Ritorno in Borgogna, un film di Cédric Klapisch

Film di genere commedia, dal titolo originale "Ce qui nous lie", è distribuito nelle sale italiane da Officine Ubu da giovedì scorso, 19 ottobre.

locandina "Ritorno in Borgogna"“Ritorno in Borgogna” (Francia, 2017) è il titolo del nuovo film di Cédric Klapisch, interpretato da Pio Marmai, Ana Girardot, François Civil, Jean-Marc Roulot, Maria Valverde.

Cédric Klapisch (1961) è un regista e sceneggiatore francese di origine ebraico-polacca, molto noto – ormai da un ventennio – presso i più attenti cinefili e la critica di tutto il mondo. I suoi maggiori successi internazionali, oltre al film d’esordio, “Ognuno cerca il suo gatto” (1996), sono “L’appartamento spagnolo” (2002, considerato una sorta di manifesto della cosiddetta ‘generazione Erasmus’) ed il suo ideale seguito intitolato “Bambole russe” (2005). Non sono affatto passati inosservati anche “Aria di famiglia” (1997) e “Autoreverse” (2003). Le altre sue pellicole hanno avuto minor riconoscimento da parte di critica e pubblico e sono poco note, oltre che alcune di esse non sono uscite al di fuori dei confini francesi. “Ritorno in Borgogna” è il decimo film nella poco più che ventennale carriera di Klapisch, che dopo i primi due film, realizzati ed usciti in soli undici mesi, ha preso ad uscire con nuove opere con una frequenza media molto prossima a quella triennale, senza farsi mettere fretta dai produttori e dal mercato, tanto più che il suo è un cinema mediamente di alta qualità, più da premi nei festival che da box-office, più apprezzato dal pubblico colto che da quello medio che fa la fortuna di quelli che diventano blockbuster. Un cinema intimista, nel senso più nobile ed apprezzabile del termine, piuttosto tipico in Francia, molto attento ai piccoli grandi fatti quotidiani della vita e, ancor di più, dei personaggi trattati. Personalmente, sono cresciuto in qualche modo con Klapisch, in una sorta di linee parallele, tanto che mi sono occupato di lui e delle sue opere più volte, sin dal suo felice esordio, che molto ben ricordo, “Ognuno cerca il suo gatto” (Chacun cherche son chat – 1996), uscito in Italia quando era poco più di un anno che scrivevo recensioni ed articoli di cinema per alcuni giornali e periodici; per questo mi piace dire che sento che – fatte le debite proporzioni – siamo cresciuti insieme.

“Ritorno in Borgogna” è una storia familiare ambientata tra gli splendidi scenari dei vigneti della Borgogna. Una storia totalmente contemporanea in ambienti nei quali sono forti le tradizioni, legate soprattutto al mondo vitivinicolo ed a tutto quello che vi ruota intorno, rapporti interpersonali compresi. Spesso le tradizioni vengono messe a rischio dalle nuove generazioni, disinteressate dal portarle avanti; invece, in questa storia, sono i più giovani a cercare di salvare ciò che c’è di positivo nella tradizione delle campagne della Borgogna.

Ciò che fa scattare la storia e tutte le dinamiche che la compongono, è la malattia e la conseguente morte di un grande tenutario di terre e produttore di vini della Borgogna, che riconduce nella regione i suoi figli, che intanto si erano fatti una vita ben lontani (geograficamente e non solo) da quei luoghi. In particolare, il figlio maggiore, Jean, che ha sempre amato e odiato il ‘padre padrone’, ha vissuto una vita in fuga, costruendo (e in larga parte distruggendo) una famiglia con un figlio, e che tornando al capezzale del padre ritrova sorella e fratello, con i quali sente rinascere un mai sopito (nonostante le distanze) forte legame, che non è soltanto quello fra tre fratelli, ma anche fra loro e quelle terre, nonché le attività produttive di famiglia. Così, i tre decidono di affrontare il bello ed il difficile di una eredità costituita non soltanto di soldi e di responsabilità, ma di tanti tasselli che lasciamo alla visione del film, per coloro che vorranno vederlo. Legame tra i tre fratelli e rinnovato amore per la propria terra natia, per le proprie radici, risulteranno un collante decisivo per affrontare tutto quello che di difficile dovranno superare.

Questo non passerà certamente per il miglior film del talentuoso ma incostante Klapisch, ma si tratta pur sempre di una commedia di qualità, che racconta una storia semplice ed importante al contempo, con mano sicura e forte di un cast di rilievo, anche se in larga parte sconosciuto in Italia. Il film rappresenta di certo un netto passo in avanti rispetto a quello precedente, “Rompicapo a New York” (Casse-tête chinois – 2013), dopo il quale – non a caso – il regista francese si è preso la sua pausa più lunga, ben quattro anni, prima di tornare con questo nuovo convincente film.

Autore: Franco Baccarini

Scrittore, saggista, autore di articoli per giornali cartacei e telematici, di testi per il teatro e di cortometraggi.
Teatrografia
2007 – Autore del dramma in atto unico “Insostituibili assenze”.
Filmografia
1996 – Soggettista, sceneggiatore e regista del video-clip “Anatomia dell’altro volto di una metropoli”.
2012 – Soggettista e sceneggiatore del cortometraggio “La ragazza e il mare” (regia di E. Colombo).
2013 – Soggettista e sceneggiatore del cortometraggio “Un amore da proteggere” (regia di L. Greco).
Bibliografia
2008 – “Bioetica animalista. Dagli aspetti socio-filosofici alle applicazioni pratiche nella sperimentazione clinica dei farmaci” (Edizioni Universitarie Romane).
2009 – “La Tecnoetica nel Cinema. Bioetica del Futuro” (Edizioni Palombi).
2010 – Capitolo “Tecnoetica nel Cinema” all’interno del volume “Tecnicizzare l’uomo o umanizzare la tecnica?” (Edizioni LEV), di Autori Vari.
2012 – “Tecnoetica e Cinematografia” (Edizioni Universitarie Romane).
2013 – “Tecnoetica e Cinematografia (in versione e-book)” (Edizioni Universitarie Romane).

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