Piccoli crimini coniugali, con Castellitto e Buy

Siamo stati per voi, lettori di PressItalia, all’anteprima stampa del film “Piccoli crimini coniugali” al cinema Barberini di Roma, ed alla successiva conferenza stampa del film presso l’attiguo Hotel Bernini, alla presenza del regista, Alex Infascelli, e dei due protagonisti, Sergio Castellitto e Margherita Buy.

ROMA – Innanzi tutto, partiamo dal cast artistico, da quello tecnico e dalla sinossi del film. Il cast artistico è presto detto; in questo film ci sono esclusivamente i due attori citati ed è interamente girato all’interno di una abitazione (unica eccezione, la scena di apertura, sui titoli di testa, nella quale i due protagonisti sono in auto e tornano a casa, potendo facilmente riconoscere il quartiere EUR della capitale). Per quanto concerne il cast tecnico, Alex Infascelli (pochissimi film all’attivo in circa vent’anni di carriera, ma tutti particolari all’interno del panorama cinematografico italiano. Li ricordiamo: “Almost Blue”, “Il siero della vanità”, “H2Odio”) come sempre ha curato non solo la regia, ma la sceneggiatura (insieme con Francesca Manieri), la musica (insieme con David Nerattini), il montaggio (da solo!). Menzioniamo, inoltre, la scenografia di Marina Pinzuti Ansolini, la bella fotografia di Arnaldo Catinari, i costumi di Alfonsina Lettieri. Il film, che uscirà nei cinema il 6 aprile, è tratto dal non recentissimo romanzo omonimo di Éric-Emmanuel Schmitt, pubblicato in Italia dalle Edizioni E/O, ed è stato prodotto da Nicola e Marco De Angelis per la Fabula Pictures in collaborazione con RAI Cinema. Un film dalla durata più breve della norma commerciale (supera appena l’ora e venti minuti) ma è assai intenso ed originale. Veniamo, quindi, alla sinossi.

Il film narra di un giallo coniugale con suspense e capovolgimenti continui tra verità e menzogne, in cui la verità non è mai ciò che sembra. Margherita Buy e Sergio Castellitto interpretano una coppia sposata che vive un cinico ‘tour de force’ emotivo. Dopo un brutto incidente domestico, lui torna a casa dall’ospedale privo di memoria; ragiona ma non ricorda; non riconosce più neppure la moglie, che tenta di ricostruire la loro vita di coppia, tassello dopo tassello, cercando – però – di manipolare le cose. Via via che si riportano alla luce informazioni dimenticate si manifestano delle importanti crepe: sono molte le cose che non tornano nel racconto, e la verità non sta mai da una parte o dall’altra. Menzogne di lei, poi menzogne di lui. Un dialogo ‘psicanalitico’ tra attrazioni e litigi; una spiazzante alternanza di amore e di risentimento, tra finti ricordi e veri timori. Ma chi mente dei due? Un’ironica riflessione sulla madre di tutte le guerre: quella dentro la coppia!

Veniamo alle dichiarazioni del regista. Innanzi tutto, molto condivisibile le dedica di Infascelli ad una celebre frase di Anton Cechov: “Se temi la solitudine, non sposarti”. Difatti, a parte le classiche eccezioni che come si suol dire confermano la regola, non esistono persone più sole di quelle sposate; che, poi, non casualmente spesso sono le meno dotate culturalmente ed intellettivamente, e più portate ad assecondare la massa nell’imitazione delle cose della vita che fanno come fossero un obbligo (sposarsi così come trovare lavoro, così com’è inevitabile nascere e morire). Infascelli afferma: “La coppia è l’argomento misterioso che abita la maggior parte delle conversazioni della gente. Se ne parla in ascensore, al supermercato, sull’autobus, in taxi e in aereo, se ne discute di giorno al bar e di notte al ristorante. Tutti si trasformano in grandi esperti quando si tratta di commentare una coppia, ma tutti abbiamo grande timore a guardare davvero all’interno di quel nucleo esplosivo che solo all’inizio ci sembra un rifugio meraviglioso per poi trasformarsi nella stanza delle torture, il luogo dove tutti i nostri fantasmi vengono a tirarci i piedi prima o poi”. Poi, aggiunge: “Mi sono innamorato subito del testo e come tutti ci ho trovato innumerevoli aderenze con il mio vissuto di coppia, nelle sue nefandezze, crudeltà, ma anche nelle fragilità e teneri compromessi che si devono inevitabilmente affrontare per poter sopravvivere al rapporto così stretto con un altro individuo. Sono trascorsi diversi anni da quando sono rimasto colpito dal testo fino a quando ho deciso che questo sarebbe stato il mio nuovo film. L’idea è stata quella di lavorare sul testo con due grandi attori per poi chiuderli in un appartamento e lasciarli a briglia sciolta. Osservarli voyeuristicamente mentre cavalcano il testo originale, ma anche tradendolo quando necessario, come solo i grandi interpreti sanno fare. Un’impostazione che ricalca la grande tradizione del cinema francese”, e difatti ci è apparso palese che il film richiami fortemente l’apprezzatissimo (più dalla critica e dai cinefili colti che dal pubblico di massa, a dir il vero) e mai esaurito filone classico del cinema francese di introspezione psicologica. D’altronde, anche Infascelli ha scelto una musica di fisarmonica tipicamente francese in una scena del film e sui titoli di coda. C’è pochissima musica nel film. Oltre a queste due parti appena menzionate, ci sono delle percussioni – forti e su ritmi tribali – sui titoli di testa che, proprio come detto dal regista in apertura di conferenza stampa, dà l’esatto senso “di cuore pulsante, di ossa che si rompono, di tamburi di guerra”.

Ci è parso che il testo originario si prestasse moltissimo ad un utilizzo teatrale, sia per la storia narrata, sia per il pathos che verrebbe reso ancor più intenso dal vivo e sulle tavole di un palco, così come perché richiede un solo ambiente interno (un appartamento) e vede impegnati esclusivamente due attori. Veramente, tutti ingredienti che fanno si che appaia sorprendente che nessuno abbia pensato in questi 6/7 anni a realizzare una trasposizione teatrale, così come appare curioso che in questo non breve lasso di tempo il cinema francese si sia lasciato sfuggire questo testo, di questo romanzo di grande successo di un autore francese, che si sarebbe prestato moltissimo ad un film del sopra menzionato filone fortunato e pluripremiato del cinema transalpino. Ma è un bene così, perché questo è uno dei film più interessanti del cinema italiano di questa stagione, un po’ per meriti propri ed un po’ per demeriti altrui, non essendo stata una stagione particolarmente felice per la nostra Settima Arte, come dimostrato dalla pochezza dei titoli in corsa nei prossimi giorni per i David di Donatello; ma, soprattutto, si avvale della straordinarietà dei due protagonisti. Francamente, appare difficilmente immaginabile questo film con altri attori. Se il regista avesse fallito la scelta dei due protagonisti, sarebbe fallito il film stesso, che già appare un azzardo non di poco conto per il grande schermo. Prestazioni, quelle di Castellitto e Buy, meritevoli del David di Donatello per i migliori attore ed attrice (come già più volte accaduto ad entrambi). Peccato che se ne parlerà l’anno prossimo, considerato che la cerimonia per quest’anno è vicina e le candidature già comunicate da tempo, sempre che nel frattempo il film non finisca dimenticato dai membri incaricati di votare nella primavera del 2018 per gli ‘Oscar’ di casa nostra.

Autore: Franco Baccarini

Scrittore, saggista, autore di articoli per giornali cartacei e telematici, di testi per il teatro e di cortometraggi.
Teatrografia
2007 – Autore del dramma in atto unico “Insostituibili assenze”.
Filmografia
1996 – Soggettista, sceneggiatore e regista del video-clip “Anatomia dell’altro volto di una metropoli”.
2012 – Soggettista e sceneggiatore del cortometraggio “La ragazza e il mare” (regia di E. Colombo).
2013 – Soggettista e sceneggiatore del cortometraggio “Un amore da proteggere” (regia di L. Greco).
Bibliografia
2008 – “Bioetica animalista. Dagli aspetti socio-filosofici alle applicazioni pratiche nella sperimentazione clinica dei farmaci” (Edizioni Universitarie Romane).
2009 – “La Tecnoetica nel Cinema. Bioetica del Futuro” (Edizioni Palombi).
2010 – Capitolo “Tecnoetica nel Cinema” all’interno del volume “Tecnicizzare l’uomo o umanizzare la tecnica?” (Edizioni LEV), di Autori Vari.
2012 – “Tecnoetica e Cinematografia” (Edizioni Universitarie Romane).
2013 – “Tecnoetica e Cinematografia (in versione e-book)” (Edizioni Universitarie Romane).

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