“ORIENTALIA, mille e una notte a Venezia”

Candidata al Premio Strega la graphic novel “ORIENTALIA, mille e una notte a Venezia” di Alberto Toso Fei e Marco Tagliapietra, edita da Round Robin, la casa editrice specializzata in graphic novel.

La candidatura è stata presentata dagli “Amici della Domenica” l’artista Mimmo Paladino e lo scrittore Roberto Ippolito. I veneziani Toso Fei e Tagliapietra hanno dato vita a una “mille e una notte” filologica e magica a un tempo; racconti sospesi tra mito che storia narrano di una Venezia che, ai tempi della Serenissima, trovava in Oriente l’altra sua metà… A restituirci questo mondo di principesse e corsari, sultane e dogi, santi e guerrieri, è Saddo Drisdi, l’ultimo turco rimasto a Venezia, che nel 1838 veniva allontanato dagli austriaci dal Fondaco dei Turchi. Ma prima di scomparire Saddo consegna le sue storie a sette bambini veneziani entrati di soppiatto nel Fondaco, ormai in stato di abbandonato. Prendono vita così le infinite storie tra veneziani e ottomani, fatte di battaglie cruente, amori passionali, rapimenti di donne, santi trafugati e malfattori tramutati in pietra; vicende secolari tra la Serenissima e la Sublime Porta, tra Venezia e Costantinopoli, sospese tra mito e storia. Un racconto seducente ammantato di leggenda che restituisce al lettore, con precisione storica e filologica, personaggi e luoghi di una Venezia (forse) perduta.

“Veneziani e Ottomani furono per secoli acerrimi nemici ma anche i migliori alleati commerciali, in una continuità e uno scambio oggi forse incomprensibili; i “Turchi” erano accusati delle peggiori nefandezze, ma nello stesso tempo li si ospitava in città in uno dei più prestigiosi palazzi sul Canal Grande, il Fondaco dei Turchi appunto, dove rimasero per più di duecento anni, nel quale avevano un hammam e, si ritiene, perfino una piccola moschea, racconta lo scrittore Alberto Toso Fei, esperto di storia veneziana e di recupero della tradizione orale”.

È proprio in quel Fondaco, ormai in rovina, al tramonto di un’epoca e alla vigilia di un nuovo corso, che Saddo Drisdi, l’ultimo dei turchi, fa rivivere ancora una volta le straordinarie storie che furono: le vicende della Turchetta Selima, rapita dai veneziani e costretta alla conversione; oppure, il rapimento di Cecilia Venier Baffo, ancora bambina, destinata a diventare favorita di Selim II e poi sultana madre; la leggenda del corpo di San Marco trafugato da Alessandra d’Egitto da Rustico da Torcello e Buono da Malamocco; la disavventura del pittore Gentile Bellini alla corte del Sultano Maometto II, la vicenda del “corsaro eremita” Paolo da Campo e altre storie ancora… Saddo Drisdi fu realmente l’ultimo turco del Fondaco e le storie da lui raccontate sono tutte “vere”, nel senso che fanno parte dell’immaginario veneziano, oppure si tratta di rielaborazioni in chiave epica di fatti storici che già ai tempi della Serenissima venivano trascritti e narrati a maggiore gloria dello Stato Veneziano. La ricostruzione per immagini presente nella graphic novel restituisce una Venezia filologica anche sotto il profilo iconografico, dallo stato di fatiscenza del Fondaco alle divise dei soldati austriaci. L’opera è completata da un cospicuo “making of” e da alcuni scritti storici per inquadrare meglio il periodo scelto dagli autori. “La documentazione che sta alla base di ‘Orientalia’ – spiega l’illustratore Marco Tagliapietra – è enorme: in alcuni casi, città, palazzi, volti di personaggi erano ben ricordati da foto, stampe o dipinti, mentre altri sono frutto di una fantasia plausibile. Il libro è inoltre ricco di riferimenti legati alla storia veneziana e a opere più o meno conosciute di celebri artisti del passato. Più di tutto mi interessava sottolineare i profondi intrecci e reciproci debiti, tra la cultura veneta e quella orientale, il motivo principe, di tutto il libro concepito da Alberto Toso Fei”.

FONTE: Studio PUNTOeVIRGOLA

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