Through the wall

Un_appuntamento_per_la_sposa_di-RamaBurshtein“THROUGH THE WALL (Un appuntamento per la sposa)”, è il titolo della wedding comedy israeliana diretta da Rama Burshtein, in concorso nei prossimi giorni nella “Sezione Orizzonti” del Festival di Venezia, poi dal 24 novembre nelle sale cinematografiche italiane grazie alla distribuzione di Valerio De Paolis. Per wedding comedy si intende una tipologia specifica di commedia sentimentale incentrata sul matrimonio, molto in voga (tanto da diventare un preciso sottogenere cinematografico, all’interno del genere ‘romantico’ o ‘sentimentale’) da 15-20 anni a questa parte, sostenuta non soltanto dal traino ‘made in USA’ del cinema mondiale, ma anche da realtà minori come quella indiana che passa sotto il nome di ‘Bollywood’ e di tanti altri Paesi ancora. E stavolta la wedding comedy che sbarca a Venezia viene da Israele, dalla regista cinquantenne Rama Burshtein, rappresentante della comunità ortodossa di Tel Aviv, che per vent’anni ha diretto film riservati ai componenti della comunità ebraica ultraortodossa, prima di esordire proprio a Venezia, nel 2012, con il suo primo film ‘vero’ e di ‘respiro internazionale’, dal titolo “La sposa promessa”(ma il titolo internazionale del film, “Fill the Void”, che vuol dire “Riempire il vuoto”, rendeva molto meglio l’idea), facendo incetta di premi in patria (sette Ophir Aaward, per intenderci una sorta di Oscar locali, e la candidatura per Israele agli Oscar veri), ma già prima al Festival di Venezia con la Coppa Volpi ‘alla migliore attrice’ conquistata dall’esordiente attrice Hadas Yaron. Il nuovo film della Burshtein, “Through the Wall”, è stato accolto a Venezia, ma non nel concorso principale, come fu per la regista quattro anni fa, ma nella più importante delle sezioni collaterale, la “Orizzonti”. Questo film narra di Michal, una giovane donna trentaduenne, che da dodici anni ha abbracciato la fede in Dio ed ora sta per sposarsi. Un mese prima del grande evento, durante i preparativi del matrimonio, il futuro sposo le confessa di non essere innamorato di lei. Michal è sconvolta, ma non vuole per nessun motivo tornare alla vita da single, piena di appuntamenti e di delusioni, secondo la sua visione della vita. Anzi, vede tutto ciò come un’opportunità di cambiamento e crede che sarà aiutata da Dio che è buono e farà ogni cosa per il suo bene. Ha un mese per mettere alla prova la sua fede e realizzare il suo sogno: “Ho il luogo, il vestito, l’appartamento. Dio mi troverà sicuramente un marito!”. Il resto, chi vorrà vedere il film in Italia da fine novembre, lo potrà scoprire nei cinema, senza che qui si racconti il finale guastando le sorprese che proprio non mancano, in un genere cinematografico non particolarmente apprezzato dalla critica, ma che la regista israeliana sembra affrontare con assoluta dignità ed intelligenza. Taluni particolari dello script e registici, donano quel qualcosa in più che ad un film del genere serve per non finire con l’essere un semplice ‘film rosa’; tanto che se fosse stato tale, non sarebbe di certo approdato a Venezia, in un festival diretto dal rigoroso direttore Barbera, e sicuramente abbiamo la percezione che qualcosa di buono riceverà dal pubblico e dalla critica. La regista spiega alla stampa il suo film: «Il titolo ‘Through the Wall’ vuol dire ‘attraverso il muro’. Per poterlo fare devi credere al cento per cento che sia possibile perché se sei convinto solo al 99.9%, fallisci e ti rompi la testa. Per avere piena fiducia in un’azione, a volte devi dedicare l’anima a quell’azione. Andare in cima al trampolino più alto, chiudere gli occhi e saltare nel vuoto anche se non sei sicura che nella piscina ci sia l’acqua». Non soltanto la regista è una conoscenza, come abbiamo visto, del festival lagunare, ma lo è anche il produttore del film, Assaf Amir, che ha una visione molto aperta ed internazionale del cinema, avendo studiato a New York ed a San Francisco prima di fondare la sua società di produzione, Norma Productions, nel 1995. Il suo debutto, “Chronacle of a Disapperance”, diretto da Eli Suleiman, vinse il ‘Premio Luigi De Laurentis’ proprio al Festival di Venezia nel 1996. Successivamente, ha vinto premi anche a Berlino e Tokyo, ed è stato il produttore del primo film di Rama Burshtein, “La sposa promessa”. Ci sono tutti gli ingredienti affinché questo film, appartenente ad un genere (sentimentale) e ad un sottogenere (wedding comedy) che non incontrano il gusto della critica e dei cinefili, che rappresentano i soggetti più attenti in una rassegna festivaliera così importante, riesca a sorprendere gli addetti ai lavori in laguna. La dice lunga il fatto che si tratti di uno dei pochi film della ‘sezione Orizzonti’ già acquistato in Italia (e non solo) e per il quale c’è già una data di uscita nelle sale, che vi abbiamo anticipato all’inizio. Non resta che attendere la reazione di pubblico e critica tra una settimana a Venezia.

Autore: Franco Baccarini

Scrittore, saggista, autore di articoli per giornali cartacei e telematici, di testi per il teatro e di cortometraggi.
Teatrografia
2007 – Autore del dramma in atto unico “Insostituibili assenze”.
Filmografia
1996 – Soggettista, sceneggiatore e regista del video-clip “Anatomia dell’altro volto di una metropoli”.
2012 – Soggettista e sceneggiatore del cortometraggio “La ragazza e il mare” (regia di E. Colombo).
2013 – Soggettista e sceneggiatore del cortometraggio “Un amore da proteggere” (regia di L. Greco).
Bibliografia
2008 – “Bioetica animalista. Dagli aspetti socio-filosofici alle applicazioni pratiche nella sperimentazione clinica dei farmaci” (Edizioni Universitarie Romane).
2009 – “La Tecnoetica nel Cinema. Bioetica del Futuro” (Edizioni Palombi).
2010 – Capitolo “Tecnoetica nel Cinema” all’interno del volume “Tecnicizzare l’uomo o umanizzare la tecnica?” (Edizioni LEV), di Autori Vari.
2012 – “Tecnoetica e Cinematografia” (Edizioni Universitarie Romane).
2013 – “Tecnoetica e Cinematografia (in versione e-book)” (Edizioni Universitarie Romane).

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