“Qualcosa da dire?”

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Nella foto: davide Dormino e la sua opera «Anything to say?»

PERUGIA – Il Festival del giornalismo 2016 apre la sua kermesse con l’opera di Davide Dormino «Anything to say?», manifesto della libertà di espressione, installata a Piazza IV novembre in occasione e per la durata del festival. La scultura, nata nell’Antica Fonderia Mariani di Pietrasanta dal genio dall’artista viterbese, è stata installata nella mostra itinerante che è partita da Berlino il primo maggio dello scorso anno e ha fatto poi tappa a Dresda, Ginevra, Parigi e Strasburgo per arrivare in Umbria, a Perugia, nella settimana del giornalismo. Durante l’esposizione a Parigi, in Place Pompidou, la scultura è stata deturpata con della vernice spray, ma l’atto vandalico ha sortito l’involontario effetto di accentuarne il significato simbolico e il messaggio che trapela dal “monumento al coraggio” ne esce addirittura rafforzato. Quella sedia vuota accanto a Edward Snowden, Julian Assange e Chelsea Manning è li a disposizione di quanti abbiano il coraggio di alzarsi al di sopra delle barriere e delle censure, dei segreti di stato, degli insabbiamenti, al di sopra di un’Informazione tradita che troppo spesso basa la propria deontologia su appartenenze politiche, amicizie o proprietà. Un’informazione asservita e complice, prezzolata dal potere. Quella sedia vuota accompagna sogni di progresso, che purtroppo si dissolvono puntualmente ad ogni brusco risveglio, all’ennesimo scandalo… e così scriveva Pier Paolo Pasolini: “degli italiani piccolo-borghesi si sentono tranquilli davanti a ogni forma di scandalo, se questo scandalo ha dietro una qualsiasi forma di opinione pubblica o di potere; perché essi riconoscono subito, in tale scandalo, una possibilità di istituzionalizzazione, e, con questa possibilità, essi fraternizzano”… non ci scandalizza poi troppo se il figlio di Totò Riina, Salvo, presenta il suo libro a Porta a Porta sulla Rai o che Raffaele Sollecito e Francesco Schettino diano lezioni nelle università italiane e non ci ha scandalizzato più di tanto nemmeno mafia capitale o la possibilità concreta che il Governo sia colluso con banche e petrolieri… l’ennesimo scandalo a cui ormai l’abitudine ci ha resi insensibili. L’abitudine che si nutre del nostro desiderio di libertà e delle tesi d’uguaglianza che, all’interno di media globali che imprigionano la fantasia, divengono utopie. Quella sedia vuota è un’illusione folle che forgia eroi senza nome come tabernacoli di idee futuriste e martiri dal cuore ingenuo, ma tenace. Quella sedia è un invito romantico (come non pensare a “Capitano, oh… mio Capitano”) ad una rivoluzione civile fatta di Informazione libera da gioghi e collusioni, ma i Capitani, soprattutto se coraggiosi, oggi li dobbiamo cercare nelle fiabe o nei film, ma chissà che su quella sedia, anche se solo per un attimo, si possa trovare, salendoci su, un brivido di coscienza e di coraggio. E perchè no… anche «qualcosa da dire?».

 

Autore: Sergio Carrivale

Sergio Carrivale. classe 1964, vive e lavora a Perugia. Poeta, scrittore e blogger, “senzamaninbicicletta” è lo pseudonimo che utilizza come nome d’arte e l’umorismo è il suo linguaggio ricorrente.

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