presso la sua sede naturale, che è la sala cinematografica; poi, anche attraverso la riproposizione degli stessi film in tv, permettendo di entrare nelle case di tutte le famiglie del pianeta). Uomini e donne di ogni razza, età, cultura, continente, vanno a vedere lo stesso prodotto che si è affermato come fenomeno planetario.

L’Università di Bologna non è solamente la più antica d’Italia, ma è stata anche la prima ad ospitare i primi corsi universitari pubblici (vale a dire, non di strutture private, i cui titoli accademici non potevano avere il cosiddetto valore legale), già alla fine del 1970, all’interno della Facoltà di Lettere e Filosofia con una struttura apposita: il DAMS (Discipline delle Arti, delle Musiche e dello Spettacolo), che vide tra i fondatori Umberto Eco, laddove nella “sezione Spettacolo” la parte del leone la facevano ovviamente il Cinema ed il Teatro. Ma già molti decenni prima (parliamo addirittura di primi anni Trenta!) era nata una struttura non prettamente universitaria, ma di altissimo prestigio formativo: il Centro Sperimentale di Cinematografia, dove hanno studiato personaggi divenuti poi grandi registi, autori ed attori, come (solo per fare qualche esempio): Michelangelo Antonioni, Giuseppe De Santis, Steno, Arnoldo Foà, Alida Valli, Pietro Germi, Dino De Laurentiis (prima di diventare uno dei più grandi produttori a livello mondiale, seguì i corsi di recitazione), Marco Bellocchio, Liliana Cavani, Claudia Cardinale, etc..

Ma tornando al mondo universitario, ormai studi di cinematografia sono presenti negli Atenei di numerosissime città italiane. Addirittura in più università nelle città di Roma, Milano, Napoli; poi, a Venezia, Bari, Torino, Firenze, Salerno, Padova, Brescia, Palermo, Cosenza, Imperia, Gorizia, Siena e molte altre ancora, nelle quali si studiano – peraltro – svariate sfaccettature: dalla storia del cinema alla scrittura cinematografica, dalle molteplici professioni del dietro le quinte (dalla regia all’ultimo dei tecnici, tutti indispensabili per mettere in piedi un buon film) alla recitazione, dall’insegnamento della critica filmica ad altro ancora.

Appare sempre più importante, tanto da essere molto ben ramificato sul territorio nazionale, lo studio del cinema, la formazione universitaria (in alternativa al Centro Sperimentale di Cinematografia che offre pochi posti, dopo dure selezioni) di attori, autori, tecnici; poi, lo studio della critica cinematografica; quindi, il valore didattico che il film offre allo spettatore o allo studente per meglio comprendere molteplici aspetti della vita. Questo avviene sempre più in Italia, così come egualmente all’estero, in Europa e Stati Uniti in testa, ma perfino in insospettabili Paesi del cosiddetto Terzo Mondo, anche se ovviamente in misura più ridimensionata e soltanto nelle scuole nazionali di cinema o in alcune università delle sole capitali, in considerazione della carenza di fondi da dedicare a questi studi ed alla scarsa produzione cinematografica di questi Paesi. Ma l’insieme di tutti questi elementi la dice lunga sull’importanza crescente del rapporto tra didattica ed arte cinematografica, sia laddove si insegna a fare cinema, sia laddove si introduce alla lettura critica del prodotto filmico per meglio comprenderne ogni singolo aspetto, non solo tecnico-cinematografico, ma anche – se non soprattutto – sociale e di possibile dibattito pre-politico sulle tematiche più rilevanti di ciascun momento storico.

Autore: Franco Baccarini

Scrittore, saggista, autore di articoli per giornali cartacei e telematici, di testi per il teatro e di cortometraggi.
Teatrografia
2007 – Autore del dramma in atto unico “Insostituibili assenze”.
Filmografia
1996 – Soggettista, sceneggiatore e regista del video-clip “Anatomia dell’altro volto di una metropoli”.
2012 – Soggettista e sceneggiatore del cortometraggio “La ragazza e il mare” (regia di E. Colombo).
2013 – Soggettista e sceneggiatore del cortometraggio “Un amore da proteggere” (regia di L. Greco).
Bibliografia
2008 – “Bioetica animalista. Dagli aspetti socio-filosofici alle applicazioni pratiche nella sperimentazione clinica dei farmaci” (Edizioni Universitarie Romane).
2009 – “La Tecnoetica nel Cinema. Bioetica del Futuro” (Edizioni Palombi).
2010 – Capitolo “Tecnoetica nel Cinema” all’interno del volume “Tecnicizzare l’uomo o umanizzare la tecnica?” (Edizioni LEV), di Autori Vari.
2012 – “Tecnoetica e Cinematografia” (Edizioni Universitarie Romane).
2013 – “Tecnoetica e Cinematografia (in versione e-book)” (Edizioni Universitarie Romane).

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