Gaja e il racconto del vino

Il 2 febbraio a Perugia, l’Hotel Giò, è stato protagonista di un evento unico e irripetibile, almeno per la regione Umbria. La delegazione di Perugia Ais (Associazione Italiana Sommelier), assieme al presidente regionale, hanno ospitato Angelo Gaia, per un pubblico di 200 persone tra addetti al settore, sommelier, enologi e produttori, ma anche appassionati. l’evento è stato talmente importante che ha richiamato molti enonauti anche dalle regioni limitrofe. insomma: Angelo Gaja, non è di certo passato inosservato.I Vini Gaja, sono un segno inequivocabile nell’enologia Italiana e nella sua storia, la famiglia piemontese ha un percorso che prosegue dal 1860 circa,tra Langhe e Barbaresco, con un raggiungimento di livelli molto alti nel campo dell’enologia Italiana; tanto che oggi i vini Gaja, sono un’icona e una sicurezza di qualità. Angelo Gaja ha ripercorso le radici del vino a partire dal dopoguerra, perché solo conoscendo il passato, ci si può rivolgere al futuro. E così,tra scandali e premi, tra segni di vecchiaia e innovazioni, con un escursus dei padri delle DOC e degli uomini che hanno saputo osare, un’incipit ha scosso la sala: il vino italiano veicola il Made in Italy all’estero. È infatti un prodotto ottenuto dalla terra italiana, ne raccontas la storia, la modula, è fatto da mani italiane, da gente radicata nel territorio, anche se a volte i proprietari di alcune aziende sono straniere, il vino resta pur sempre un prodotto fatto al 100%in Italia.
Ma il messaggio di Angelo Gaja, credo che per tutti sia stato uno, al di là del racconto del vino e della storia della sua famiglia. Gli Artigiani, sono quelli che fanno il vino, sono le persone che ci mettono il cuore e la faccia, sono gli Artigiani del vino, che prendono in mano le loro decisioni e anche se vanno contro corrente, sanno sbagliare e ottenere risultati. È con queste persone che la storia va avanti, è lo scalino necessario verso il futuro. Sono gli Artigiani del vino che possono produrre vini meno elaborati, meno industrializzati, già alla partenza, già di concetto. Gli Artigiani sanno produrre un vino meno manipolato e più autentico e comunque deve essere senza difetti. Insomma, quella che per molti sembra una moda passeggera, per Angelo Gaja sembra essere, invece, un fenomeno attuale e di rilevanza. Infatti, per dare forma alle sue parole, ha citato l’immortale Veronelli e gli Artigiani del Fare. Sono loro, che hanno in mano la ricchezza dell’Italia, sono gli artigiani del vino che danno nuove interpretazioni alla qualità, sono custodi di un patrimonio straordinario; quindi, sono i custodi delle terre e dei paesaggi, ma anche di equilibri ecologici.
Ma Angelo Gaja non ha dimenticato certamente Wall Street e l’economia del vino, sarebbe stato troppo facile. Insomma, quello che conta è riconoscere il lavoro dell’uomo, e i costi della produzione. Questo non vanno declassati; infatti la qualità ha necessariamente un costo, e questo deve essere necessariamente appropriato.
Angelo Gaja è riuscito a portarci attraverso un viaggio straordinario, toccando i nervi scoperti della nostra Italia, tra scandali e politica, ma ha saputo entrare nel cuore delle persone che hanno fatto il bene dell’Italia e dell’enologia Italiana.
Insomma, siamo figli del passato e ci troviamo in mano, ora, in questo momento, un patrimonio straordinario, da preservare, ma anche da portare verso il futuro non come un prodotto imbalsamato. Dopo tutti il vino è vivo, per cui capace di cambiare e di mutare.

Isabella Ceccarelli

Autore: Isabella Ceccarelli


Isabella Ceccarelli, classe ’75, giorno e mese fatale: 11 Novembre, data dedicata a San Martino, quando ogni mosto è vino. La contraddistingue una spiccata passione per il vino. Ma anche per l’arte e la poesia. Partecipa a mostre ed è instancabile nello scrivere poesie e pensieri (che vorrebbe mettere in un blog). Tutto legato dall’ormai sconosciuto filo conduttore dei sentimenti e dalla vena di una sottile cultura.
Cell. +39 346 0632204

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