Dialogo Sociale Europeo, forza di modernizzazione e cambiamento

IMG_5389“L’attuazione nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie di una procedura per l’informazione e la consultazione dei lavoratori rappresenta un banco di prova per chi vuole veramente dare impulso a un ammodernamento delle relazioni industriali anche  in chiave organizzativa. Da questo punto di vista nel prossimo semestre di presidenza italiana sia le parti sociali che il Governo Renzi possono misurarsi in una sfida costruttiva dove possono vincere tutti”. È quanto recentemente affermato da Maria Grazia De Angelis presidente dell’Associazione Italiana di Studio del Lavoro  nel corso del convegno” “Dialogo Sociale Europeo, forza di modernizzazione e cambiamento” organizzato da AISL_O il 14 marzo 2014 a Palazzo del Gallo presso gfstudio. Il dialogo sociale richiedendo  una stretta collaborazione tra   le organizzazioni sindacali, le organizzazioni degli imprenditori e le Istituzioni pubbliche garantisce alle parti sociali un ruolo essenziale nella governance dell’UE in quanto contribuisce a definire, a livello sovrannazionale le norme sociali europee. ROMANO BENINI docente di politiche del lavoro ha infatti affermato  “ solo dalla condivisione di regole e strumenti comuni sulle relazioni industriali e per il dialogo sociale è possibile un’Europa del lavoro e della collaborazione tra le nazioni e limitare gli effetti distorsivi del mercato finanziario e della competizione.” La diffusa sensazione che l’ordinamento comunitario privilegi solo  la componente economica del mercato rispetto alla componente sociale e che coinvolga raramente, o solo in via informale , le parti sociali è di fatto confutata da una serie di direttive che spingono ad un ordinamento europeo che faccia della politica sociale uno dei tratti caratterizzanti. Secondo PAOLO CANNAVO’: “ Il Dialogo Sociale Europeo è uno strumento complesso, ma efficace in Europa, in grado di creare un’etica industriale condivisa in EU27. Il sistema integrato delle Costruzioni sembra essere quello più idoneo a introdurlo inizialmente in Italia”. Le Associazioni europee delle parti datoriali (Es.: EUROBUSINESS,  UEAPME, etc ), quelle dei lavoratori di ogni settore e inquadramento (Es.: CES, EUROCADRES e CEC, etc)  e la stessa  Commissione Europea sono i protagonisti attivi del DSE Dialogo Sociale Europeo, una consultazione reciproca articolata a più livelli in forma bilaterale o trilaterale tesa a risolvere concretamente problemi sociali, soprattutto se collegati al mondo del lavoro. Numerose Direttive degli ultimi decenni, molte delle quali già convertite in Italia, disciplinano forme e contenuti Il DSE ai diversi livelli. L’ Unione Europea, rendendo esplicito sul piano normativo il dialogo sociale, riconosce alle parti sociali la possibilità di diventare i principali operatori nella costruzione dell’Europa Sociale. In concreto con lo strumento del DSE le parti sociali hanno la possibilità di affrontare  e regolamentare  a llivello europeo temi  rilevanti quali  l’occupazione, la modernizzazione del mercato del lavoro, il miglioramento delle competenze e delle qualifiche dei lavoratori, la promozione delle pari opportunità, la prevenzione di tutti quei fenomeni che creano disagio lavorato, quali lo stress, il mobbing, le molestie. L’Avv. MAURIZIO CERCHIARA, presidente Consulegint, ha evidenziato come “nell’ambito  del Dialogo Sociale Europeo sono auspicati accordi per l’applicazione dell’istituto della partecipazione del lavoratore subordinato ai profitti dell’azienda e per la regolamentazione della Finanza  affinché non scarichi più i suoi devastanti effetti sull’economia reale, fondata sul lavoro e sull’impresa””. Secondo MICHELE TRIPALDI presidente AIDP Lazio  “E’ forse giunto il momento in Italia, partendo dagli spunti e dalle indicazioni provenienti dal Dialogo Sociale Europeo, di riprende quella parte “sana” della nostra tradizione sindacale legata alle relazioni industriali “responsabili” e che ha visto, ad esempio nella politica dei redditi e nella concertazione degli anni 90, un importante strumento di confronto e di gestione delle principali leve socio-economiche del sistema paese. Per troppo tempo, nell’illusione di “liberarsi” da lacci e lacciuoli si è inteso “procedere divisi”, nell’illusione che la vera libertà sia la solitudine e non invece una sana e costruttiva “partecipazione responsabile”. Questa crisi, che non è più congiunturale ma “geologica”, ce lo impone!”. I motivi per cui in Italia questo strumento  è poco conosciuto sono stati stigmatizzati da  Sergio GRAZIOSI, Presidente onorario della FICT (Federation Européenne des Cadres des Transports) il quale ha avuto modo di constatare come “la FICT ha più volte tentato di inserirsi nelle commissioni del dialogo europeo  settoriale senza però riuscirci. Infatti  tali commissioni, dove siedono rappresentanti del mondo delle imprese e del mondo sindacale sono praticamente monopolizzate dalla CES ,Confederazione europea dei Sindacati, dove militano le nostre CGIL, CISL e UIL. La CES, che  organizza anche i Cadres nell’associazione  EUROCADRES, si è  blindata e non permette l’acceso a nessuno”. Fernando CECCHINI, esperto disagio lavorativo e mobbing, ha sottolineato “la scarsa sensibilità e attenzione, da parte di tutte le parti sociali italiane e degli stessi media, all’applicazione di accordi quadro europei già consolidati  come quello in tema di stress da lavoro correlato e quello riguardante le violenze morali in ambito lavorativo”. Conclude Maria Grazia DE ANGELIS affermando come dal dibattito “è emerso che allo stato attuale in Italia rimane  ancora  inespresso quel livello relazionale tra le parti sociali  che, nella maggioranza dei paesi membri, dovrebbe determinare  i contenuti del rapporto di lavoro e provvedere alla distribuzione della ricchezza prodotta dal Paese secondo criteri di equità e solidarietà sociale”.

 

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