Maria Pia Castelli

2013-07-16 16.16.46Le colline marchigiane regalano paesaggi dolci e sognanti. In estate i campi arati, l’orzo ancora da mietere, i girasoli, accompagnano le curve sinuose dove l’occhio si perde. Arrivi in cima ad un colle e da li, altre teorie e la linea profonda del mare. Sembra quasi non saper scegliere dove andare. Ma, io ho appuntamento con Maria Pia Castelli, suo marito e lo staff, che ci aspettano per una degustazione e una visita in cantina. Avevo potuto degustare qualcosa dei suoi prodotti a Merano, durante le giornate del Wine Festival, e la curiosità mi ha poi portato qui, in un’altra stagione.
L’azienda, quasi nell’ultimo lembo di Marche,  nasce in contrada Sant’Isidoro, che guarda caso, è il Santo protettore dei raccolti e dei contadini e dall’animo generoso come San Francesco, insomma quasi una profezia, una mano santa sopra un territorio di-vino. Ma tutto nasce in Borgogna. Dopo un’escursione nella regione francese, alla conoscenza del territorio e dei vini. Punto di partenza essenziale nel cuore, per la nascita dell’azienda agricola.
Maria Pia mi racconta che suo padre era contadino e le terre di loro proprietà erano molte, ma erano altri tempi e ancora non c’era il progetto di creare una cantina; ma c’era la storia della famiglia, le tradizioni e la contadinità. Questo accadde nel 1999. Fondamentale l’esperienza di Erasmo Castelli, padre di Maria Pia, accompagnata dal continuo confronto con Marco Casolanetti, il papà del Kurni, per intenderci. Concretezza e saggezza realizzano i sogni, anche quelli che sembrano irrealizzabili; con una buona dose di pazienza, però. Naturalmente non mancano gli imprevisti e le grandinate che rovinano le uve. Ma, non importa.
La tavola è apparecchiata, i bicchieri ci attendono, dietro di noi subito la cantina coi sui tini e contenitori, dove alcuni ragazzi giovani lavorano. Entriamo in sintonia con il vino e soprattutto con i nostri commensali, che mi servono subito un rosato. Sant’Isidoro ha una luce cristallina, corallina, mi viene da pensare, intenso e lucente, allo stesso tempo trasparente, come certi coralli montati sulle collane. Mi lascia stupita questo colore che nasce dal salasso di mosti di Montepulciano e Sangiovese; pratica che porta ad una maggiore concentrazione di aromi e polifenoli. Profumi semplici e delicati di frutta rossa, per un’immediatezza gustativa. Infatti questo vino fermenta in acciaio e affina, poi, sia in acciaio che in legno grande; i profumi restano fragranti e immediati, come il suo colore.
Segue il Sangiovese in Purezza, Orano. Il vino fermenta in parte in acciaio e in parte in legno, con un contatto con le bucce che va dai 15 ai 20 giorni. Ma termina il suo affinamento in barriques di rovere per circa un anno. Un sangiovese che mi ha lasciato a bocca aperta. Con i suoi profumi sanguigni, schietti e sentori leggermente affumicati. Mi ha riportato indietro nel tempo. Alla cucina del nonno, col grande camino e i salumi appesi, lasciati li, ad essiccare e prendere fummo, ma seguiti con attenzione costante.
2013-07-16 14.21.38Le varietà di uve coltivate sono state da subito quelle autoctone, di territorio, senza spersonalizzare n’è l’uno, n’è l’altro: Sangiovese e Montepulciano, per le uve a bacca rossa; Pecorino, Passerina, Trebbiano e Malvasia di Candia, per le uve a bacca bianca. Fondamentali per comunicare il territorio, mantenere le radici.
Siamo passati poi a degustare Erasmo Castelli. Vino dedicato al padre di Maria Pia, nonché vino importante dell’azienda, e non poteva essere altrimenti. Solo uve Montepulciano con basse rese, fermentano a lungo sulle bucce in tini di rovere. La fermentazione malolattica viene svolta in barriques nuove, dove il vino affina per due anni. Vino dalla spiccata personalità, ricorda la terra e il lavoro. Colore rubino intenso e quasi impenetrabile. Trama di colore fitta fitta. Note di frutti rossi e di buon balsamico, dato dal legno. I tannini sono bilanciati con l’acidità e in tutto l’insieme ci danno una buona persistenza. La persistenza sembra perdurare il nome e il ricordo di Erasmo. Il vino sembra parlare della terra e delle vigne.
L’inizio del lavoro e della cantina è stato artigianale, con attrezzi un po antiquati e varie sperimentazioni. Mi piace ascoltare i ricordi di vita. Accompagnano il vino e gli rendono una luce personale e un’anima. È quest’anima che pervade il racconto di Maria Pia. Lega ogni scelta quotidiana alla precisa conoscenza e rispetto delle viti e della terra, che diventano essenziale punto di partenza e di arrivo del fare vino. Gli donano l’umanità delle persone.
Terminiamo le degustazione con Stella Flora. Uvaggio di territorio: Pecorino, Passerina, Trebbiano e Malvasia. Vino dalle affascinanti sfumature oro antico, grazie al contatto con le bucce di 15, 20 giorni. I profumi si snodano tra gli agrumi: mandarino, arancia amara, pompelmo, ed erbe aromatiche. Vino di buona struttura, piacevolmente secco e sapido, con un ritorno di sensazioni aromatiche in bocca. Piacevole beva, ma nello stesso tempo complesso e affascinante.
Dall’inizio l’intenzione è stata quella di raggiungere la qualità, produrre da subito vino di qualità, senza mezze misure e senza compromessi. Le lavorazioni sono biodinamiche e artigianali, dalla vigna alla cantina. Protagonista indiscussa è la natura e il territorio. Tutte le lavorazioni e la tecnologia usata per produrre il vino non devono interferire o spersonalizzarlo, ma accompagnarlo, per renderci, a noi che lo beviamo, un sorso di territorio, la sapienza di mani e la fatica delle persone. Dopo tutto, chi lavora con la testa, le mani e col cuore, è un artigiano. E questo lavoro maniacale si rispecchia nella pulizia dei vini e nella loro personalità riconoscibile. Un sorriso nella loro luce.
È vero che gli 8 ettari vitati che si estendono sul falsopiano a ridosso delle colline, in piena luce, ed ottima posizione, sono un buon punto di partenza per la qualità delle uve. Anche la lavorazione naturale e biodinammica, rende tutto omogeneo: trattamenti esclusivamente naturali, anche se non si intende acquisire nessuna certificazione. “le nostre porte sono sempre aperte e non c’è nessuna certificazione che valga quanto visitare l’azienda e toccare con mano quel che facciamo ogni giorno”.
Sagge parole per concludere una visita ad un’azienda dove la semplicità delle persone rende tutto più bello e coinvolgente, fino ad arrivare ad una chiaccherata schietta tra amici, un confronto tra persone e vini nei bicchieri.

Isabella Ceccarelli

Autore: Isabella Ceccarelli


Isabella Ceccarelli, classe ’75, giorno e mese fatale: 11 Novembre, data dedicata a San Martino, quando ogni mosto è vino. La contraddistingue una spiccata passione per il vino. Ma anche per l’arte e la poesia. Partecipa a mostre ed è instancabile nello scrivere poesie e pensieri (che vorrebbe mettere in un blog). Tutto legato dall’ormai sconosciuto filo conduttore dei sentimenti e dalla vena di una sottile cultura.
Cell. +39 346 0632204

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