Riflessi di parole – La poesia di Filippo Minacapilli

Capita che aprendo alcuni libri – nella fattispecie di poesie – si venga attratti dalle tavole che ne corredano alcuni testi.

RIFLESSI-DACQUAIl volume edito da Filippo Minacapilli “Riflessi d’acqua” (Bertoni Editore), oltre ad introdurre le tre sezioni in cui è suddiviso dalle fotografie di  Fabio Tripodi che “traducono” la sua scrittura, apre con un dipinto dell’artista ennese Rina Menzo. Un volto di donna/fanciulla che sembra guardare altrove mentre una farfalla le accarezza il volto. Lineamenti delicati che solo la complessa tecnica dell’acquerello poteva rendere; una delicatezza che diviene summa della poetica dell’autore siciliano.

Sì, perchè scorrendo i versi di Minacapilli, già docente di Scienze umane si ha la netta sensazione di entrare in un mondo già visto, già conosciuto ch’egli ci restituisce con semplicità di parole, riportando esse al loro primitivo significato; un linguaggio scevro d’inutile e stantìo accademismo, ch’egli coglie guardandosi d’intorno, spiando la vita (“come barriere di ferro/pesanti,le paure/bloccano la voglia/di guardare oltre[…]”), la natura (“L’edera/tra le crepe di roccia[…]”) e facendo confluire ogni elemento in quello che diviene un inno all’incanto d’amore.

Le poesie di Minacapilli sono soprattutto questo: amore, ch’egli eleva alla sua donna  – vera o immaginaria che sia non c’è dato sapere – e che trasmuta in versi leggeri, quasi impalpabili ma di una forza espressiva che cattura. “Amarti/ è portarti con me/dentro l’anima” o ancora, “Io non so cosa sia l’amore[…]/ So che ti penso, so che ti aspetto, so che ti sogno[…]”; invocazioni d’un lindore pudico, espresso senza vergogna né timore di fraintendimenti. Diretto nel linguaggio, che non si perde nell’aria ma s’imprime – e non solo sulla carta ch’egli verga – nelle menti: parole che molti hanno forse pensato ma che mai hanno saputo dire; il poeta le palesa, vi si specchia…Riflessi d’acqua, appunto ove l’acqua non scorre via tra le mani ma sembra prendere forma e modellarsi disegnando desideri, passioni, sogni ch’egli descrive con uno sguardo attento a cogliere i più diversi elementi che contribuiscono a rendere il suo sentire, lirica. E nel mentre canta “giungerò a te/ coi versi di un sogno/ divenuto realtà[…]”, non disdegna riflessioni esistenziali (“sarò come gabbiano/che s’alza sicuro[…]”) che  non danno il senso della provvisorietà, ma offrono il fianco al grande desiderio di vita che certamente risiede il lui, ovvero appartiene a tutti noi; così come la dignità e la sacralità della stessa. Vi è rispetto profondo, perpetrato in varie forme perchè “siamo, l’un l’altro/rami di salice/ in alterna armonia/nell’intreccio cosmico/degli spazi vitali”.

E tante emozioni e sensazioni non potevano che “esaltarsi” nella composizione degli Haiku (la seconda parte della silloge) ove, Filippo Minacapilli, veramente dà l’idea di giocare con le parole, cerchi concentrici di quello specchio d’acqua che allargandosi per andare a morire (o vivere?) nel vasto fraseggio del mare colmano il segno di grande potenza evocativa, affermando – e cito uno dei suoi aforismi, terza parte del volume – “che i rami della poesia sono sempre fioriti, perchè la poesia è la voce dell’anima che non vuol mettere un punto al suo cammino”.

Egli insomma ci offre con questa raccolta il piacere di dare corpo al silenzio della nostra anima e delle nostre labbra, sdoganando il dolce sentire.

In fine va dato merito all’editore, Jean Luc Bertoni d’aver saputo varcare i confini della regione; non sempre una piccola casa editrice ha la forza, le possibilità o il coraggio di farlo.

Pur allignando molti autori umbri, egli ha esplorato nuovi mondi facendo conoscere ai più realtà quali quella campana, marchigiana e nel caso specifico siciliana, non solo servendosi della poesia ma con romanzi che fotografano anche situazioni…”scomode”, forse risapute, ma raccontate con l’onestà e la sincerità che solo una penna ed un foglio di carta riescono a dare e consegnare al tempo della memoria.

 

Bruno Mohorovich

Autore: Bruno Mohorovich

Nato a Buenos Ayres il 3/3/1953, figlio di genitori istriani, riparati in Argentina a seguito dell’esodo, attualmente vive a Perugia, dove insegna Italiano per Stranieri al CPIA (Centro Provinciale per l’ Istruzione degli Adulti). Laureato in Sociologia e Lettere si è sempre occupato di critica cinematografica e didattica del cinema nella scuola; ha collaborato come critico con il settimanale diocesano “La Voce” e con “Umbria Radio” (ex “Radio Augusta Perusia”). Si occupa anche di didattica della televisione. Presso la Biblioteca di Villa Urbani, fa parte del gruppo di autoscrittura “Tempo per sè” con il quale ha curato eventi di scrittura e pittura. Critico d’arte, ha organizzato alcune collettive con artisti marchigiani ed umbri.
Ha curato la pubblicazione “Saulo Scopa – fotografie e cortometraggi 1998 – 2008”, “Cinema in… – 3 voll.” per le edizioni AIART – Associazione Spettatori, il libro “Nuovo Cinema…scuola” per Era Nuova ed è in via di pubblicazione per i tipi della Bertoni Editore, il libro di poesie “Storia d’amore – una fantasia”.
Nel 2015 ha diretto il corto sul XX Canto dell’Inferno della “Commedia” di Dante, nell’ambito delle celebrazioni per la nascita del sommo poeta, promosso dalla Loescher Editrice e dall’Accademia della Crusca ottenendo il Primo premio exaequo alla Fiera Internazionale del libro di Torino. L’opera è stata realizzata con gli studenti del CLA (Centro Linguitico Ateneo – ‘Università agli Studi di Perugia) coordinati dalla Prof.ssa Catia Mugnani; ha pubblicato per i tipi della Bertoni Editore la raccolta di poesie “Storia d’amore – una fantasia” (2015) e la raccolta di scritti “La città tra desiderio e utopia”(2016).

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