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Un ponte poetico/fotografico nel Carcere di Capanne

Poesia e fotografia nel carcere di Capanne uniscono dentro e fuori le mura.

Locandina-evento-inMartedì 10 marzo, le mura della sezione femminile del Nuovo Complesso Penitenziario di Capanne (PG) non hanno solo ospitato un evento, ma hanno vibrato di una rara e purissima umanità. La presentazione del progetto “Poeti liberi, liberi poeti – Dalla parola all’immagine”, coordinato e curato dai docenti Mauro Francia e Alessandra Tiroli del CPIA 1 Perugia, e da Bruno Mohorovich coordinatore del marchio “poesiaedizioni” ha segnato il secondo momento di un progetto nato dal confronto di alcuni autori durante la manifestazione “Poesia Trasimeno 2025” svoltasi a Città della Pieve. Un percorso che ha visto il coinvolgimento del Club Fotografico “Al garage di Elio”di Perugia presieduto da Mario Pennicchi; i fotografi coinvolti hanno fatto loro le poesie sia delle detenute/i che dei poeti esterni della Bertoni Editore (Marco Ambrosi, Piera Andreani, Marina Palazzetti, Olena Romanko, Claudio Barbieri ed Enrico Tribbioli e lo stesso Mohorovich) illustrandone con maestria il contenuto dei versi: un incontro fra le due arti che ha tradotto emozioni e sentimenti creando un momento di sospensione temporale, dove il confine tra “dentro” e “fuori” è svanito nel potere della parola e dell’immagine.

Non è stata una semplice lettura. Quando le studentesse e gli studenti ristretti hanno dato voce ai propri versi, l’aria si è fatta densa. C’era una fatica emotiva tangibile in quelle voci: la fatica di chi scava nel proprio dolore per trasformarlo in bellezza (“Se tu conoscessi / il mestiere immenso della detenzione / dove ora io mi trovo./ Se tu potessi vedere / o sentire quello che vivo io / fra questa buie mura che vedo, / e mi sento soffocato, / umiliato, annientato. / Rifletteresti prima di sbagliare, io non ho riflettuto, / e sto pagando amaramente…”).Voci, cariche di sofferenza ma anche di speranza, hanno offerto una testimonianza autentica di chi sta attraversando un periodo buio, trovando nella scrittura un barlume di luce, un modo per elaborare il proprio vissuto con dignità e coraggio. Versi, che in quel contesto, sono diventati un mezzo di liberazione, rivelando un potere che solo la forza della poesia riesce a dare. Quello che ha colpito maggiormente, e che ha emotivamente coinvolto anche gli autori “esterni” e le autorità presenti alla manifestazione, oltre alla profondità dei testi, è stata la gioia con cui queste donne e questi uomini si sono lasciati andare alla lettura, mostrando un entusiasmo e un’ingenuità quasi commovente.

Tutti i protagonisti del progetto, poeti, poetesse,fotografi hanno espresso se stessi con la Parola- nuda, sofferta, capace di graffiare il silenzio della cella- e l’Immagine- mano tesa, traduzione visiva- con cui hanno dato dignità e forma a sogni e rimpianti. Un plauso particolare va agli artisti della fotografia  che hanno trattato le poesie come fossero una macchina fotografica, mimando i meccanismi stessi di una camera, come la lente o lo zoom, muovendosi in un continuo alternarsi tra micro e macro, interno ed esterno, attraverso i quali mentalmente e sentimentalmente ingigantire dettagli dettati dalle parole, creando un’ osmosi che ha contribuito a dare un’anima ai versi, rendendoci ancor più – di quanto già non lo fossimo -, partecipi di un universo/mondo che, spesso, distrattamente, ci sfugge.

E di questa aura si sono pervase le mura della sala anche con la musica. Alcuni intervalli musicali che hanno visto protagonisti ed eccelsi interpreti il giovane Gregorio Trombetta , già peraltro presente alla precedente edizione nel mese di maggio con il suo violino, che ha imbracciato la viella antico strumento ad arco, rilasciando note dal sapore medievale ed il chitarrista di origine venezuelana Silva Perez Juan Efrain che ha pizzicato le corde del suo strumento rilasciando tra i presenti, tra le altre, le note di “Senza fine” che hanno coinvolto nell’accompagnamento gli e le astanti.

La partecipazione delle istituzioni (Comune, Provincia e Ufficio Scolastico Regionale) non è stata formale.  La proiezione delle opere ha creato un dialogo profondo, capace di suscitare nei presenti sentimenti che sono andati ben oltre la cortesia istituzionale, arrivando a toccare le corde della commozione più autentica. E coinvolgente è stato il momento in cui ogni poeta riceveva in dono dalle mani degli autori le fotografie che ne hanno ispirato gli scatti e l’ultima poesia dedicata alle detenute dai loro professori (“…e poi eccoli i tanto temuti reietti / seduti ai banchi, davanti i quaderni /[…] / Quelle tante, visibili e invisibili sbarre, / con il grigio che blocca ogni volo, / immobilizzano cuori sofferti / che hanno spiato, invidiato / famiglie forse mai avute / famiglie magari volute /[…] / E’ solo un breve respiro di libertà, / un appuntamento di sogni leggeri, / il nostro breve passeggio con voi, / questa goccia sottratta al tempo…”).

Questa mostra all’interno della casa circondariale è stato solo un ulteriore passo verso l’auspicata mostra nella città di Perugia, così che tutta la cittadinanza possa cogliere e sentire la consapevolezza di assistere e partecipare a qualcosa di necessario.

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