Il Caravaggio: storia di un uomo e delle passioni umane

DSC_0445GUBBIO (PG) – Che Vittorio Sgarbi sia un esteta, amante della bellezza, ce lo dimostra ogni volta, con le sue acute osservazioni, e una cultura che gli permette di spaziare dall’antico al moderno, senza inciampi, senza brutture. E io, ogni volta resto a bocca aperta. Come ieri, affacciata alla balaustra di Piazza grande, con Gubbio ai miei piedi, e una campagna estiva quasi addormentata; un Palazzo dei consoli che con la sua maestosità e potenza osservava curioso e rigido Vittorio, attento alle sue affermazioni. La domanda che avrei voluto fare ieri sera a Vittorio, era semplice. Ma Cosa siamo in grado di trasmettere ai giovani, in questa società dell’approssimazione, in questa era di internet che crea collegamenti mondiali e virtuali in un nanosecondo, e ci da risposte a qualsiasi domanda. Sembra quasi che non ci sia più bisogno di insegnanti. E invece c’è bisogno di ottimi maestri. Questa affermazione sembra banale e retorica. Sembra anche questa, una di quelle frasi che leggi nei social. Eppure porta con se una verità dalla quale ci stiamo allontanando: tanti insegnanti, pochi maestri. Spesso è una questione di valori. I maestri che attraverso il loro sapere, ti lasciano insegnamenti di vita, emozioni, ricordi, sono loro che riescono a svelarti un mondo nascosto dietro date, fatti e avvenimenti. Sono i maestri che riescono a crescere grandi persone. Non esistono segreti, ma grandi personalità, persone che riescono ancora ad affascinare. Basterebbe una ricerca intima e personale, e tutto il sapere e la conoscenza affiorerebbero come un miracolo dal profondo della coscienza. Ecco allora Vittorio Sgarbi ha affascinato un pubblico che ha riempito una Piazza Grande intera, un pubblico che non è stato fermato nemmeno dalla pioggia: l’incanto delle cose semplici e belle, della vita che nonostante tutto, ha il suo corso inarrestabile. Vittorio Sgarbi, che parli ad una sola persona, o ad un pubblico intero, non ha mezze misure. Non c’è bisogno di snocciolare date; ma collegare eventi, emozioni e sogni, in un momento, dal ‘500 al ‘900, questa è arte. Un’arte del bello. E allora, ecco il Caravaggio svelato. Svelato perché raccontato dall’osservazione acuta di Sgarbi, che riesce a farti vedere particolari sfuggenti, e collegamenti con la modernità nostra, attuale, quasi sconcertanti. Quello che la storia di ieri ci ha insegnato, sembra proprio essere il fatto che gli eroi non esistono, che spesso avviene un capovolgimento eroico, in cui l’eroe positivo nel momento ultimo del suo riscatto morale, prende coscienza dell’inutilità della morte e l’eroe negativo viene elevato alla compassione umana, che anticipa quella Divina. Come se a nulla serve l’affannarsi nella vita tra odio e dolore. Come se le passioni umane che fanno grande la vita e gli uomini, anche nel momento estremo insegnano ed elevano lo spirito. Come se non servisse più Dio e il suo giudizio universale a salvare la moralità. Come se l’umanità, non fosse in grado di salvarsi ed essere salvata. Sembra proprio che non ci sia grazia. Un’umanità che ha affascinato e stupito l’artista, che ha saputo leggere e ridarci intatta, senza veli, senza allusioni, ma come semplice schietta ed immediata. Attraverso la verità della società del suo tempo, Caravaggio ha sovvertito il posto dei Santi; ha ridato l’umanità alla vergine Maria, vista come mamma, come persona; è stato in grado di comprendere le parole di Cristo quale figlio dell’uomo. Cristo diviene figlio dell’umanità, e si avvicina agli uomini sempre in bilico tra passioni e moralità; in bilico fra l’oggi e lo scorrere del tempo che avvizzisce la vita e la giovinezza; in bilico tra l’essere e l’inquietudine, in bilico, come la coscienza consapevole della corsa inarrestabile verso la decadenza e la morte, nonostante l’apparenza della bellezza, della giovinezza, della sensualità; un vero pieno di vuoti, una luce piena di ombre. E le passioni umane, attraversano i secoli senza morire, attraversano gli uomini, e vengono vissute e percepite come fossero sempre nuove.

Foto di Pierluigi Monsignori

Isabella Ceccarelli

Autore: Isabella Ceccarelli

Isabella Ceccarelli Isabella Ceccarelli, classe '75, giorno e mese fatale: 11 Novembre, data dedicata a San Martino, quando ogni mosto è vino. La contraddistingue una spiccata passione per il vino. Ma anche per l'arte e la poesia. Partecipa a mostre ed è instancabile nello scrivere poesie e pensieri (che vorrebbe mettere in un blog). Tutto legato dall'ormai sconosciuto filo conduttore dei sentimenti e dalla vena di una sottile cultura. Cell. +39 346 0632204