Uscire dalla gabbia – La poetica liberatoria di Massimo Pauselli

Nel corso della nostra vita incontriamo moltissime persone; alcune di queste non ci dicono niente né ci lasciano niente. Altre ci arricchiscono anche con.....

Immagina una gabbia…..Altre  ci arricchiscono anche con poche parole o più semplicemente con una battuta od uno sguardo. Ma incontrare un uomo, un personaggio come Massimo “Lollo” Pauselli è certamente un’esperienza per certi versi spiazzante, destabilizzante perché ti ritrovi davanti un uomo apparentemente fragile, con una vita vissuta difficile ma con il grande dono della parola scritta.

Egli non fa mistero del suo disagio esistenziale; infatti parla della sua “malattia” volgendosi a lei in prima persona: “Non so chi sei / perchè hai rabbuiato con le tue discese inquietanti il mio vivere / pianti, sofferenza e mistero / sei stata capace di dare alle mie coperte /[…] hai colpito maledettamente la mia strada / in poche parole / hai annientato le ali che volevano vicne l’animo e il gran cuore”.

Già autore di diverse raccolte poetiche, Lollo Pauselli, annichilisce con la sua scrittura, con la ricchezza di vocaboli, metafore, riferimenti al variegato mondo della natura sia esso animale che vegetale. Rivela di possedere una padronanza linguistica unitamente ad una sensibilità poetica non seconda a nessuno.

Spesso quando si parla della sua poesia la si definisce “terapeutica”, nel suo caso – non mi addentro i dettagli che mi sfuggono – credo che sia assolutamente restrittiva tale definizione, perché il Pauselli si è rivelato e si rivela un poeta a tuto tondo.

Certo, il suo sentire segue un percorso preciso; ma quale poeta non segue le indicazioni del proprio animo, sapendo che ad esso non può mentire?

Questo lo si percepisce molto bene mettendo a confronto le ultime sue due raccolte, uscite per i tipi della Bertoni Editore “In un attimo” e “Immagina una gabbia”, quest’ultima presentata con successo al Salone del Libro di Torino.

Nella prima raccolta, uscita nel 2016, Massimo affronta ancora le sue ansie e le sue paure “[…] Paura degli scatti intrattabili / dei lucidi pensieri / lasciati dal passato.” ed ancora “Mi sono…trovato sul lastrico /quando il sole non parlava / con i gigli innamorati […]” . Pur celebrando la natura, protagonista della sua opera, con immagini dolci ed armoniche “Scorrono / le emozionati mimose / nel cielo d’aprile”, egli non riesce a liberarsi dalle sue angosce, tant’è che molti suoi componimenti sono praticamente un urlo che si rinnova e perpetua in una eco continua di sofferenza, o, quantomeno, un richiamo che richiede attenzione al suo interiore soffrire (“ Torna/ torna/ torna”; “mi sono…/mi sono…/mi sono…”; “la prossima…/ la prossima…/ la prossima…”). Non è semplice accostarsi alla sua poesia, né semplice è leggerla senza conoscere il background da cui essa nasce. Ma al di là di ciò, rimane il piacere e l’intima soddisfazione di entare in un mondo denso di ricchezza e generosità.

Era necessario parlare della raccolta “In un attimo” per meglio comprendere la silloge successiva “Immagina una gabbia” che altro non è che l’urlo di ribellione e di vittoria nei confronti di un passato rimosso; una ripartenza che inizia con la presa di coscienza del mondo e prosegue, suo malgrado, verso l’incapacità sociale di leggere il disagio. Lollo si è trovato dentro una gabbia, lì dentro ha avuto paura, c’era poca luce come dice lui, gli mancava anche l’aria, respirava affannosamente. Gli sembrava di trovarsi dentro un tunnel e non riusciva a vederne la fine, la vita.

Si è trovato imprigionato senza colpa alcuna.Quel mondo ristretto non gli piaceva, non lo accettava, quel mondo che non faceva per lui, lui cercava un mondo diverso, un mondo vero, senza falsità, un mondo uguale per tutti, un mondo più maturo. La raccolta nasce con un ammonimento “ Immaginate una gabbia grande ed oscura / ed entratevi cari / poi mi direte come ci vivrete[…]”;è quella gabbia in cui egli è stato rinchiuso per tanto tempo e che ora è riuscito ad aprire “ora mi allontano a piccoli passi[…]” , ed in questo suo allontanarsi, lasciarsi alle spalle ansie ed angosce, inizia un dialogo con il lettore/spettatore di questo nuovo viaggio ch’egli intraprende con lucidità ed una sopravvenuta serenità; quella predisposizione d’animo che lo conduce a rivedere la luce “in qualunque luogo felice o bastardo / semplicemente riesco a farlo […]” ; Pauselli pare financo scusarsi per questa sua nuova condizione di vita: si sente che assapora momento dopo momento, istante dopo istante la sua vita ritrovata “Io da poco sono tra la luce; / spero di restarci il più possibile”.Non senza per questo muovere alla società che lo ha imprigionato, una critica feroce.Sembra non darsi pace a volte di quello che gli è capitato, è una continua invocazione, una perpetua ricerca del “perché? “La metafora usata da Massimo Pauselli richiama – come scrive nella prefazione Mimmo Castellano –  alla mente la “gabbia d’acciaio” di Max Weber, strumento con il quale il filosofo tedesco legge la società a lui contemporanea. La gabbia simboleggia il pensiero razionale che costringe gli uomini a incanalarsi lungo determinate direttive dalle quali non può uscire, alla costante ricerca di un punto d’arrivo cui non perverrà mai.” Punto d’arrivo che invece, il Nostro rivela d’aver raggiunto se, come scrive nella poesia che chiude la raccolta “Voglio apparire così / davanti allo specchio in mezzo alla gente /[…] solo così posso andare verso il magnifico / ammirando tutto quello che ci gira intorno e apprezzarlo / […] ognuono di noi può far parte di tale meraviglia”

Insomma, Pauselli è passato dalle eco lancinanti e non soffocate alla consapevolezza di sé, liberandosi dalla gabbia e librandosi in volo, sereno…quella ritrovata pace interiore che gli deriva dall’Essere  se stesso…ed osservare le umane miserie, rivendicando il gusto della vita e libertà riassaporate.

Bruno Mohorovich

Autore: Bruno Mohorovich

Nato a Buenos Ayres il 3/3/1953, figlio di genitori istriani, riparati in Argentina a seguito dell’esodo, attualmente vive a Perugia, dove insegna Italiano per Stranieri al CPIA (Centro Provinciale per l’ Istruzione degli Adulti). Laureato in Sociologia e Lettere si è sempre occupato di critica cinematografica e didattica del cinema nella scuola; ha collaborato come critico con il settimanale diocesano “La Voce” e con “Umbria Radio” (ex “Radio Augusta Perusia”). Si occupa anche di didattica della televisione. Presso la Biblioteca di Villa Urbani, fa parte del gruppo di autoscrittura “Tempo per sè” con il quale ha curato eventi di scrittura e pittura. Critico d’arte, ha organizzato alcune collettive con artisti marchigiani ed umbri.
Ha curato la pubblicazione “Saulo Scopa – fotografie e cortometraggi 1998 – 2008”, “Cinema in… – 3 voll.” per le edizioni AIART – Associazione Spettatori, il libro “Nuovo Cinema…scuola” per Era Nuova ed è in via di pubblicazione per i tipi della Bertoni Editore, il libro di poesie “Storia d’amore – una fantasia”.
Nel 2015 ha diretto il corto sul XX Canto dell’Inferno della “Commedia” di Dante, nell’ambito delle celebrazioni per la nascita del sommo poeta, promosso dalla Loescher Editrice e dall’Accademia della Crusca ottenendo il Primo premio exaequo alla Fiera Internazionale del libro di Torino. L’opera è stata realizzata con gli studenti del CLA (Centro Linguitico Ateneo – ‘Università agli Studi di Perugia) coordinati dalla Prof.ssa Catia Mugnani; ha pubblicato per i tipi della Bertoni Editore la raccolta di poesie “Storia d’amore – una fantasia” (2015) e la raccolta di scritti “La città tra desiderio e utopia”(2016).

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