Il libro dei sogni di Federico Fellini pubblicato da Rizzoli presentato alla Casa del Cinema

Martedì 28 gennaio, alle ore 18.00, sarà presentato presso la Casa del Cinema (in largo Marcello Mastroianni) il volume “Il libro dei sogni” di Federico Fellini, pubblicato da Rizzoli in una nuova edizione con un ricco apparato filologico

Il-libro-dei-sogniIl volume esce in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia, il Museo del Cinema di Torino e la Cineteca di Bologna. I rispettivi presidenti – Felice Laudadio, Sergio Toffetti, Gian Luca Farinelli – ne sono i curatori. Ricordiamo che l’originale del “Libro dei sogni” è di proprietà del Comune di Rimini, che provvede a custodirlo.
Fra i tanti eventi previsti per il centenario del grande cineasta (nato a Rimini il 20 gennaio del 1920), questo rimarrà, esattamente come i restauri dei film curati da CSC-Cineteca Nazionale, Istituto Luce-Cinecittà e Cineteca di Bologna: perché “Il libro dei sogni” è un’opera straordinaria che consente di vedere la creatività di Fellini al lavoro, in quella che è spesso la primissima elaborazione di idee che confluiranno poi nei film.
Alla presentazione interverranno Simona Argentieri, Filippo Ceccarelli, Felice Laudadio, Sergio Toffetti. Prima dell’incontro, alle ore 17.00, verrà proiettato il film “Toby Dammit”, episodio firmato da Fellini del film collettivo “Tre passi nel delirio”.
«Se i film di Fellini, per citare Shakespeare, sono spesso fatti della materia di cui sono fatti i sogni, questo volume dimostra che i suoi sogni sono fatti della materia di cui sono fatti i film. Il libro dei sogni – capolavoro d’arte dell’illustrazione – si pone infatti anche come un “catalogo” – verrebbe da dire, come nel Don Giovanni di Mozart e Da Ponte: “delle donne che amò il padron mio”. Certo, ci sono anche le donne, senza le quali il “Pianeta Fellinia”, per usare una bella definizione di Gian Piero Brunetta, perderebbe una “fonte energetica” fondamentale. Ma Il libro dei sogni è in realtà una sorta di “archivio generale” della vita di Fellini, sia di quella interiore – come ogni sogno che si rispetti – sia dei suoi punti di vista su un mondo fatto, oltre che di persone e cose, anche di “effetti cinema”, storie, personaggi, vicende personali, amori e idiosincrasia di un mestiere, che per Fellini coincide con la vita stessa, pur restandone sempre “più grande”. A titolo d’esempio, citiamo soltanto il sogno del 4 febbraio 1961: «Negli studi della Federiz Fracassi mi sorride: E allora Federico, quando hai intenzione di cominciare sul serio?”. È il tempo in cui Fellini entra in società con Rizzoli per favorire l’esordio di giovani cineasti. Pier Paolo Pasolini è uno dei primi che si presenta col soggetto di Accattone. Ma alla prima visione dei giornalieri, di fronte alla “passeggiata di Accattone”, Fellini rifiuta vigorosamente di continuare la produzione, e litiga in modo radicale con l’amico e collaboratore Pier Paolo, di cui non condivide l’estetica. Nel sogno, azzardiamo, Clemente Fracassi, il direttore di produzione, esorta Federico a “fare sul serio”, anche perché, nella realtà dei fatti, a Fellini poi di produrre giovani autori non importava davvero nulla, e il progetto – anche a seguito della lite con Pasolini – naufragò senza rimpianti. A questo “reperto d’archivio” se ne potrebbero aggiungere infiniti altri, che aprono nuove letture della vita e della creatività dell’autore di film che sono oggi parte integrante dell’identità italiana.
In questa prospettiva, l’edizione del Libro dei sogni si affianca, nella celebrazione del centenario della nascita di Federico Fellini, al progetto di restauro dell’opera omnia, portato avanti dalle cineteche italiane, in collaborazione con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e Cinecittà Luce. Ma l’opera di Federico non potrebbe dirsi completa senza questo Libro dei sogni, che è anche un “libro dei film”, esattamente come i suoi film sono anche il “cinema dei sogni”» (dalla Prefazione di Sergio Toffetti, Gian Luca Farinelli, Felice Laudadio, al volume di Federico Fellini, Il libro dei sogni, Rizzoli, 2019).
Ore 17.00 “Toby Dammit” di Federico Fellini (episodio di “Tre passi nel delirio”, 1968, 48’)
«In Toby Dammit […] un attore alcolizzato accetta di girare un western all’italiana perché gli viene offerta una Ferrari […]. Trittico con autori di prestigio ma esiti qualitativi molto difformi: […] si difende solo Fellini che stravolge il racconto di Poe per conservarne soltanto il nome del protagonista, Toby Dammit, e il finale, in un incubo delirante dove i meccanismi alienanti del mondo dello spettacolo diventano premessa per uno sguardo terribile sull’orrore quotidiano» (Mereghetti). Restauro realizzato per il centenario della nascita di Federico Fellini. Il restauro di Toby Dammit è stato realizzato nel 2019 dal Centro Sperimentale di Cinematografia ed Istituto Luce – Cinecittà a partire da un internegativo 35mm messo a disposizione da Alberto Grimaldi Productions e da un positivo sonoro ottico d’epoca conservato dalla Cineteca Nazionale. Tutte le lavorazioni sono state eseguite presso il laboratorio Studio Emme di Roma.

FONTE: Zirizzotti Susanna – Uff. Stampa Centro Sper. Cinematografia.

Press Italia

Autore: Press Italia

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