Il Festival Internazionale del Film di Roma è giunto al giro di boa. Prima di parlare di altro, rendiamo omaggio a Luigi Magni; Roma non poteva non ricordare il regista che ha legato alla capitale la sua attività registica. La Cineteca Nazionale ed il Festival Internazionale del Film di Roma hanno reso il giusto omaggio a poche settimane dalla morte del regista che più ha legato il suo nome ai fasti della Città Eterna. Sono stati proiettati due suoi film: La Tosca e Arrivano i bersaglieri. La Tosca (1973) è la prima «delle tante Tosca viste sullo schermo» che si «distacca dalla tradizione togata ed accademica nel tentativo di affrontare la roboante materia sul filo teso dell’ironia, con le battute tronfie e lacrimose di Sardou sostituite con altre non più patetiche e a volte dissacranti, e con le arcate pucciniane messe a tacere per far posto alle marcette che il solito Armando Trovajoli compone per le commedie di Garinei e Giovannini» (Achille Valdata, «Stampa Sera»). Come notava Aldo Scagnetti sulle pagine di «Paese Sera» il film di Magni rappresenta «un’operazione del tutto nuova per l’Italia cinematografica: che è quella di offrire un volto nostrano ad un “genere”, il musical, che se ha avuto fortuna altrove, nella Penisola non ha mai trovato una sua giusta strada». Con Arrivano i bersaglieri (1980) Luigi Magni racconta l’epilogo della storia romana papalina con la presa di Porta Pia e il tentativo di un principe di fermare la Storia. Ma come Magni ci ha insegnato la Storia non si può fermare ma solo rievocare con sguardo ironico e disincantato.Dal Festival di Roma
Il Festival Internazionale del Film di Roma è giunto al giro di boa. Prima di parlare di altro, rendiamo omaggio a Luigi Magni; Roma non poteva non ricordare il regista che ha legato alla capitale la sua attività registica. La Cineteca Nazionale ed il Festival Internazionale del Film di Roma hanno reso il giusto omaggio a poche settimane dalla morte del regista che più ha legato il suo nome ai fasti della Città Eterna. Sono stati proiettati due suoi film: La Tosca e Arrivano i bersaglieri. La Tosca (1973) è la prima «delle tante Tosca viste sullo schermo» che si «distacca dalla tradizione togata ed accademica nel tentativo di affrontare la roboante materia sul filo teso dell’ironia, con le battute tronfie e lacrimose di Sardou sostituite con altre non più patetiche e a volte dissacranti, e con le arcate pucciniane messe a tacere per far posto alle marcette che il solito Armando Trovajoli compone per le commedie di Garinei e Giovannini» (Achille Valdata, «Stampa Sera»). Come notava Aldo Scagnetti sulle pagine di «Paese Sera» il film di Magni rappresenta «un’operazione del tutto nuova per l’Italia cinematografica: che è quella di offrire un volto nostrano ad un “genere”, il musical, che se ha avuto fortuna altrove, nella Penisola non ha mai trovato una sua giusta strada». Con Arrivano i bersaglieri (1980) Luigi Magni racconta l’epilogo della storia romana papalina con la presa di Porta Pia e il tentativo di un principe di fermare la Storia. Ma come Magni ci ha insegnato la Storia non si può fermare ma solo rievocare con sguardo ironico e disincantato.Altro capitolo del festival cui vogliamo dedicare una doverosa menzione: il Premio alla carriera 2013. Ebbene, il festival romano ha attribuito il premio al grande regista russo Aleksej Jurevič German, scomparso nel febbraio scorso. Premio ritirato dai familiari dello stimatissimo cineasta russo. La straordinaria integrità artistica di German e l’intervento della pesante censura del terribile regime sovietico, che ha regolarmente bloccato l’uscita dei suoi film delineati dalla piena libertà di pensiero del regista, ha limitato la produzione di German a soli cinque lungometraggi. Questo ha limitato non solo la quantità di lavori firmati dal rigoroso e libero cineasta russo, ma ne ha impedito la piena riconoscibilità del pubblico, tanto che sono in molti in questi giorni a chiedersi chi fosse questo regista al quale, giustamente, i responsabili del festival di Roma hanno assegnato l’importante riconoscimento alla carriera. La statura di German ha pochi eguali nel cinema moderno; con Andrej Tarkovskij e Aleksandr Sokurov fa parte di un fenomenale trittico russo che ha rivoluzionato il modo di pensare il cinema. A margine della consegna del premio ai familiari di German, la proiezione dell’ultimo film del regista russo, Hard to Be a God, epica opera di fantascienza filosofica, tratta dal celebre omonimo romanzo dei
fratelli Boris e Arkadi Strugatski. Giovedì 14 novembre, alle ore 10, al Museo MAXXI, si svolge la tavola rotonda, moderata da Aliona Shumakova, dal titolo Il coraggio della forma e la forma del coraggio: il cinema di AleksejJurevič German, con Andrey Plakhov, Svetlana Karmalita, Alexey German jr, Leonid Yarmolnik ed altri ancora.
Non sono in molti a conoscere i titoli in concorso in questi giorni a Roma, dove – peraltro – l’offerta tra concorso e fuori concorso è veramente notevole. Approfittiamo, quindi, per ricordare quali siano i film in concorso; un elenco che rappresenta una doverosa guida e la risposta ad una legittima curiosità dei lettori e dei cinefili. Ecco i film che si stanno contendendo il palmarès romano: Manto Acuífero (di Michael Rowe), Dallas Buyers Club (di Jean-Marc Vallée), I Am Not Him (di Tayfun Pirselimoglu), Entre nós (di Paulo e Pedro Morelli), Her (di Spike Jonze), A vida invisível (di Vítor Gonçalves), Acrid (di Kiarash Asadizadeh), Sorrow and Joy (di Nils Malmros),Quod Erat Demonstrandum (di Andrei Gruzsniczki), Out of the Furnace (di Scott Cooper), I corpi estranei (di Mirko Locatelli), Blue Sky Bones (di Jian Cui), Seventh Code (di Kiyoshi Kurosawa), Volantin cortao (di Diego Ayala e Anibal Jofré), Take Five (di Guido Lombardi), Tir (di Alberto Fasulo), Another Me (di Isabel Coixet), The Mole Song – Undercover Agent Reiji (di Takashi Miike).
Prima di concludere, un’occhiata proprio al concorso. Vogliamo dedicare una menzione, che ci sembra decisamente opportuna, al film Out of the Furnace (USA, 2013), di Scott Cooper, con Christian Bale, Casey Affleck, Woody Harrelson, Forest Whitaker, Zoë Saldaña, Sam Shepard, Willem Dafoe. La sinossi: Russell Baze (detto “Slim”) non fa una vita facile. Di giorno, operaio senza nessuna prospettiva di futuro nell’acciaieria locale; di notte si prende cura del padre malato terminale. Suo fratello Rodney, reduce da una missione in Iraq, resta coinvolto nel giro di una delle più brutali organizzazioni criminali del nord-est degli Stati Uniti che organizza incontri clandestini di lotta. Quando Rodney scompare misteriosamente, di fronte all’incapacità della polizia di fornire delle risposte credibili, Russell, che non ha niente da perdere, decide di mettersi personalmente alla ricerca del fratello, rischiando la vita pur di scoprire che fine abbia fatto. Il resto è sotto il segno della tragedia e della consequenziale ricerca della vendetta. Ma non diciamo di più su questo film che merita l’attenzione del pubblico, così come ha attirato – proprio oggi – quella della stampa alla prima proiezione, in anteprima mondiale, qui a Roma. Non ci sorprenderebbe la presenza del film di Cooper nel palmarès finale del festival; ma è presto per parlarne, sia perché ci sono altre pellicole in concorso da visionare, sia perché la tendenza della giuria non è nota, e c’è molta riservatezza su ciò. Vedremo nei prossimi giorni.
