L’Annunciazione: installazione di Ignazio Fresu

2016-03-24 14.48.34Il capodanno dell’Annunciazione, a Firenze vede Ignazio Fresu confrontarsi con il tema che affonda le sue radici nella storia più intima del Cattolicesimo, in un momento di profondi cambiamenti sociali e morali. Installazioni importanti nella Firenze, culla del Rinascimento, patria di artisti che hanno fatto la storia dell’arte italiana, che si sono confrontati quotidianamente con questi temi, dimenticati invece dalla nostra cultura moderna, in cui l’arte ha spodestato il Divino. Come la precedente installazione, l’Ultima Cena, anche l’Annunciazione ci spinge verso il turbamento della vita. Una ricerca dell’animo umano che attraversa i secoli, come se non fosse anima antica, verso l’indagine del se; a quella tensione, eterna ricerca di Dio, tanto da farci percepire ogni volta i sentimenti come unici, veri, immortali. E gli oggetti diventano metafora dell’anima, restano segni del passaggio umano, un attimo ma infinito, dove tutta la vita e i sentimenti si condensano. Le persone muoiono, ma l’eterno resta. Con L’Ultima Cena, e con L’Annunciazione, Ignazio ci spinge a riflettere sulla religione e sulla sua storicità, attraverso quelli che sono i simboli della tradizionale iconografia classica Cristiana. Eppure, mancano sempre gli attori principali: Maria, L’Arcangelo Gabriele; come erano stati assenti Gesù e i suoi discepoli nella precedente Ultima Cena. Il vuoto crea una vertigine tra l’assenza e l’attesa. I simboli tendono a portarci alla ricerca delle nostre radici storiche, religiose, morali, e civili; ci portano a domandarci ancora chi siamo, e ci lasciano con quella domanda inquietante e sempiterna, perché inespressa, del dove andiamo. I suoi libri ci avevano raccontato la storia dell’umanità, il cammino filosofico, morale, illuministico e razionale, scientifico, a volte polveroso e dubbioso: il cammino morale delle passioni umane. Le valigie, vecchie e malandate, ci parlano del cammino, il viaggio; della forza fisica e psicologica che il viaggio in se comporta, sempre attuale. Con l’Ultima Cena, si fa strada la moralità religiosa ma non bigotta: i simboli si fanno valori, ai quali siamo tutti richiamati nella vita; l’assenza degli attori principali, ci porta ad identificare noi stessi con la religione, noi stessi con la moralità perduta in un tempo obliquo e strano come è questo di oggi. Attraverso L’Annunciazione, Ignazio ci porta a riflettere profondamente su quest’attuale assenza di Dio dalla nostra vita quotidiana. L’assenza delle figure Sacre, ci porta a visualizzare la deriva dei valori, lo stato di sonnolenza morale e psicologica. Siamo come presi in un vortice in cui tutto gira e ci aggrappiamo ad oggetti pensando che siano punti fermi. L’illuminismo razionale, ha tolto Dio dai valori, dandogli però forza, attraverso una sorta di razionalità universale, ma ci accorgiamo che oggi, le cose non stanno proprio così. Per questo ne sentiamo forte l’assenza, e un bisogno di ricollocarlo al centro del nostro spirito, attraverso la quotidianità dei valori, che partono da quelli religiosi per giungere a quelli morali. Perché, non sono solo i valori ad essere decaduti: senza le radici religiose, hanno iniziato a perdere le proprie fondamenta, la memoria dell’umanità. L’assenza del Sacro, lascia spazio ai simboli, e i valori che diventano quasi universalmente riconoscibili in una società multipla di etnie e religioni. Mettendoci di fronte queste opere, dopo il primo momento di sconforto, possiamo andare alla ricerca delle nostre più intime emozioni, ricercando l’orientamento perduto dei valori. L’assenza diviene ricerca intima e personale, ricerca del Divino, non più dell’uomo razionale: un Dio universale, riferimento di tutte le culture, radice e matrice della vita. È ciò di cui abbiamo proprio bisogno in questo momento. Presi nel turbamento delle passioni, anche la scienza, razionale, cerca il Bosone di Dio; come a confermare che non basta più solo la morale condivisa. Infatti, se Dio è perdono, la moralità senza Dio, non ci perdona. E allora, quell’assenza diventa tragico vuoto. Ma la vertigine di fiducia che la religione comporta, ci porta in una metafora della vita: a vedere con gli occhi, anche l’invisibile. Capodanno dell’Annunciazione, artisti a confronto sul tema. Firenze, 25/6-14/4 2016, Sala Gonfalone, Palazzo Panciatichi, Via Cavour, 4.

Isabella Ceccarelli

Autore: Isabella Ceccarelli

- Isabella Ceccarelli, classe '75, giorno e mese fatale: 11 Novembre, data dedicata a San Martino, quando ogni mosto è vino. La contraddistingue una spiccata passione per il vino. Ma anche per l'arte e la poesia. Partecipa a mostre ed è instancabile nello scrivere poesie e pensieri (che vorrebbe mettere in un blog). Tutto legato dall'ormai sconosciuto filo conduttore dei sentimenti e dalla vena di una sottile cultura. Cell. +39 346 0632204