La fascite plantare, tra cura, terapie e rimedi

fascite plantareNe parliamo con l’equipe CTS piede e caviglia del Galeazzi.

Cosa è la fascite?
E’ un’infiammazione di una struttura anatomica fibrosa, definita fascia plantare, che può almeno in parte essere definita come una patologia stagionale.

Patologia stagionale, in che senso? 
Perché in primavera ed in estate con il cambio di calzature, spesso basse e non ben ammortizzate si può determinare l’insorgenza con dolori acuti in pazienti che ne sono predisposti.

Quindi calzature sbagliate e predisposizione?
Sì, uso prolungato di calzature basse e predisposizione. Infatti, esistono soggetti che possono sviluppare fasciti anche nei mesi invernali e nonostante l’utilizzo di calzature corrette.

Quale prevenzione quindi?
Le calzature, come già detto. Ma soprattutto corretta attività fisica, che significa garantirsi un tricipite lungo ed elastico. Infatti, se pensiamo al piede come ad una marionetta governata da elastici che scendono dall’alto, capiamo facilmente il ruolo dei muscoli che dall’alto (il ginocchio), diventando nel loro decorso tendini, regolano il corretto funzionamento del piede. Mantenerli lunghi ed elastici mediante attività di stretching significa prevenzione, ma anche cura.

Lo stretching l’unica cura?
Lo stretching è prevenzione e cura, ma non sempre può essere sufficiente. Allora ci vengono in aiuto terapie fisiche, come onde d’urto e TecarTerapia, talvolta, plantari e calzature con suole diverse da quelle tradizionali.

Quindi solo terapie conservative, c’è spazio per la chirurgia?
In passato per questa patologia non esistevano efficaci terapie chirurgiche. Oggi è diverso. Sicuramente l’approccio iniziale continua ad essere conservativo, ma quando il dolore persiste una valida e affidabile soluzione può essere rappresentata dalla chirurgia mini-invasiva della fascite plantare che prevede una regolarizzazione dell’esostosi del calcagno (sperone) e una fasciotomia. Tutto praticabile con un’incisione di circa mezzo centimetro.

Com’è la degenza del paziente?
E’ un intervento davvero poco invasivo e, pertanto, può essere eseguito in regime di Day Hospital o con un ricovero ordinario di una notte se le condizioni di salute generale del paziente lo suggeriscono. Al paziente si concede il carico immediato. Può essere presente tumefazione e dolore nel primo mese, non sempre tali da precludere l’esercizio delle normali attività quotidiane.
 
Quindi, come procedere? 
E’ importante ottenere una diagnosi precoce ed un trattamento corretto per ridurre il rischio di cronicizzazione di questa patologia, che può tradursi in un male invalidante e difficile da curare.

FONTE:  Gruppo Ospedaliero San Donato

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