Il Bambin Gesù delle mani del Pinturicchio

Il fascino del mistero, si lega alla vita privata dei personaggi storici e rende l'umanità espressa nel volto del Bambin Gesù delle mani di Pinturicchio

Bambin-Gesù-PinturicchioTra storia e realtà, tra passioni e ambiguità, la leggenda non troppo leggenda del Papa Borgia, Alessandro 6°, ha attraversato i secoli con un alone di fascino e reverenza, ma soprattutto di scandali. Con lui, un enigma che ha attraversato ben 5 secoli, che rende tutta l’umanità e i sentimenti di un Papa, che non era certo avverso ai piaceri carnali, anzi; di una nobildonna, Giulia Farnese, sua concubina, tanto da essere nominata Sposa Christy; e di un artista che ha lavorato per ben 4 papi consecutivi al Vaticano: il Pinturicchio, artista importante sullo scorcio della Storia. L’amore, la follia, escono allo scoperto, soprattutto se si parla di un Papa di tale importanza, in un periodo storico cruciale per l’Europa intera, e per il mondo: quello che vede la scoperta delle Americhe, data divenuta una linea di demarcazione che ha proiettato il Rinascimento tutto d’un tratto, nell’Età Moderna. Prende forma così il valore immateriale della storia, il racconto va ad alimentare e arricchire di valori privati ed umani il percorso storico di un’opera d’arte, della quale a noi sono giunti due frammenti di un affresco di una bellezza e di una raffinatezza incantevole: un Bambin Gesù denominato delle mani, perché si vedono le mani della Vergine Maria che lo tengono in Braccio e una mano che gli gli tiene un piedino; ed una Vergine Maria, in un altro frammento. Di questi si sapeva solo per certo che erano del Pinturicchio, ma la storia e gli eventi avevano offuscato fino a cancellare la provenienza. Dopo la morte del Papa si è cancellato tutto quanto lo rappresentasse, proprio a volerlo dimenticare dalla storia e dai ricordi, come una macchia per la chiesa Cattolica. Il Papa volle rappresentata nella sua camera da letto l’immagine della sua amante, Giulia, ed essendo in Vaticano il Pinturicchio la rappresentò nelle spoglie della Vergine Maria, che tiene in braccio il Bambin Gesù, ed inginocchiato difronte loro, il Papa, che giocherella con un piedino del Bambino. Sembra proprio un quadretto famigliare di profonda intimità. L’affresco, dopo la morte del Papa fu staccato dalla parete, diviso in due parti, e fatta sparire l’immagine del Papa. Quello che restava era una citazione del Vasari, ritenuta falsa perché mai nessuno storico era riuscito a trovarlo. Solo una serie di eventi fortuiti che si legano con la storia dei liberi comuni e delle famiglie nobili del ‘500, ha permesso di non dimenticare del tutto le tracce storiche. Esiste un dipinto, che è una copia esatta, fatto prima che l’affresco fosse staccato dalla parete, per ricattare la discendenza dei Farnese; ma tenuto poi ben nascosto; e con il rischio di essere dimenticato a causa della seconda guerra mondiale. Per fortuna, la storia ha voluto diversamente, gli intrecci e gli enigmi sono stati svelati solo da pochi anni, da quando la Famiglia Margaritelli ne è entrata in possesso. Amante dell’arte, attraverso la fondazione Giordano si adopera a favore dell’arte, della storia italiana e degli artisti moderni. L’enigma ha trovato una svolta e un racconto affascinante, rendendo l’umanità e i sentimenti a tanti personaggi della storia, che prendono forma e non restano più piatte date sui libri; di trovano in rilievo, tra le dorature dell’affresco che sembrano essere fatte proprio con il primo oro riportato da Cristoforo Colombo dalle Americhe e regalato una parte ai reali di Spagna; ed una parte al Borgia, che era di origini spagnole. In primavera in una mostra a Roma, i due frammenti dell’affresco si incontreranno per la prima volta dopo secoli di separazione, e il quadro che rappresenta l’insieme svelerà la loro origine. I sentimenti sono sempre tali, in qualsiasi epoca e paradigma esistenziale: l’arte, attraversa i secoli, rendendoci scorci di tempo, frammenti di vita quotidiana, e lo spessore di fragilità umana.

Isabella Ceccarelli

Autore: Isabella Ceccarelli


Isabella Ceccarelli, classe ’75, giorno e mese fatale: 11 Novembre, data dedicata a San Martino, quando ogni mosto è vino. La contraddistingue una spiccata passione per il vino. Ma anche per l’arte e la poesia. Partecipa a mostre ed è instancabile nello scrivere poesie e pensieri (che vorrebbe mettere in un blog). Tutto legato dall’ormai sconosciuto filo conduttore dei sentimenti e dalla vena di una sottile cultura.
Cell. +39 346 0632204

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