Un viaggio nei Bordeax, attraverso otto cru

degustazione 8 viniMassimo Castellani, delegato Ais di Firenze, ci ha accompagnati in un viaggio nel Bordeax, attraverso la degustazione di otto vini. Dalla storia alla degustazione, per comprendere il territorio e la grandezza di questi vini, il loro stile e la fedeltà a se stessi. Un territorio, antitesi della borgonia, sia come territorio, che come vini, come stile e produzione. Infatti i bordolesi hanno sempre usato il taglio delle tre uve: Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. Mai da sole, ma sempre in assemblaggio, anche a volte in percentuali minime o addirittura piccolissime. Ma è da qui, dalla storia dei cent’anni, dalle bonifiche del ‘700 che nasce il miti dei vini di Bordeax e il tanto amato Taglio Bordolese, che ancora oggi affascina anche i nostri produttori. Storia, mito, esempio. Infatti è a questa zona che molti produttori italiani hanno guardato, quando nella seconda metà del ‘900 hanno voluto dare slancio in qualità alla produzione vinicola italiana.
I tre vitigni, nella regione si completano per suoli, climi e per maturazione; ma si completano anche nei vini per frutto, sensazioni olfattive, trama tannica, struttura e longevità. Il Merlot è il vitigno più diffuso nella regione, tanto che in alcune zone, come a Pommerol, occupa l’85% del vigneto, grazie alla sua predilezione per le argille e per il clima fresco. Cabernet Sauvignon, capace di dare longevità ai vini ma soprattutto di saper esprime perfettamente ogni annata e il terroir; i suoi tannini sono ricchi ed eleganti. È portato alla sua massima espressione nel territorio di Poillac, dove nasce l’essenza di questo vitigno. Il Cabernet Franc, dalle sfumature erbacee meno eleganti, sfuma durante l’evoluzione in note balsamiche e tostate. Malbec, Petit Verdot, Carmenier, uve autoctone, entrano in percentuali irrisorie in alcuni uvaggi.
Chateau Charmail, Crus Borgeois, Haut Medoc, 2009. qui il merlot viene privilegiato con una percentuale del 48% sul Cabernet Sauvignon, 30%, Cabernet Franc, 20%, 2% Petit Verdot. Vino che si annuncia con un colore pieno ed inpenetrabile, un ribino dalle sfumature ancora violacee. Anche il naso è ancora influenzato dal frutto: mora, mirtillo; una scia di vaniglia. Poi, piano emerge una nota vegetale, sotto forma di balsamicità. Questo vino risulta ancora poco espressivo. Solo un accenno di profumi terziari, si svelano con il cacao amaro. In bocca l’attacco morbido ci riporta all’annata calda. Note vegetali di ritorno anche in bocca. Vino facile e molto piacevole.
Chateau Latour-Martillac, Passac-Léognan, 2006. in questo vino troviamo tutta la rusticità del Grave, con tannini un po aggressivi. Inconfondibile marca Bordolese in un taglio che vede il 60% di Cabernet Sauvignon, il 35% di Merlot ed un 5% di Petit Verdot. Colore impenetrabile, con sfumature mattone. Naso tipicamente bordolese: sigari, legno di cedro; rabarbaro, inchiostro e prugna, con un finale di anamale. In bocca il vino si presenta subito con una grande eleganza, grande piacevolezza del Cabernet Sauvignon, anche se i tannini sono evidentemente un po rustici.
Chateau Lagrange, Saint Julien, 2006. vini più morbidi, in un’area più fresca della zona, nell’Haut Medoc. I vini hanno un’espressione, un po più femminile. 59% Cabernet Sauvignon, 41% Merlot. Colore pieno e aggressivo, rubino ancora tendente al porpora, quasi sembra stregato, visti i suoi anni.. anche il suo profumo è fermo sul frutto più concentrato; dolciastro, di vaniglia. Ancora poco espressivo, con una chiusura balsamica. La pienezza gustativa, la forza, i tannini danno una straordinaria personalità a questo vino, con un’espressione di eleganza. Grande e piacevole bevibilità, con un finale di cassis.
Reserve de la Comtesse de Lalande, Pouillac, 2006. taglio classico e tradizionale per questo Poillac: Cabernet Sauvignon 66%, Merlot 24%, Cabernet Franc 7%, Petit Verdot 3%; con più colore, più forza, più eleganza rispetto agli altri. Il tannino molto evidente. Il colore è fermo ed impenetrabile. Fruttuoso, buona la tostatura di cioccolato e liquirizia. Non compaiono note vegetali. Solo in finale di bocca che ci rimandano al Cabernet Franc.
Questo vino rappresenta l’essenza dell’Haut Medoc.
Chateau Pichon-Longueville au Baron, Pouillac, 2006. un Must di Poillac nel suo taglio legato alla tradizione: 70% Cabernet Sauvignon, 25% Merlot, 5% Cabernet Franc. Anche in questo vino, ci troviamo difronte ad un rubino imprenetrabile.. profumi ampi: sigari, frutto, balsamicità. Non ci appaiono note vegetali. Vino dalla grande forza, eleganza e raffinatezza. I tannini sono espressi, ma non invadenti, si possono definire: maschi. Finale lungo.
Chateau Figeac, Saint Emilion, 2006. 35% Cabernet Sauvignon, 35% Cabernet Franc, 30% Merlot, per uno dei più classici Taglio Bordolese. Uvaggio simile ad uno di miti della zona: Chevalle Blanque. Vino straordinario, di forza, duro, probabilmente meno elegante di Pouillac. Al naso frutto e legno, per l’uso di una parte di barriques nuove; note balsamiche e vegetali in chiusura. Vino straordinariamente lungo. Sentori di grafite sul frutto. Il vino non è di facile comprensione, pieno. Il tannino è morbido.
Chateau Yon-Figeax, Saint Emillon, 2004. Merlot 86%, Cabernet Franc 4%. il colore si presenta pieno, con sfumature granato. Il naso è sottile ed elegante, anche se meno evidente dei Puillac; fresco, con note animali, cuio, terra, carne. Dopo arriva il frutto, la prugna. Vino molto vicino ai Pommerol. In bocca resta un po monocorda ma piacevole. Il finale ricorda la cannella e il caffè. Entra in bocca sottile, ma di una piacevole persistenza.
Chateau Gazin, Pommerol, 2007. vino inusuale nel suo taglio: 83% Merlot, 12% Cabernet Sauvignon, 5%, Cabernet Franc. Vicinissimo a Petrus. Colore granato, intenso. Il Merlot regala a questo vino particolari note affumicate; prugna, note cotte, cioccolato, caffè, carne, per chiudere con ricordi di animale. In bocca ci stupisce la nota di ruggine con cui chiude il finale.

Isabella Ceccarelli

Autore: Isabella Ceccarelli


Isabella Ceccarelli, classe ’75, giorno e mese fatale: 11 Novembre, data dedicata a San Martino, quando ogni mosto è vino. La contraddistingue una spiccata passione per il vino. Ma anche per l’arte e la poesia. Partecipa a mostre ed è instancabile nello scrivere poesie e pensieri (che vorrebbe mettere in un blog). Tutto legato dall’ormai sconosciuto filo conduttore dei sentimenti e dalla vena di una sottile cultura.
Cell. +39 346 0632204

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