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The Congress (official)ITALIA – “The Congress” è il titolo del nuovo film di Ari Folman (ricordate il suo bel precedente “Valzer con Bashir”, Golden Globe come miglior film straniero nel 2008?), in uscita sugli schermi italiani questo giovedì, 12 giugno. Folman, oltre a dirigere il film, ne ha scritto la sceneggiatura, prendendo spunto dal libro “Il congresso futurista” di Stanislaw Lem. Interpretato da Robin Wright (Robin), Harvey Keitel (Al), Paul Giamatti (Dr. Barker), Jon Hamm (Dylan), Danny Huston (Jeff), Sarah Sami Gayle (Sarah), il film vede Robin Wright che interpreta se stessa e che riceve da un grande Studio l’offerta di vendere la sua identità cinematografica: verrà scansionata e di lei verrà creato un campione così che lo Studio possa utilizzare la sua immagine a piacimento in qualsiasi tipo di film di Hollywood – anche i più commerciali da lei in precedenza spesso rifiutati. In cambio, Robin riceverà una cospicua somma di denaro, ma soprattutto, lo Studio promette di mantenere il suo alias digitale per sempre giovane – per l’eternità – in ogni film. Il contratto ha una validità di vent’anni. È a questo punto che Robin viene catapultata in un mondo animato dove si scoprono le sue tribolazioni successive alla firma e fino al momento in cui lo Studio decide di trasformarla in una formula chimica. Nel suo romanzo “Il Congresso del Futuro”, il noto scrittore di fantascienza Stanislaw Lem predisse una dittatura chimica mondiale ad opera di importanti case farmaceutiche. Scritto nei tardi anni sessanta, il libro ci racconta un mondo in cui i produttori di medicinali hanno il pieno controllo sulle nostre emozioni, dall’amore e i desideri, alla gelosia e la paura. Lem, considerato il più grande profeta e filosofo della fantascienza (assieme a Philip K. Dick), non aveva idea di quanto la sua previsione fosse azzeccata rispetto agli albori del terzo millennio. Nel mulinello psicochimico predetto da Lem, l’adattamento cinematografico di questo romanzo introduce le attuali tecnologie cinematografiche del 3D e del motion capture, che minacciano di soppiantare il cinema con cui siamo cresciuti. “The Congress” porta le immagini computerizzate a un livello tecnologico più avanzato, trasformandole in una formula chimica. Da questo momento chiunque può assumere la sostanza corrispondente e compilare nella propria mente i film che da sempre desidera vedere, mettere in scena le proprie fantasie utilizzando come cast gli attori che predilige. In questo mondo, queste ammirate creature cinematografiche diventano futili relitti senza contenuti, di cui nessuno ha memoria. Dove vanno, allora, questi attori dopo aver venduto la loro anima e la loro identità a questo Studio malefico? Il filmcomprende sequenze quasi documentaristiche di live-action che ci raccontano una di queste attrici, Robin Wright, che – come già anticipato – accetta l’offerta di essere scansionata e firma un contratto vendendo la sua identità allo Studio, per poi essere catapultata in un mondo animato che dipinge le sue tribolazioni successive alla firma, fino al momento in cui lo Studio decide di trasformarla in una formula chimica. Soltanto l’ipnotica combinazione di animazione – con la meravigliosa libertà che conferisce all’interpretazione cinematografica – e live-action quasi documentaristica, riesce ad illustrare la transizione della mente tra influenze psico-chimiche ed una realtà ingannevole. Per dirla con le parole dello stesso Ari Folman, “The Congress” è prima di tutto un fantasy futuristico, ma è anche una disperata richiesta d’aiuto ed un grido di nostalgia per il vecchio cinema che conosciamo ed amiamo. Sempre Folman, ci racconta come sia nata l’idea di adattare al grande schermo il romanzo cult fantasy di Lem. “La prima volta che ho letto il romanzo di Lem avevo 16 anni ed una vera fissazione per la fantascienza e me ne sono innamorato. La seconda volta è stata durante la scuola di cinema, quando ho deciso che avrei realizzato un progetto cinematografico partendo da quel testo. È stato soltanto dopo aver indagato molto il campo dell’animazione durante le lavorazioni di Valzer con Bashir, che ho avuto una visione su come l’avrei adattato. Mi ci è voluto un anno intero per scrivere la sceneggiatura e mi sono distanziato molto dal testo originale, ma tornandoci sempre quando mi sentivo perso durante il processo creativo. Credo che lo spirito del romanzo costituisca un’enorme parte del film, ed è certamente molto presente nelle sequenze di animazione”. In conclusione, non posso non fare un cenno a qualcosa che mi appartiene, avendo fatto parte per tutta la sua storia ultra-decennale al Movimento Cine-Culturale Distopia, fondato dal giornalista Gianluigi Luccarelli, e che mi ha visto in “prima linea” al fianco di Michelangelo Gregori, Stefano Macera, Alberto Nuzzo e tanti altri ancora. Difatti, “The Congress” presenta una visione di Hollywood e dei grandi film prodotti dalle Major fortemente distopica. In fase di presentazione del film alla stampa, alla domanda se sia così che vede quella parte dell’industria e se il suo film rifletta una qualche paura per il futuro del cinema, Ari Folman ha risposto: “Mentre a Los Angeles cercavo una location adatta a girare la scena della scansione, sono rimasto scioccato quando ho saputo che una stanza di quel tipo esisteva già. Gli attori vengono scansionati già da qualche anno oramai – quella tecnologia è già disponibile. Oramai gli attori in carne ossa non servono più nell’era post-Avatar. Immagino sia l’economia oggi a decidere se la prossima generazione di film sarà con attori scansionati, o con una generazione completamente nuova di attori costruiti ad arte. Essendo un ottimista, credo che la scelta di attori in carne ed ossa prevarrà e spero che questo film fornisca un piccolo contributo nel raggiungimento di tale obiettivo”.

 

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