Da sette anni a zero: azzerata in appello la condanna al leader del centrodestra italiano

Berlusconi, Ruby, la giustizia e la politica

Ci sono voluti quattro anni, per dichiarare che a carico di Silvio Berlusconi l’accusa di concussione “non sussiste” e quella di prostituzione riguarda fatti che “non costituiscono reato” – Crollati i teoremi della procura di Milano che hanno incrinato il primato politico del centrodestra italiano

di Maria de los Angeles Garcia*

La clamorosa sentenza d’appello del processo “Ruby”, che ha assolto Silvio Berlusconi dalle infamanti accuse di concussione e prostituzione, ha riabilitato il leader del centrodestra italiano. Facile a dirsi, più difficile de capirsi. Come è stato possibile gettare nel fango la reputazione personale del più prestigioso imprenditore italiano e la credibilità internazionale del leader del centrodestra italiano che, anche per effetto delle infamanti accuse e della pesantissima condanna di primo grado, da presidente del consiglio in carica, aveva lasciato ogni incarico, inseguito dai sorrisini della Merkel e di Sarkozy? Chi riparerà i danni all’immagine del nostro Paese? Come sarà possibile ripristinare il prestigio e la onorabilità del più volte presidente del consiglio? Chi e come potrà restituire al centrodestra i milioni di voti perduti alle elezioni nazionali e alle europee, insieme al primato politico in Italia e in Europa? L’assoluzione del 18 luglio è certamente un gesto di civiltà giuridica e democratica che conforta gli animi di chi nella democrazia e nella giustizia, in Italia, ha sempre creduto. Ma conferma anche che in Italia, in pieno XXI secolo, – all’interno dei palazzi di giustizia – è possibile dar corpo a processi e sentenze in grado di mettere a dura prova i presidi fondamentali della civiltà politica. Ci sono altri due “fatti” contemporanei alla sentenza che ci permettono di usare questi toni e di discutere di queste categorie “sociali”, con la consapevolezza di non essere spinti da spirito di parte. In questi giorni il palazzo di giustizia di Milano ha visto esplodere sia il caso del ricorso al Csm del procuratore vicario per segnalare una serie di irregolarità gestionali nella gestione della stessa Procura, che il clamoroso deferimento alla sezione disciplinare del Csm di Ilda Boccassini, accusata di aver nascosto alcuni atti alla conoscenza della direzione nazionale antimafia. Due episodi che confermano – senza possibilità di dubbio – che i palazzi di giustizia sono attraversati da guerre tra correnti, che si giocano senza badare al rispetto delle regole. Comportamenti che sono eclatanti proprio perché frutto di un cinismo comportamentale troppo simile alla politica quanto dissimile dalla sacralità della giustizia.

Un punto di partenzaBerlusconi-silvio

La sentenza che riabilita Berlusconi è comunque un punto di partenza.

In una lettera che il presidente di Forza Italia ha mandato ai suoi fedelissimi, Berlusconi ha voluto condividere la gioia di questa notizia con i suoi familiari e ai – non tantissimi – dirigenti e militanti del partito che sono rimasti al suo fianco in questa fase di repentina caduta di potere e credibilità. Un punto di “minima” che era stato stigmatizzato da fughe, tradimenti, dissensi, fughe in avanti. Gesti miserabili compiuti da piccoli uomini e piccole donne usi a sedurre ed essere sedotti solo dalle sirene del potere. Un contesto che aveva fatto scendere l’asticella delle preferenze di Forza Italia al di sotto di ogni minimo storico. A conferma che il fine ultimo della battaglia giudiziaria era non solo politico, ma perfino elettorale. Dalla Corte d’Appello di Milano si riparte. E credo di poter affermare che uno degli ambiti in cui c’è più da fare, in cui è possibile recuperare più terreno, è il mondo dell’emigrazione italiana. Gli italiani all’estero sono stati infatti i primi ad avvertire il disagio delle accuse sollevate a capo del leader del centro destra che – in quel periodo – era incidentalmente anche il capo del governo italiano. Se ne sono vergognati. Perchè quelle accuse – e quella pesantissima condanna – avevano gettato una luce inquietante sull’uomo che, se non politicamente, almeno istituzionalmente li rappresentava. Adesso che quell’infamia è cancellata, bisognerà riconquistare la fiducia. Bisognerà far sapere all’estero cosa è realmente accaduto. Spiegare che non era vero niente. E che si era costruito un teorema giudiziario senza riscontri con né con la verità, né con i principi della giurisdizione. Si è trattato di una “bolla” speculativa politico-giudiziaria. Che ha prodotto effetti devastanti, che abbiamo il dovere di annullare. Nel più breve tempo possibile. Un anno dopo, sotto inchiesta, in Francia, c’è adesso Sarkozy. Mentre autorevolissimi uomini politici – un ministro statunitense e l’ex premier spagnolo – hanno raccontato attraverso libri che nessuno ha mai smentito, che alcuni poteri forti europei hanno fatto di tutto, due anni fa, per far cadere il governo di Silvio Berlusconi. Utilizzando a questi scopi ogni mezzo, a partire dalle banche e dallo spread.

Riscrivere la cronaca

A volte, intrighi e potere, hanno indotto a una visione della storia che ha avuto bisogno – nel tempo – di essere più volte riletta e riscritta. Grazie al lavoro di storici e ricercatori. Questa volta, grazie a giudici e giornalisti, potremo agire tempestivamente. Riscrivendo – subito – la cronaca. Rileggendo i fatti sotto la luce della pura verità. Epurati dagli effetti malevoli e sconcertanti, prodotti da un modo anomalo e scorretto di intendere la lotta politica.

Auguri a Silvio Berlusconi. E Auguri a tutti gli italiani.

* coordinatore dei club forza Silvio all’estero

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