Aspromonte – La Terra degli Ultimi

È il titolo del film presentato stamane alla stampa a Roma, che segna il ritorno al lungometraggio del regista calabrese Mimmo Calopresti

Aspromonte di Mimmo Calopresti - Marcello Fonte - Foto di Nazareno Migliaccio Spina Giorno 7
Aspromonte di Mimmo Calopresti – Marcello Fonte – Foto di Nazareno Migliaccio Spina Giorno 7

ROMA – Presentato in anteprima stampa stamane alle 10.00 al Cinema Barberini di Roma, il nuovo film del regista calabrese, trapiantato a Torino, Mimmo Calopresti, “Aspromonte – La terra degli ultimi”, del quale facemmo cenno noi di PressItalia nel giugno scorso, quando il film venne presentato in anteprima assoluta al Taormina FilmFest. Il nuovo lavoro di Calopresti, è stato finito di girare molto tempo fa, ma ha faticato a trovare la distribuzione, poi grazie alla proiezione di Taormina del 2 luglio scorso la prestigiosa IIF – International Italian Film ha deciso di distribuirlo a partire dal prossimo 21 novembre nelle sale italiane.
Calopresti, ormai quasi 65enne, è stato considerato una sorta di enfant prodige (considerando che per un regista che raggiunge il grande successo di pubblico e di critica anche a 39-40 anni è, a differenza di quel che accade per gli attori, un’età assolutamente giovane) del cinema italiano tra gli anni Novanta e i primissimi Duemila, quando – dopo una serie di documentari (i primi due premiati al Festival di Torino) e di cortometraggi – esordì nel lungometraggio con “La seconda volta” (1995), interpretato da Nanni Moretti e da Valeria Bruni Tedeschi, un autentico gioiello di film, pluripremiato e in concorso al Festival di Cannes, tutte cose che poi non accadranno più nella carriera di Calopresti. Fecero seguito altri film assolutamente di rilievo, seppure senza i premi e le grandi vetrine del concorso a Cannes o Venezia, come “La parola amore esiste” (1998), con Valeria Bruni Tedeschi e Fabrizio Bentivoglio, che viene sì presentato a Cannes, ma nella sezione secondaria ‘Quinzaine des Réalisateurs”, poi “Preferisco il rumore del mare” (2000), con Silvio Orlando e Fabrizia Sacchi, che vale sì un premio, ma non al film o al regista calabrese, ma un ‘Nastro d’Argento’ come ‘Migliore Attore’ a Silvio Orlando. Da lì inizia un certo declino, con “La felicità non costa niente” (2003), abbastanza apprezzato dalla critica, molto meno dal pubblico, quindi “L’abbuffata” (2007), con Diego Abatantuono, Valeria Bruni Tedeschi e Gérard Depardieu, che passa quasi totalmente inosservato, sia tra la critica che nel pubblico, tanto che Calopresti torna agli inizi con una serie di nuovi documentari e cortometraggi fino a questo non facile ritorno al lungometraggio di fiction.
Come dicevamo, sarà nelle sale dal 21 novembre questo film di Calopresti,  interpretato dalla sua musa Valeria Bruni Tedeschi (David di Donatello come ‘Miglior Attrice Protagonista’ per “La pazza gioia”), Marcello Fonte (‘Palma d’Oro al Miglior Attore’ al Festival di Cannes 2018 per “Dogman”), Francesco Colella (interprete della serie “Trust” di Danny Boyle e “Zero Zero Zero” di Sollima), Marco Leonardi (“Maradona – La mano de Dios” di Marco Risi, “Anime nere” di Francesco Munzi, “All the money in the world” di Ridley Scott), e con la partecipazione di Sergio Rubini (notissimo regista ed attore di decine di film, a partire dal film rivelazione “La stazione”). Tratto dall’opera letteraria di Pietro Criaco “Via dall’Aspromonte” (Rubbettino Editore), e sceneggiato da Calopresti insieme con Monica Zapelli (già sceneggiatrice de “I cento passi”), il film è prodotto da Fulvio Lucisano con Rai Cinema e con il contributo della Regione Calabria e di Calabria Film Commission.
“ASPROMONTE – La terra degli ultimi” viene definito dallo stesso regista e dal produttore una sorta di western atipico sulla fine di un mondo e sul sogno di cambiare il corso degli eventi grazie alla voglia di riscatto di un popolo. La storia è ambientata ad Africo, un paesino arroccato nella valle dell’Aspromonte calabrese, alla fine degli anni ’50, una donna muore di parto perché il dottore non riesce ad arrivare in tempo e perché non esiste una strada di collegamento. Gli uomini, esasperati dallo stato di abbandono, vanno a protestare dal sindaco per la situazione di totale isolamento, senza elettricità, acqua corrente, un medico condotto o una scuola. Il sindaco fa loro promesse di ammodernamento che regolarmente non mantiene. Appare decisivo l’arrivo di una maestra di Como, Giulia, che non ha intenzione di andarsene come hanno fatto tutte quelle che l’hanno preceduta, perché ha deciso di rendersi utile dove c’è bisogno. Nel frattempo, gli abitanti, capeggiati da tale Peppe, decidono di unirsi e costruire loro stessi una strada che colleghi lo sperduto paesino montano alla costiera marina, al ‘mondo’. Tutti, compresi i bambini, abbandonano le occupazioni abituali per realizzare l’opera. Giulia, però, vuole insegnare l’italiano “se Africo entrerà nel mondo grazie alla strada, i ragazzi dovranno conoscerlo prima, imparando a leggere e a scrivere”. Ma per il brigante Don Totò, quello che detta la vera legge, Africo non potrà mai diventare davvero un paese ‘italiano’.
Tante forze disposte le une contro le altre, ma più che in una guerra, piuttosto nella disperazione. La maestra comasca, i bambini, il leader naturale del paese Peppe, il combattivo Cosimo, il “poeta” Ciccio, anima contemplativa che intuisce il valore dell’istruzione anche non possedendone una propria, le istituzioni, il ‘boss’ locale Don Totò, con le istituzioni e il ‘boss’ (politica e criminalità) che non vogliono che Africo partecipi all’evoluzione del Paese, già tanto lenta al meridione.
L’Aspromonte, la terra degli ultimi, è l’omaggio che Mimmo Calopresti ed il suo produttore Fulvio Lucisano fanno alle proprie origini calabresi, con autentico amore per la propria terra, che traspare da ogni singola scena. Un ritorno atteso da tanti anni e convincente di Calopresti. Nella prossima primavera, ai David di Donatello e poi ai Nastri d’Argento, capiremo se si potrà parlare di un grande ritorno del regista di Polistena.

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Autore: Franco Baccarini

Scrittore, saggista, autore di articoli per giornali cartacei e telematici, di testi per il teatro e di cortometraggi. Teatrografia 2007 – Autore del dramma in atto unico “Insostituibili assenze”. Filmografia 1996 – Soggettista, sceneggiatore e regista del video-clip “Anatomia dell’altro volto di una metropoli”. 2012 – Soggettista e sceneggiatore del cortometraggio “La ragazza e il mare” (regia di E. Colombo). 2013 – Soggettista e sceneggiatore del cortometraggio “Un amore da proteggere” (regia di L. Greco). Bibliografia 1996 – “Il rapporto tra cinema e romanzo” (Centro Studi Cinematografici). 1999 – “Francois-René de Chateaubriand a Roma e dintorni” (Lazio Ieri e Oggi). 2004 – “L'amore nel cinema” (Il Filo Rosso). 2007 – “Cinema e tecnologia” (Il Filo Rosso). 2007 – “Appunti sul rapporto tra cinema e romanzo” (Il Filo Rosso). 2008 – “Bioetica animalista. Dagli aspetti socio-filosofici alle applicazioni pratiche nella sperimentazione clinica dei farmaci” (Edizioni Universitarie Romane). 2009 – “La Tecnoetica nel Cinema. Bioetica del Futuro” (Edizioni Palombi). 2010 – Capitolo “Tecnoetica nel Cinema” all’interno del volume “Tecnicizzare l’uomo o umanizzare la tecnica?” (Edizioni LEV), di Autori Vari. 2012 – “Tecnoetica e Cinematografia” (Edizioni Universitarie Romane). 2013 – “Tecnoetica e Cinematografia (in versione e-book)” (Edizioni Universitarie Romane).