Anche quest’anno una passeggiata tra i capolavori del Gusto a Siena, tra il fascino di assaggi e degustazioni delle eccellenze enologiche d’Italia e la splendida cornice di Siena, che ancora una volta è capitale indiscussa dei grandi vini e della storia, con immancabili visite guidate tra l’archivio di Stato e la Fondazione Monte dei Paschi di Siena, o alla Cappella del Manto.
Eccomi in quello che è un vero e proprio percorso unico nel suo genere, tra un assaggio e un sorso, una chiacchierata con i produttori, ed ecco che subito l’eccellenza enologica è subito a portata di bicchiere.
Siena riesce in tre giorni a coniugare in modo impeccabile cultura, storia e cultura del vino.
Manifestazione nata dalla volontà di Helmut Kocher, patron di Merano Wine Festival, mette in scena solo il meglio dell’enologia italiana e riesce sempre a fare il pieno di appassionati, cultori ed esperti di vino, una dimostrazione in primo luogo che vuole il felice matrimonio tra arte e vino, avvicinando le due culture attraverso tutti i nostri sensi. Grazie ai percorsi tra varie degustazioni, sono andata alla scoperta di luoghi che non conoscevo direttamente. È proprio così. I luoghi che ci mettono in contatto con il bello e con la storia, ci fanno apprezzare anche il vino in modo diverso e ci legano alla cultura e alle nostre radici con un doppio filo. La cultura di Siena, con le sue tradizioni e la città, ogni volta nuova.
E, sempre col mio bicchiere in mano, vado alla scoperta degustativa dell’Italia più affascinante, tra cantine conosciute e nuove realtà, perché poi, ogni anno è diverso, e il vino riesce a raccontare l’annata tra i profumi e le sue sfumature, tra le tante storie.
Una passeggiata per le vie della città è d’obbligo, ogni anno un angolo diverso, un nuovo punto di vista lungo la strada che mi porta ad assaggiare i vini, lungo una traiettoria da nord a sud Italia, da est ad ovest, isole comprese. Io inizio sempre dalle regioni del nord Italia. Dai Pinot Noir del Trentino, ai vini delle Dolomiti, e fare un giro tra i vigneti dell’Abbazia di Novacelle; al grande Barolo in Piemonte, per continuare tra i bianchi in Friuli. Dopo tutto, bisogna scegliere, anche se non è facile.
Trovarsi a contatto con la migliore produzione, tutta in uno scrigno e vicino a casa, è un’occasione da non perdere, un’emozione sempre unica tra i territori del Chianti e il Brunello sempre più internazionale, con vere e proprie scoperte tra Bolgheri e il Sirah di Cortona. Ma ecco che fa da padrona la storia delle persone, le loro passioni; si uniscono alle terre di origine per proiettare gli eventi verso il futuro. Radici e riscoperta delle proprie tradizioni, della storia ancestrale dei luoghi e dei vini; tenacia nelle proprie ideologie anche vinicole per scoprire nuove potenzialità territoriali, e tecniche colturali rispettose dell’ambiente. Di ambienti e climi diversi l’Italia è regina, come pure le sue uve autoctone, espressione assoluta di luoghi e regioni. Come il Montepulciano in Abruzzo, il Vermentino in Sardegna, il Grechetto in Umbria, la Falanghina in Campania. Solo poche citazioni. Per realtà enoiche d’eccellenza.
L’eccellenza che ora è legata a Siena, alla sua storia e che non si limita solo ai giorni della manifestazione, ma riesce a dare una continuazione tra i ristoranti e le enoteche, sia in città che nel territorio, dove impera la cultura e la ricerca di vini, dei prodotti e delle materie prime, in una continuazione verso il prossimo Wine e Siena.
Intanto mi preparo per le prossime tappe…

