La Borgogna nel bicchiere

imagesCompito arduo questa volta… parlare della Borgogna, senza farsi influenzare questa sana passione, per una regione vinicola che mi regala vini incredibili. Poi, se andiamo alla scoperta di piccoli produttori, tra le infinite parcellazione delle vigne… è ancora più entusiasmante.
Mi piace raccontare le degustazioni che si svolgono al Fusion Caffè di Gubbio, in collaborazione con l’enoteca Calzuola. Mi piace anche perché la serata è giocosa, si impara e si confronta. La nuova stagione autunno inverno è stata battezzata da un viaggio in Borgogna… più tappe per conoscere vini territori e cantine.
Quando si dice Borgogna…. l’immaginazione crea vasti spazi e orizzonti. È un nome capace di evocare un mondo, colori, aromi e miti. È la terra di magnifici Pinot Noir, di grandi Chardonnay. Terra di grandi nomi capaci di affascinare chiunque.
Un viaggio fantastico, quanto reale, tra vigne e vignaioli, di una terra quasi magica, di uomini campanilisti quasi all’eccesso. Vigne che creano paesaggi, e confini che seguono la natura.
Storicamente la Borgogna non era terra di vini paragonati al Bordeaux. Ma la storia, le terre e gli uomini, hanno saputo lavorare in una sinergia unica, nel rispetto più totale del territorio, della terra stessa, del pedoclima, dell’esposizione e del vitigno. Un insieme di piccoli valori che fanno grande il vino e il territorio stesso. Per me meta di immaginazione e piacere gustativo dei suoi vini. Regione tra molte, che non finirò mai di conoscere in senso di vini, in modo particolare. Questo perché ogni territorio, ogni vigna, ogni terreno e microclima, ogni terroire e ogni finage, hanno vignaioli, storie e generazioni da raccontare tramite il vino!
E così, questo primo incontro è dedicato un po alla storia e alla geografia; un preambolo essenziale, per cominciare a conoscere e capire i vini.
La Brgogna si adagia lungo il corso del fiume Saona, la regione francese è situata ad est, e va da Digine a Nord, a Santenay a Sud. Una striscia di terra,50 chilometri, da percorrere col fiato sospeso.
La parte più importante e ambita della Borgogna è a Nord, la Cote d’Or. A sua volta si divide in due zone: Cote de Nuits (la più a Nord) dove si produce esclusivamente Pinot Noir, e la Cote de Beaune, terra sia di rossi, che degli Chardonnay.
I monaci Benedettini avevano ereditato il sapere enologico dai romani, hanno sempre lavorato con meticolosità, ovunque erano le loro Abbazie. Qui, già nel sesto secolo avevano distinto aree di produzione del vino, che avevano una forte tipicità. Particelle di terre capaci di esprimere la personalità unica ed inconfondibile del Pinot Noir. Eredità culturale che è giunta fino a noi.
Il Pinot Noir è un vitigno esigente e… scontruoso, dalle facili mutazioni genetiche. Vuole terre calcaree e teme le nebbie; è di facile ossidazione una volta vinificato, ma ha un’eleganza, una finezza olfattiva e una suadente freschezza inimitabile. Un fascino attraente. Non è sempre ben disposto all’invecchiamento, dato che è povero di tannini, ma grazie all’età delle vigne, anche di 80, 90 anni, che affiancano le nuove, questo problema viene ovviato. I suoi profumi regalano emozioni sempre nuove che si apprezzano sia nei vini giovani, che in quelli che hanno già passato degli anni in cantina. La Barrique, sembra che solo in questa terra, riesce ad essere un vero e propri contenitore per fare il vino, e non un mezzo per esaltarlo o modificarlo. Quasi sembra che non venga utilizzata. Generalmente sono Barriques utilizzate già numerose volte, utilizzate dai piccoli produttori, quelli che hanno pochi filari, a volte anche un solo. Per cui da sempre è servito un piccolo contenitore, perché, si sa, il recipiente deve restare colmo, senza ossigeno altrimenti l’ossigeno ossida il vino.
Insomma, Napoleone espropria ai monaci Benedettini e alla nobiltà le terre, che furono scomposte e parcellizzate in un mosaico vero e proprio. Ecco come nasce la grande parcellazione dei vigneti, tramandata per generazioni, scomposta ulteriormente a causa delle successive eredità.
La strada statale 74 crea una specie di confine per la qualità dei vini.
A valle, dove è minore il drenaggio vi sono i vini meno importanti. I migliori si trovano salendo verso la collina. Una fascia altimetrica che sale verso i boschi.
Il ‘900 vede la classificazione dei vini. Menzione generale è Bourgogne; Village vede i vini prodotti con uve provenienti da un unico villaggio. Premier Cru, che raccoglie 562 vigneti, prevede il nome del villaggi più il nome del vigneto. Gran Cru, per soli 33 vigneti, prevede solo il nome del vigneto.
Seguiranno le degustazioni che abbiamo realizzato, a me l’arduo compito di raccontare questi vini affascinanti quanto misteriosi, difficili da spiegare in una degustazione guidata, a me è stato concesso l’arduo compito.
Nelle prossime pubblicazioni, il viaggio gustativo…. vi aspetto, ai prossimi appuntamenti di lettura!

 

Isabella Ceccarelli

Autore: Isabella Ceccarelli


Isabella Ceccarelli, classe ’75, giorno e mese fatale: 11 Novembre, data dedicata a San Martino, quando ogni mosto è vino. La contraddistingue una spiccata passione per il vino. Ma anche per l’arte e la poesia. Partecipa a mostre ed è instancabile nello scrivere poesie e pensieri (che vorrebbe mettere in un blog). Tutto legato dall’ormai sconosciuto filo conduttore dei sentimenti e dalla vena di una sottile cultura.
Cell. +39 346 0632204

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