All’Expo di Milano “I mercati siciliani e l’Arte: tradizioni della cultura culinaria del cibo da strada”

Una visita guidata alla storia e alle tradizioni della Sicilia attraverso il cibo e l’Arte.

foto artistaUna visita guidata alla storia e alle tradizioni della Sicilia attraverso il cibo e l’Arte. E’ questo l’intento del pittore Dimitri Salonia, artista messinese fondatore della Scuola Coloristica Siciliana che ha presentato all’Expo di Milano, un evento su “I mercati siciliani e l’Arte: tradizioni della cultura culinaria del cibo da strada. Risvolti sociali ed etnoantropologici”. All’evento ha partecipato anche l’artista Lidia Monachino della Scuola Coloristica Siciliana. Salonia ha illustrato le manifestazioni popolari dei più noti mercati della Sicilia, già descritti in passato anche da Bufalino e dipinti da Guttuso. Realizzata anche un’installazione multimediale, ricreando sul posto l’atmosfera di un vero mercato siciliano utilizzando un metalinguaggio artistico, che ha esaltato il contenuto delle sue opere. Il senso interpretativo dei quadri difatti, non è solo nella pittura, ma nello spazio creativo formato della “cornice” realizzata intorno. La scenografia di Salonia ha modellato gli oggetti plasmandoli concettualmente, e in un turbinio di voci, suoni, e colori, i quadri, sono stati apprezzati immaginando i luoghi rappresentati, e, allo stesso tempo, sentendone la presenza. Evidenziato anche il ruolo del cibo da strada, che riesce a tramandare importanti valori culturali, identitari ed etnici. I mercati siciliani più famosi da Ballarò alla Vucciria, sono difatti, luoghi dove la socializzazione, le grida, gli sguardi, la gestualità, assumono significati particolari. Nella scena gastronomica urbana si passa dalla tradizione al gourmet,  elaborando la  tendenza street food, coniugano il linguaggio dei sapori con quelli della cultura e della comunicazione si inventano ‘brand’ urbani. Sono anche però una rappresentazione rituale che permette di creare un’anima sociale come spiega lo stesso Dimitri Salonia: “Con i pastelli ho scritto del colore sofferto dell’ultimo mercato, ho registrato il calore variopinto del suono delle sue voci, ho fermato il brillio variopinto e gioioso della merce di prima scelta e quello smorto della privazione, ho registrato il colore acceso delle grida di “banniata” e quello arrabbiato della concorrenza, ho visto  con l’anima e con i sensi il rosso dei teloni e il grigio della pioggia, trafitti da un raggio di sole, ho sentito le acri tinte del marcio degli scarti e dell’olezzo dei rifiuti. I mercati hanno smascherato la tragica allegria, analizzando le reti misteriose e molteplici  dell’anima malinconica dei siciliani. Ho fermato il perpetuarsi e l’espandersi di quel grido di mercati lacerati dal tempo, ancora vivo sotto i rossi ombrelloni che immersi e sommersi nella solitudine di un apparente letargo, si accendono di qualche rara figura di un uomo e di donna, fino a creare l’animazione di una folla ancora muta, dove il singolo si perde in trasparenze luminose”.  Dimitri Salonia poi accenna anche alla funzione dei mercati come luogo da preservare rispetto alla modernità del non luogo come può essere un Centro commerciale. “Nella culla protettiva del quartiere – spiega Salonia – ai tempi dell’antica memoria, c’erano i mercati rionali, pieni di vita, di voci  e di colori, prima di essere uccisi dall’accetta della bonifica e del restauro, della distruzione del bello e del buono. Quei personaggi, incastonati in angusti spazi di relazione, degradati e persi, con le loro voci e le loro antiche lingue, hanno tentato di presidiare ancora, fino alla fine, quei mitici luoghi, agonizzanti, che non vogliono morire, nel paradosso della loro fisica dissoluzione, e tuttavia vivono ancora nelle indistruttibili fortezze del nostro ricordo. E ti sembra che gli allegri personaggi di questo palcoscenico incantato, pittori immaginosi di questo sbadiglio dell’umanità, si risvegliano da un sonno millenario, per cantare con te un coro, che si sbriciola tra le dita”. L’artista nei mercati rappresenta soprattutto la gioia di vivere dei siciliani che, come dice lo il critico Vittorio Sgarbi nella monografia di Salonia è un aspetto ricorrente nella sua Arte: “Per Dimitri Salonia, la Belle Epoque non è mai finita. Sta ancora dentro di noi, se solo lo vogliamo (Vittorio Sgarbi). L’Artista – Dimitri Salonia, talento precoce vocato alla pittura, fin dalla più tenera età frequenta la bottega del nonno materno Michele Amoroso, pittore figurativo di stampo impressionistico, esponente della scuola dei macchiaioli napoletani, e allievo di Domenico Morelli. Creatore di uno stile personale e inconfondibile, fonda la Scuola Coloristica Siciliana.  Salonia trae ispirazione dall’arte e dalle tradizioni siciliane; apprezza e studia gli antichi mestieri dei decoratori di carretti siciliani, i pannelli lignei dei cantastorie erranti, i teatrini dell’Opera dei Pupi, la brulicante umanità e il dissennato vociare dei mercati siciliani. Proprio questi ultimi saranno oggetto di una importante collezione esposta con successo in gallerie e musei di tutto il mondo.  Nelle sue opere reinventa – senza snaturarla – la matrice popolare siciliana, l’evoluzione dell’Arte Bizantina e Arabo Normanna, l’impasto coloristico filtrato dalla cultura del Rinascimento e dalla policromia dell’Impressionismo  Le sue opere sono esposte nei più prestigiosi musei europei, in tante chiese italiane e nei conventi Basiliani della Sicilia. Degno di menzione il grande dipinto di Fragalà sulla battaglia di Ruggero d’Altavilla contro i mori. Molto ammirata la sua installazione a Salina per il ventennale della morte di Massimo Troisi. La Scuola Coloristica – Qualcosa di nuovo, anzi d’antico. Salonia ha fondato la Scuola Coloristica Siciliana inventando l’arte a più mani, grazie alla quale tanti artisti, assorbendo la linfa vitale e culturale del maestro Dimitri, hanno mostrato al mondo la tradizione dell’arte Siciliana e soprattutto i suoi splendidi colori. Critici che hanno elogiato l’artista: Vittorio Sgarbi, Luigi Tallarico, Lucio Barbera, Hanns Theodor Flemming, William Congdon, Franco Grasso, Pepè Spatari, Nino Ferraù, Geri Villaroel, Francesco Chetta e altri.

 

I mercati siciliani nell’Arte Siciliana e in quella di Dimitri Salonia

luce al mercatoCon il ciclo de “I Mercati” Dimitri Salonia diventa l’autentico interprete dell’anima popolare, il narratore di quel complesso di sentimenti, su cui si fonda l’essere comunità. Il Mercato che è luogo di incontri, scambio di esperienza, esercizio di intelligenze e di sensibilità, che è misura di conversazione e  programma  di sopravvivenza che è esigenza di approccio, diventa per l’artista  campo di osservazione, motivo di riflessione, spunto di analisi tentativo di sintesi. I mercati siciliani nell’Arte: Osserva il critico d’arte Hanns Theodore Flemming “Realtà che si converte in puro colore e movimento”, e aggiunge lo scrittore Gesualdo Bufalino “è luogo di intimità collettiva”, mentre lo scrittore Giuseppe Neri lo chiama “un’oasi scintillante di colori, pullulante di vita intensa ed espressiva” e infine il critico d’arte  Nino Ferraù liricamente chiosa: “vita delle cose umili mutata in surreale gioielleria”. Lo scrittore Claudio Ragaini nel suo ”Sicilia” edito da Zanichelli, racconta  Il Mercato  come “il protagonista vero della vita siciliana, punto di incontro di umanità viva e mercato Goticopalpitante”. Gesualdo Bufalino nel suo “Museo d’Ombre” edito da Sellerio, narra “Il paese riassumeva per me ogni concepibile luogo di intimità collettiva mercato, chiesa, teatro, camposanto,  ma ecco all’improvviso quella mattina, uscendo di casa, un grido di ambulante che non sentivo da tanto mi morse  e persuase il cuore. Poche sillabe rauche, da una gola di vecchio. Eppure mi dissero con eloquenza una cosa che era ancora vivo, benché ridotto a gridare vili verdure, il Maciste dell’ugola eroica, il banditore di cene, che avevo fanciullescamente adorato ai piedi di un palco d’assi inchiodate, ai tempi delle sue glorie”. Giuseppe Neri nel suo “Messina, spunti pittoreschi” edito da Carbone scrive,: “Nella piazzetta del rione urbano o  nel crocicchio del quartiere popolare, il mercato sopravvive, imperterrito, con millenaria salute e non da alcun segno di cedimento davanti all’arroganza  del più organizzato e invadente supermarket, che contrappone  al pittoresco, il grigiore dei suoi vasti scaffali e la rigorosa geometria dei prodotti  imballati ed etichettati. Infronzolato di festosi paramenti, abbondante di rozze variegate bancarelle e variopinti ombrelloni, colmo di coloratissima frutta, il mercato è ancora un’oasi scintillante di colori, pullulante di vita intensa ed espressiva, nella quale estro e costume, utile e caratteristico, s’intrecciano  spontaneamente e talvolta bizzarramente creando prorompenti  aspetti  di gioiosa pittoricità e sorprendenti motivi d’ispirazione alla fantasia del poeta e del pittore di genere”. Dimitri Salonia per descrivere i mercati lascia la scena ai suoi colori, che, da protagonisti, assoluti, recitano la varietà cromatica e la bellezza naturale, scarna, sobria, umile delle strutture ambientali, entro le quali il mercato vive, e i suoi ‘Mercati’ sono la manifestazione di un quotidiano sempre uguale e diverso, sono la forza cromatica dell’espressione poetica dell’arte. Il critico d’Arte Nino Ferraù su “I Mercati” di Salonia sottolinea: “Dimitri Salonia, uno spirito che oscilla tra il silenzio millenario dei templi greci e l’esplodente colori dei mercati, tra la tenda della deserta Tebaide, sacra all’eremita, e l’ombrellone del venditore che magnifica la sua merce con una voce che si leva tra il grido e il canto”. Il giornalista Geri Villaroel sulle opere di Salonia sui mercati afferma: “Un tuffo nelle emozioni, un suggestivo susseguirsi d’immagini che frugano nella memoria del passato, cieli tersi, sogni poetici, freschezza del tratto ed è subito colore per Dimitri Salonia. Le sue opere risentono dell’impressionismo  francese, cosi dei Monet, Renoir e del post-impressionismo di Cezanne, assieme a storia e miti di casa nostra. Il suo immaginifico artistico va istintivamente alla scoperta di nuove composizioni, che ruotano come cristalli nel caleidoscopio della vita, intravista da vari punti d’osservazione, di ricerca e di stupore. Dimitri Salonia racconta la sua terra di Sicilia, infiammata di passione, nella modulazione di colori che ci appartengono. Il palcoscenico di Dimitri è ricco di scene, di mutevoli quinte in rappresentazioni ora mistiche ora dense di spregiudicatezza sorniona. La sua arte è magia dal suo pennello, in assoluta  libertà artistica, ancora si compongono e scompongono dai vari mercati, dove tutto è confusione alla luce riflessa dagli ombrelloni”. Ma meglio di Dimitri Salonia nessuno può descrivere i suoi mercati: “Nella culla protettiva del quartiere ai tempi dell’antica memoria, c’erano i mercati rionali, pieni di vita, di voci  e di colori, prima di essere uccisi dall’accetta della bonifica e del restauro, della distruzione del bello e del buono. Quei personaggi, incastonati in angusti spazi di relazione, degradati e persi, con le loro voci e le loro antiche lingue, hanno tentato di presidiare ancora, fino alla fine, quei mitici luoghi, agonizzanti, che non vogliono morire, nel paradosso della loro fisica dissoluzione, e tuttavia vivono ancora nelle indistruttibili fortezze del nostro ricordo. E ti sembra che gli allegri personaggi di questo palcoscenico incantato, pittori immaginosi di questo sbadiglio dell’umanità, si risvegliano da un sonno millenario, per cantare con te un coro, che si sbriciola tra le dita”. I mercati di Salonia – Inaugurando la stagione de I Mercati Dimitri Salonia  sente il bisogno di chiarire l’evolversi della sua espressione pittorica. Possedendo le chiavi della sua mente creativa, è l’unico che possa introdurci nella scoperta dei segreti legati alla sua ispirazione e nella comprensione  organica del suo nuovo lirismo artistico. “Nei lunghi anni di esercizio pittorico si è insinuato nella mia mente e nell’animo, forte il bisogno di una nuova espressione poetica  del mio sentire l’arte, disegnata dalla luce e riflessa dagli ombrelloni dei mercati rionali. E’ emersa cosi dal nulla apparente di uno statico spazio scuro e buio un’immagine chiara e iridescente, di un colore acceso di verità. Quei  fogli neri che per tanto tempo avevano taciuto la meraviglia dell’iride, restituiscono tutta la luce celata, raccontando i colori della violenta e sublime realtà dei mercati siciliani, pur disegnata sul grigio dell’asfalto e sul nero della notte.  Con i pastelli ho scritto del colore sofferto dell’ultimo mercato, ho registrato il calore variopinto del suono delle sue voci, ho fermato il brillio variopinto e gioioso della merce di prima scelta e quello smorto della privazione, ho registrato il colore acceso delle grida di “banniata” e quello arrabbiato della concorrenza, ho visto  con l’anima e con i sensi il rosso dei teloni e il grigio della pioggia, trafitti da un raggio di sole, ho sentito le acri tinte del marcio degli scarti e dell’olezzo dei rifiuti mentre il sole  ricamava con aghi impazziti di luce. Ho raccolto infine il nero della notte, con tutti i toni dei suoi colori e lo splendore della sua luce e, smascherando la sua tragica allegria, ho sparso coriandoli di stelle  e festoni gioiosi tra le reti misteriose e molteplici  dell’anima malinconica dei siciliani. Ho fermato in un unico eterno soffio di vita il perpetuarsi e l’espandersi di quel grido di mercati lacerati dal tempo, ancora vivo sotto i rossi ombrelloni che immersi e sommersi nella solitudine di un apparente letargo, si accendono di qualche rara figura di un uomo e di donna, fino a creare l’animazione di una folla ancora muta, dove il singolo si perde in trasparenze luminose. Sarà la luce a dare un’identità  a quella  folla, sarà il colore a caratterizzarla di toni e i suoni, che si perdono e si confondono nel vociare confuso di un mercato, riacquisteranno un loro singolare timbro. Il limite del dipinto è sperato da quelle figure che si muovono, da quelle voci che urlano, in una realtà spaziale a due dimensioni e i miei mercati siciliani s’incarnano nell’immagine delle persone e delle cose, che riflettono l’intrinseca  essenza e la natura e il corpo la vita di un tipico mercato mediterraneo”.

 

Percorso artistico di Dimitri Salonia

Carriera: – Il maestro Dimitri Salonia, artista già affermato in ambito internazionale dal 1970,  grazie ai numerosi e prestigiosi riconoscimenti tributati alla “sua” scuola coloristica siciliana,  realizza delle opere già oggi ottimamente quotate. Merito sicuramente delle tecniche innovative e originali, della continua ricerca volta a rivisitare il concetto stesso di Arte. Pochissimi artisti nella storia, sono riusciti in questo, tracciando una linea di demarcazione tra quello che c’era prima e quello che è venuto dopo. Se quindi si decide di investire in Arte, è fondamentale capire quali possono essere gli artisti che fanno la differenza: quelli che hanno una loro identità, unica e geniale. Oggi Salonia è un artista messinese conosciuto in ambito internazionale. Vanta la sua partecipazione alla seconda Rassegna Internazionale a Monaco di Baviera, organizzata dalla Comunità europea degli artisti ed è presente in musei d’Oltralpe e in numerose mostre nazionali. Il Maestro Dimitri Salonia è molto conosciuto in Germania, avendo tenuto mostre personali, tra l’altro, in una sala del ministero delle Finanze di Amburgo e a Kiel a confine con la Danimarca. Ha partecipato inoltre, alle più importanti rassegne internazionali di Arte Contemporanea, tra cui Arte Padova, Reggio Emilia, Piacenza e Parma. Di recente due esperti dell’Università di Sorbona si sono occupati di un suo dipinto al monastero di Fragalà a Frazzanò, eseguendo un accurato servizio fotografico dei particolari dell’opera per uno studio della tecnica pittorica e delle immagini all’università francese.  Ha recentemente realizzato un’opera dal titolo ‘Dopo l’alluvione’ che riprende il tema dei terribili  nubifragi di Messina degli ultimi tre anni. In questa occasione l’autore ha sperimentato una nuova tecnica che ha chiamato informale figurativo. L’artista rappresenta con ampie macchie di colore a spatola l’impressione visiva coloristica della realtà senza alcun progetto disegnato o figurato. Hanno detto di lui –  Vittorio Sgarbi: “Dal punto di vista artistico, inevitabili i rimandi all’Impressionismo  e  al post impressionismo. C’è Monet, c’è soprattutto Renoir in particolare nei quadri di gruppo e figura. C’è poi il post impressionismo di Cézanne, la concezione mentale che progressivamente si sovrappone a quella sensoriale, lo spazio che si sfaccetta e si scompone in unità regolari di piani, forme e colori, tendenzialmente geometrici , anticipando la svolta, tutta celebrale del Cubismo. C’è “L’ecole de Paris” come linguaggio internazionale della modernità, lirico, colorista”.

Alcuni riferimenti stampa:

  1. La Repubblica, Opere d’arte per ricordare Troisi, 2014
  2.  La repubblica -Adnkronos, Cinema: installazione naturalistica, grande quadro e docufilm a Salina per Troisi (2). 2014
  3. TGcom, Salina ricorda così Troisi, 2014.
  4. “La sacra sindone magica che viene portata in processione”  Libero, 8 aprile 2012.

Dimitri Salonia dipinge la Sicilia in Arte mondatori, aprile 2012, editore Giorgio Mondatori, pag 153. Critici che hanno lo hanno elogiato: Vittorio Sgarbi, Luigi Tallarico , Alexandra Rendhell, Lucio Barbera, Hanns Theodor Flemming, William Congdon,Franco Grasso, Marcello Passeri, Pepè Spatari, Nino Ferraù, Geri Villaroel, Francesco Chetta, Antonino Bambara e altri.

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