Barberani: la magia degli artigiani del vino

BarberaniORVIETO (TR) – Un filo conduttore, che segue i crinali delle colline, le vigne si affacciano sul lago di Corbara, tramonti stupendi colorano le acque del Tevere. Finezza ed eleganza, passione e sentimenti, e quel senso antico dell’artigianalità, delle cose fatte con cura e passione, legano i vini alla famiglia e al territorio incontaminato. Bernardo e Niccolò, sono i due figli di Luigi e Giovanna, che portano avanti un lavoro unico, iniziato dai loro genitori nel 1961. Qui il tempo ha fatto la storia, il lavoro ha reso unici i loro vini. Le colline che si affacciano sul lago di Corbara sono ripide, disegnate dalla geologia di un antico mare e dalla forza del fiume che ha scavato gole profonde; sedimenti così antichi, che i minerali sono stati quasi dilavati dalle ere geologiche. Insediamenti che raccontano la storia di un fiume, via di comunicazione di un’Italia importante che arrivava a Roma, e di quella che è sempre stata una terra di mezzo, tra l’Umbria (se resterà ancora), e la Toscana.
Il paese della famiglia Pazzi, arroccato sul cucuzzolo della collina da dove osserva tutto: il tempo, i vigneti, il fiume che è diventato lago. È da li che proviene la famiglia Barberani. La storia si lega a quella dei vini di Orvieto, quando i lavori per il duomo, venivano pagati alle maestranze anche con il vino, il famoso Orvieto, che era abboccato e piaceva molto; dove il lago ha poi creato un microclima eccezionale, fatto di nebbie e venti che le dissolvono e affidano il lavoro anche ad una muffa nobile, capace di rendere una magia strepitosa. È qui che raccolgono i frutti della storia, del lavoro, della terra, Bernardo e Niccolò. Un intuito ormai decennale, che è diventato esperienza, il lavoro, attento alla natura, ai terreni, all’ambiente, che è biologico da ben 30 anni di rispetto: della natura della salute, dell’uomo. Valori che ancora non sono morti del tutto, per fortuna. E si sentono, nei racconti dei due fratelli, nei loro modi, tranquilli ed eleganti. Una cura, che traspare anche nei vini. In queste terre, 55 ettari di vigneti, le microaree cambiano anche ogni 10 metri, dando la possibilità di creare dei cru, tra i quali scegliere il meglio ogni volta per dar vita ad un vino o ad un altro. Un’alchimia sapiente! Dove alcuni strumenti sono ancora quelli di un tempo: le mani, per la vendemmia, perché ogni grappolo è prezioso; il torchio per alcuni vini, perché il Grechetto ha una buccia spessa e tannica; il tempo per fare tutto bene, per osservare, per riflettere. E non è certamente facile. Ma questa è terra di magia, è terra della magia della muffa nobile, è terra di Grechetto, di Trebbiano, e allora, è qui che il lavoro ha inizio, proprio dalla tradizione. Ridotti al minimo i vitigni non del territorio, usati solo per dare quel tocco in più di ricercatezza. È la tradizione che domina i vini, e rende tutto più facile, legando alla terra una famiglia, legando al territorio un nome, regalando al territorio i loro vini. Vini di un’incredibile finezza e mineralità che si percepisce già al naso, restando in modo sottile a lungo nel bicchiere, mai invadente, sempre presente. E un omaggio ai genitori con Luigi e Giovanna, dove l’eleganza del Grechetto si unisce in un secondo momento a quella parte di uve lasciata attaccare dalla muffa nobile, che dona la dolcezza della donna, come un matrimonio mistico, avvenuto nel cinquantesimo anniversario, grazie anche all’uso delle “tre sorelle”, tre botti da 28 ettolitri di rovere francese. L’espressione dei vini ci viene regalata dall’alto livello con il quale si lavora in azienda. Un’attenzione particolare alla vigna, all’uva, alle lavorazioni in cantina: sovesci, erbette tra le viti, criomacerazioni, attenzione alle quantità dei solfiti, lieviti selezionati in cantina, che si riverberano su di una qualità e un terroire, che sembrano fuori dal comune. Ma Bernardo e Niccolò, sanno aspettare il tempo: c’è un tempo per vendemmiare, un tempo per far riposare le bottiglie, quel tempo è per coccolarle, per affinarle, per fargli prendere coscienza di chi sono. Nascono così i vini senza solfiti, un bianco e un rosso. Sensuali i passiti: il Calcaia, un Orvieto DOC Classico Superiore Muffa Nobile, vino elegante creato dalla perfetta corrispondenza tra l’acidità, gli zuccheri e la sapidità, non stanca mai; il Moscato; l’Aleatico, uva mistica e sensuale, che riposa in Barriques per 5 anni, ogni anno rimboccate con il vino dell’annata, quasi come un piccolo metodo Soleras. Il Grechetto è l’etichetta dell’azienda, è tipico, caratteristico, no, è… Barberani, come la fammiglia, ha la sua longevità.
È così che i vini ci raccontano la storia, il territorio, una famiglia.

Isabella Ceccarelli

Autore: Isabella Ceccarelli


Isabella Ceccarelli, classe ’75, giorno e mese fatale: 11 Novembre, data dedicata a San Martino, quando ogni mosto è vino. La contraddistingue una spiccata passione per il vino. Ma anche per l’arte e la poesia. Partecipa a mostre ed è instancabile nello scrivere poesie e pensieri (che vorrebbe mettere in un blog). Tutto legato dall’ormai sconosciuto filo conduttore dei sentimenti e dalla vena di una sottile cultura.
Cell. +39 346 0632204

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