Punture di zecche: casi di malattia di Lyme aumentano notevolmente in Italia

image011ITALIA – Con l’arrivo della bella stagione, aumenta anche l’allarme zecche che quest’anno sono attive in gran numero. Più si trascorre tempo all’aria aperta in campagna, nei prati, nei boschi o anche nelle spiagge e più aumentano i rischi di essere punti da questo antipatico insetto. Risultato: Entro la fine della settimana scorsa, a 5000 persone in Italia è stata diagnosticata la malattia di Lyme mentre ad altre 35 persone l’encefalite provocata dalle piccole sanguisughe. Molte le persone che si sono rivolte ad un medico per una puntura di zecca. Intanto non sono previsti una diminuzione dei casi ma anzi un aumento a causa della densità numerica di quest’anno delle zecche. In Italia i casi più frequenti si registrano al Nord, in Liguria, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige, dove la Lyme è endemica e dove esistono dei centri specifici di sorveglianza epidemiologica. La borreliosi di Lyme deve il nome all’omonima cittadina americana in cui fu descritto il primo caso nel 1975. La malattia di Lyme è oggi la più diffusa e rilevante patologia trasmessa da vettore con diffusione nelle zone geografiche temperate ed è seconda, per numero di casi, solo alla malaria fra le malattie che richiedono un vettore artropode per la diffusione. L’infezione, di origine batterica, colpisce prevalentemente la pelle, le articolazioni, il sistema nervoso e gli organi interni. Può manifestarsi con sintomi gravi, persistenti e, se non viene curata, assume un decorso cronico. L’agente patogeno, la Borrelia, è un genere di batterio. Della malattia di Lyme si conosce la causa (il morso di una zecca) ma si discute molto su tutto il resto: i sintomi, la diagnosi, la terapia. Il batterio Borrelia burgdorferi sensu striato è presente in Europa ed è l’unico agente di infezione nel Nord America, il Borrelia afzelii e il Borrelia garinii sono invece presenti in Europa, Asia e Africa. Questi germi vengono trasmessi all’uomo attraverso la puntura di zecche dure del genere Ixodes e forse anche dalle Amblyomma e Dermacentor (le zecche del cane). I principali serbatoi dell’infezione sono rappresentati da animali selvatici (roditori, caprioli, cervi, volpi, lepri). Clinicamente i primi sintomi della malattia sono intermittenti e mutevoli. La malattia inizia tipicamente in estate e all’inizio si manifesta con una macchia rossa che si espande lentamente. Entro qualche settimana (che in qualche caso possono diventare mesi), si possono sviluppare disturbi neurologici precoci caratterizzati da artralgie migranti, mialgie, meningiti, polineuriti, linfocitoma cutaneo, miocardite e disturbi della conduzione atrio-ventricolare. I sintomi sono fluttuanti e possono durare per mesi e cronicizzare. L’ultima fase della malattia a distanza di mesi o anni dall’infezione, è caratterizzata da alterazioni a carico dell’apparato muscolo-scheletrico (artrite cronica), del sistema nervoso centrale e periferico (meningite, encefalomielite, atassia cerebellare, polineuropatie sensitivo–motorie, disturbi del sonno e comportamentali), della cute (acrodermatite cronica atrofica) e dell’apparato cardiovascolare (miopericardite, cardiomegalia). Dal momento che gli esami di laboratorio non sono sempre in grado di confermare o escludere in modo definitivo la malattia, la decisione di iniziare il trattamento antibiotico dovrebbe essere presa sulla base della diagnosi clinica e dei dati anamnestici ed epidemiologici. La malattia non porta a sviluppare immunità, per cui l’infezione può essere contratta più volte nel corso della vita. Il modo più efficace per limitare l’infezione e le possibili conseguenze è quello di educare chi frequenta le aree endemiche per limitare il più possibile la puntura delle zecche: quando si frequentano aree boschive e prati bisogna usare vestiti chiari, che consentono una migliore individuazione di tali parassiti, e piuttosto spessi con calzature serrate alle caviglie e maniche lunghe chiuse ai polsi. Dovrebbe essere prassi di chiunque, dopo la scampagnata, effettuare un’attenta osservazione sui vestiti e sulle aree cutanee esposte, così da consentire la rimozione precoce di eventuali insetti, utilizzando una pinzetta, la quale non deve schiacciare la zecca, ma afferrarla nel punto in cui inserisce l’apparato boccale nella cute; la ferita dev’essere ovviamente disinfettata immediatamente. Il rischio di trasmissione di agenti infettivi, infatti, è tanto minore quanto più breve è la permanenza del parassita nella cute. In ultimo, anche sulle spiagge sono stati segnalati casi di punture di zecche e conseguenti contagi, sia per la diffusissima prassi di portare i cani in spiaggia che per la presenza di randagi che in alcune località balneari si spostano indisturbati. È ovvio che un tuffo in mare può limitare i rischi di punture, ma un controllo della propria pelle dopo una giornata a mare non fa mai male.

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