San Giorgio, vino della famiglia Lungarotti

La storia del vino San Giorgio di Lungarotti in scena alla taverna omonima di Gubbio venerdì 16 giugno, per una verticale imperdibile.

Dottoressa Maria Teresa ritratta a New York con il San Giorgio

GUBBIO (PG) – Ideali cavallereschi, dell’eterna lotta tra il bene e il male, sono da sempre personificati in quella che è la figura e la storia di San Giorgio, il cavaliere per eccellenza. La degustazione di una verticale storica, il San Giorgio di Lungarotti, che sfida il tempo, le passioni e la curiosità, non poteva che non essere fatta all’interno della Taverna di San Giorgio, nel cuore del centro storico di Gubbio, il 16 giugno.

Un vino, questo di Giorgio Lungarotti, che ha fatto la storia di quella che è l’enologia umbra. Un sogno, la tenacia e la passione per il vino hanno fatto grande il nome della famiglia, grazie alla curiosità e alla volontà di ricerca e sperimentazione continue. Un vino che non ha bisogno di appellazioni, o menzioni importanti, per dimostrare il suo valore e la sua forza, cavalleresca. Forse è anche per questo che ci affascina così tanto.

Gli anni ’60 hanno segnato un punto di svolta per la qualità del vino, per la voglia di dimostrare la potenzialità dell’Italia al resto del mondo enologico allora conosciuto. E questo è stato. Lungarotti ha saputo esprimere la tradizione della campagna umbra, amalgamandola con quei vitigni che stavano facendo la grandezza della Francia. Da qui nascono nuove espressioni, raffinati vini, longevità più importanti. I vini non sempre sono facili ed immediati, vanno anche aspettati, accolti e compresi. Così è per il San Giorgio, vino che vuole restare legato al territorio di Torgiano anche tramite i tradizionali fuochi che il 23 aprile vengono accesi in onore del Santo, dove vengono bruciati i sarmenti delle potature. Nasce così questo SuperUmbrian, nel 1977, per volontà di Giorgio Lungarotti, ma è nella bottiglia che si completa l’alchemico incontro tra la tradizione, della personalità del Sangiovese ammorbidito dal Canajolo, con quell’accento inconsueto per l’Umbria, che viene dal Cabernet Sauvignon della vigna San Giorgio. E come tutti i bravi alchimisti sanno, è il tempo che rende grande un’opera. Infatti questo vino viene messo in commercio almeno dopo 6 anni in bottiglia se non dopo 8, perché deve esprimere tutta la sua finezza, ma anche la carica emotiva di forza, di lotta e passione, proprio come il famoso dipinto di Raffaello, ripreso in etichetta, in cui sono le dolci colline umbre a fare da sfondo alla scena.

san-giorgio-lungarottiLa sua complessità olfattiva, la precisione gustativa nascono dalla sapienza con la quale viene fatto questo vino. Un Sangiovese che non viene mai coperto dal Cabernet Sauvignon, ma anzi ne viene esaltato, e che così riesce sempre ad essere legato alla sua terra, alla sua origine; ma sa anche esprimersi con complessità e sfidare il tempo.

La verticale storica, attraverso la quale ci accompagnerà Maria Teresa, ci farà percorrere gli anni ’80, per immergerci nel 1990 che è considerata tra le migliori annate in assoluto del secolo, tanto che viene rilasciata nel 2000, con una speciale etichetta Millennio; ma vogliamo anche comprendere questo nuovo millennio, attraverso il 2004 che è considerata tra le più concentrate del decennio.

Nuovi scenari climatici, giocano con il tempo e con i vini, in un viaggio tra il passato e il presente, per cercare di capire un po anche il futuro di un vino, e delle potenzialità della regione che si fa conoscere attraverso le sue espressioni enologiche, e quella tenacia che ne caratterizza la sua popolazione.

Annate a confronto, di uno dei vini che fanno la personalità dell’Umbria, e sfidano il tempo, il clima e le volontà delle persone, tra la storia della famiglia, che dalla Guida di Giorgio, è passata a quella tutta femminile delle due sorelle Teresa e Chiara che guidano l’azienda; una nota particolare va a Maria Grazia, direttrice della fondazione Lungarotti.

Per info sulla degustazione: 335 833 2789

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Isabella Ceccarelli

Autore: Isabella Ceccarelli


Isabella Ceccarelli, classe ’75, giorno e mese fatale: 11 Novembre, data dedicata a San Martino, quando ogni mosto è vino. La contraddistingue una spiccata passione per il vino. Ma anche per l’arte e la poesia. Partecipa a mostre ed è instancabile nello scrivere poesie e pensieri (che vorrebbe mettere in un blog). Tutto legato dall’ormai sconosciuto filo conduttore dei sentimenti e dalla vena di una sottile cultura.
Cell. +39 346 0632204

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