“Storia d’amore – Una fantasia” Il libro di poesie di Bruno Mohorovich

Storia-d'amore---Una-fantasiaPERUGIA – Nel pomeriggio di sabato 5 marzo, presso l’Art Studio Gallery di Monia Romanelli a Perugia, Bruno Mohorovich e Sergio Carrivale si sono incontrati per recensire i loro rispettivi libri, editi da Bertoni Editore, al fine di creare un simpatico scorcio letterario nel pomeriggio perugino nella location di Via Sant’Agata. Malgrado la presenza a Bastia di Vittorio Sgarbi, che presentava il suo libro, e l’incontro con Daniele Silvestri alla libreria Feltrinelli nello stesso pomeriggio, ha partecipato all’incontro un notevole numero di persone che ha riempito la Galleria d’Arte di Monia Romanelli. Tra gli ospiti Stefano Chiacchiella, il noto pittore perugino ha presentato alcune sue opere pittoriche che hanno arricchito il libro di Bruno, Floriana La Rocca attrice che ha interpretato alcune poesie contenute nei libri presentati e Roberto Biselli, del Teatro di Sacco, che ha partecipato attivamente all’evento leggendo alcuni aforismi tratti da “senzamaninbicicletta – sedicente scrittore e poeta” mentre Stefano Chiacchiella ha letto alcune poesie di Bruno Mohorovich che nel suo libro “Storia d’amore – una fantasia” ha pubblicato solo poesie d’amore. e fin da subito, già dal titolo, non omette di informare il lettore del tema trattato, anzi, lo innalza come fosse una bandiera e lo presenta al lettore in tre sillogi. Tre stazioni di un viaggio in treno in cui le poesie si susseguono come alberi inclinati attraverso il finestrino. Questo “Viaggio” comincia dall’”Inizio”, che è appunto il titolo della prima silloge fino ad arrivare alla “Fine” di un amore, transitando per la stazione di “Insieme”. Unico il tema ed unica la direzione in cui si viaggia, sui binari dell’amore.densa di immagini come fotografie del tempo e delle sue scansioni intimistiche di quel soffio vitale che ci attraversa la vita. Se ne dicono tante sull’amore e sul suo significato, sulle cause, sugli effetti oppure su come possiamo riconoscerlo: quali sono i sintomi, i benefici e le conseguenze e l’autore non ce lo spiega, ma ci narra l’anamnesi di “una fantasia”. Un sottotitolo che lascia molti dubbi, ma non necessariamente ulteriori spiegazioni potrebbero migliorare la lettura e la comprensione del testo, anzi, ne sottrarrebbero bellezza. Bruno lascia cosi al lettore il compito di interpretare i versi sotto una luce soffusa, in penombra. In equilibrio tra vero è inventato, tra realtà e sogno. Alle poesie manca il titolo: questo è un dato tutt’altro che secondario poiché apporre un titolo ad una poesia implica necessariamente un’elaborazione attenta e “meccanica” del testo, una o più rivisitazioni. Mentre questi versi emergono da pensieri esistenti in quel momento specifico, fotografati, e Mohorovich non tenta di indirizzare il lettore nel tranello del titolo: più che altro accompagna e si fa accompagnare nel racconto cercando di essere più umano possibile. Umano è tutto quel che racconta dall’inizio, in cui ci porta a sentire l’eruzione di quel magma che, come scrive Buffoni in prefazione, si manifesta con l’assenza di quiete, con una strana euforia e tanta agitazione. In questa prima silloge leggiamo dell’idealizzazione della sua amata e di un labile confine tra l’essere stoico nella realtà materica in cui esiste l’uomo e la follia astratta dell’amore. Mohorovich, di questo territorio intimo, ne fa una terra di nessuno coperta da una nebbia che nasconde quello che può apparire di troppo e lasciando quella giusta via di mezzo che è un bel modo per parlare d’amore. Fin dall’inizio il protagonista, chiunque esso sia, palesa il proprio sentimento, se ne fa un’armatura entro la quale può anche soccombere, ben sapendo però di aver fatto tutto quello che in cuor suo era dovuto all’amata qualunque sia l’esito della battaglia. La seconda silloge rappresenta l’apice dell’amore, il culmine del desiderio, ma si comincia a sentire un po’ di frustrazione, di disequilibrio e, verso la fine della silloge, forse noia. L’autore, solo in questa silloge di mezzo, usa ripetutamente anafore: ripetute richieste di attenzione all’amata. Preludio, forse, di un appagamento non dichiarato ma sensibile, leggibile in “e la tua mano sospesa nell’aria allontana quell’immagine che ha turbato”… forse quel che appare è un senso di abitudine che pian piano ci conduce alla terza silloge: la fine. Prima devo citare un verso che mi è piaciuto molto per il senso profondo che lo rende, a mio modo di vedere, un perfetto aforisma: “Questa storia avrà pure un finale, ma non una fine”. Perchè l’amore in fondo lascia una traccia, non scompare con un interruttore… on-off, ma ci rimane attaccato addosso che sia stato bello o brutto che sia finito bene oppure male. Ci rimane dentro come una virtù e quel che muta è lo stato spirituale, quello che ci fa vivere il momento in quel momento esatto. Mentre nella prima silloge è tangibile il fermento interiore di chi ama, nell’ultima parte il sentimento è cambiato e illustra non più la gioia primitiva dell’amore, bensì il dolore, la disillusione che tral’altro era stata prevista già nei primi versi del libro. Poiché in fondo Bruno afferma con i suoi scritti che l’amore va preso in blocco: non si può accettare un amore “mutilato” dei momenti “così così” conservando solo ciò che di bello l’amore stesso offre. Nella fine si legge il dolore, ma non disperazione né rancore, ma si legge ancora della figura angelica dell’amata e delle profferte poetiche dedicatele. Perché l’amore, se davvero esiste, pretende di avere la dignità “animale” di vivere secondo natura, nascere esistere e consumarsi fino a morire se è proprio è necessario. Nel libro alcune opere di Stefano Chiacchiella interpretano graficamente le poesie di Mohorovich. Opere frutto di una attenta lettura ed immersione nello spirito del protagonista al punto in cui decide di rappresentare nelle prime quattro tavole l’immagine del viso dell’Amata proponendone una visione “angelica” relativa al principio d’amore che si protrae in quella seconda fase in cui l’amore stesso è ancora percepibile; nelle ultime due tavola invece, benché il soggetto sia sempre la stessa Amata, Stefano non ne rappresenta più il viso angelico, ma pone l’attenzione un po’ più in basso e ci mostra tanta carne quasi a voler significare con i pennelli che tutto è cambiato.

Nella foto: Bruno Mohorovich ed il suo libro “Storia d’amore – una fantasia”

 

Autore: Sergio Carrivale

Sergio Carrivale. classe 1964, vive e lavora a Perugia. Poeta, scrittore e blogger, “senzamaninbicicletta” è lo pseudonimo che utilizza come nome d’arte e l’umorismo è il suo linguaggio ricorrente.

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