ll_viaggio_di_Yao_locandinaROMA – Al fianco dei due protagonisti citati, il cast vede anche la presenza di Fatoumata Diawara, Germaine Acogny, Alibeta e Gwendolyn Gourvenec. La sceneggiatura è stata firmata dallo stesso regista e da Agnès de Sacy. Da segnalare la fotografia di Jean-marc Fabre ed il montaggio di Hervé de Luze, tecnico di fiducia di Godeau. Il film è distribuito in Italia dalla società “Cinema”, di Valerio De Paolis.
Dopo l’enorme successo di “Quasi amici” ed il buon riscontro avuto da “Famiglia all’improvviso”, Omar Sy torna sul grande schermo diretto da Philippe Godeau con questa che è una commedia tenera e divertente.
Ma veniamo alla sinossi del film. Yao, un ragazzino di 13 anni che vive in un villaggio nel nord del Senegal, è disposto a tutto pur di incontrare il suo eroe, Seydou Tall, un celebre attore francese. Invitato a Dakar per promuovere il suo ultimo libro, Seydou si reca per la prima volta nel suo paese d’origine. Per realizzare il suo sogno, il giovane Yao organizza la sua fuga ed intraprende un viaggio in solitaria di 387 chilometri per raggiungere la capitale. Commosso dall’incontro con il bambino, l’attore decide di sottrarsi ai suoi obblighi professionali e di riaccompagnarlo a casa. Ma sulle strade polverose ed incerte del Senegal, Seydou comprende che il percorso verso il villaggio del suo giovane amico, in realtà è anche un percorso verso le sue stesse radici.
L’Ufficio Stampa del film, P&V, ci ha fatto avere alcune dichiarazioni del regista Godeau. Le sintetizziamo per i nostri lettori: “L’idea di questo film mi è venuta molto tempo fa. Ne ho parlato con Omar Sy perché ho intuito che sarebbe stato sensibile a questa storia, che ne avrebbe condiviso gli aspetti intimi ed i valori che trasmette. Al di là della bellezza estetica ed esotica del Senegal, sono soprattutto i principi intrinsechi alla sua cultura che mi toccano e che volevo che emergessero nel film: il senso della famiglia, della condivisione, dell’accoglienza, della fede che si percepisce in modo molto forte quando ci si trova nel Paese. (…) Omar Sy era praticamente indispensabile per questo progetto. Omar ha un ruolo centrale e, insieme ad Agnès de Sacy, ho scritto il ruolo di Seydou pensando a lui. Omar ci permette di accedere alla sfera privata di un luogo diverso. Da quando ha riscosso un immenso successo con QUASI AMICI, è diventato una delle personalità predilette dai francesi. Padre di cinque figli, si è trasferito a Los Angeles per proteggere la sua famiglia a seguito della considerevole notorietà acquisita in Francia. Dopo un tale plebiscito, qualunque individuo avrebbe rischiato di perdersi. Lui invece è rimasto se stesso e continua a perseguire la sua carriera in Francia ed all’estero. Per quanto mi riguarda, ho intuito che Omar avesse bisogno di confrontarsi di nuovo con le sue radici e che sarebbe stato positivo che lo facesse davanti ad una macchina da presa. È interessante mescolare arte e vita, anche se non si realizza un film per fare un percorso psicanalitico! Abbiamo provato un autentico desiderio di cinema attorno a questa storia. Condividiamo entrambi un profondo attaccamento alla questione della paternità, delle origini. Sentivo fortemente che avremmo potuto raccontare insieme un percorso, quello di un attore di successo che desidera portare suo figlio alla scoperta del paese dei suoi antenati e che si ritrova a fare questo viaggio insieme ad un bambino diverso rispetto al suo”.
Il regista ha dedicato delle parole anche al suo personale rapporto con l’Africa: “Quando ero bambino ed adolescente, mio padre lavorava nel pubblico impiego in Mali ed io andavo a trovarlo laggiù. È stata una fortuna, una fonte di arricchimento per me che ho potuto scoprire una cultura ed una quotidianità molto distanti dalla mia vita di giovane occidentale in quegli anni. In un’età in cui non pensavo ad altro che ad andare in motorino ed a divertirmi, scoprivo dei ragazzini che facevano da insegnanti ad altri ragazzini, che avevano una grande sete di cultura, di libri, di informazioni, di Francia. Questa esperienza ha alimentato la sceneggiatura di questo film e l’idea del personaggio del bambino che ama leggere”. E sul Senegal afferma: “Il Senegal che mostro nel film non è tra i più turistici. Anche in questo caso c’è da parte mia il desiderio di far scoprire un paese ed una cultura e magari di farli sentire un po’ meno lontani. Amo pensare che il cinema contribuisca in parte a scuotere le mentalità, a suscitare curiosità e ci permetta poi di andare più facilmente verso quello che è diverso da noi”.
Avviandoci a concludere, va detto che nel film convivono un’anima quasi documentaristica ed una, ovviamente, di pura fiction; ma, soprattutto, convivono un road-movie ed una sorta di fiaba. Il regista già in passato ha dimostrato di gradire di situarsi al confine tra realtà e finzione. Ama trovarsi in quei momenti in cui né lui, né lo spettatore, sanno più dove si trovi il reale e dove l’immaginario. Lui stesso ama dire che gli piace quando il fantastico ed il realismo si sostengono a braccetto. Nel film, c’è anche una forte componente dedicata alla conoscenza ed alla conseguente accettazione di ciò che è diverso, di quel che non si conosce. Poi, c’è anche una dimensione spirituale, almeno in alcune sequenze. Non si può restare indifferenti nel vedere come in Africa una fede sincera riesca ad animare le persone. Un altro concetto sul quale ha puntato molto il regista nel film, nella dichiarata necessità che tutti abbiamo di ricollegarci ad una fonte, qualunque essa sia, per riuscire a dare un senso alla nostra esistenza. In ultimo, piace sottolineare anche la differenza del concetto ‘tempo’ tra il mondo occidentale e quello africano. Ad esempio, quando il protagonista chiede all’autista di un pullman quando è prevista la partenza, aspettandosi di conoscere un orario esatto, si sente rispondere serenamente: “Quando il pullman sarà pieno”. Una risposta che scuote alcune nostre certezze, e che mette in crisi il concetto occidentale dell’andare sempre di corsa, aiutando a ristabilire le priorità.

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Autore: Franco Baccarini

Scrittore, saggista, autore di articoli per giornali cartacei e telematici, di testi per il teatro e di cortometraggi. Teatrografia 2007 – Autore del dramma in atto unico “Insostituibili assenze”. Filmografia 1996 – Soggettista, sceneggiatore e regista del video-clip “Anatomia dell’altro volto di una metropoli”. 2012 – Soggettista e sceneggiatore del cortometraggio “La ragazza e il mare” (regia di E. Colombo). 2013 – Soggettista e sceneggiatore del cortometraggio “Un amore da proteggere” (regia di L. Greco). Bibliografia 1996 – “Il rapporto tra cinema e romanzo” (Centro Studi Cinematografici). 1999 – “Francois-René de Chateaubriand a Roma e dintorni” (Lazio Ieri e Oggi). 2004 – “L'amore nel cinema” (Il Filo Rosso). 2007 – “Cinema e tecnologia” (Il Filo Rosso). 2007 – “Appunti sul rapporto tra cinema e romanzo” (Il Filo Rosso). 2008 – “Bioetica animalista. Dagli aspetti socio-filosofici alle applicazioni pratiche nella sperimentazione clinica dei farmaci” (Edizioni Universitarie Romane). 2009 – “La Tecnoetica nel Cinema. Bioetica del Futuro” (Edizioni Palombi). 2010 – Capitolo “Tecnoetica nel Cinema” all’interno del volume “Tecnicizzare l’uomo o umanizzare la tecnica?” (Edizioni LEV), di Autori Vari. 2012 – “Tecnoetica e Cinematografia” (Edizioni Universitarie Romane). 2013 – “Tecnoetica e Cinematografia (in versione e-book)” (Edizioni Universitarie Romane).