FORLI’ – Undici giorni, circa 208 eventi, migliaia di partecipanti, quasi cento realtà coinvolte, decine di ospiti e tante e variegate voci ad animare incontri, spettacoli, concerti, laboratori, mostre, iniziative per le scuole e per l’università, iniziative di quartiere e uno spazio dedicato, il complesso dei Musei San Domenico, che ogni anno si trasforma nella cittadella e cuore pulsante del buon vivere.
Si chiude così la XVII edizione del Festival del Buon Vivere, dedicata quest’anno alla “Rivoluzione della Gentilezza”, confermando il rapporto sempre più stretto tra la manifestazione, Forlì, la Romagna, la nostra Regione e, sempre di più, altri luoghi dell’Italia per un festival dalla caratura ormai nazionale.
Dal 17 al 27 settembre il Festival ha costruito un programma nel quale si sono incontrati cultura, informazione, spettacolo, musica, educazione, scienza, salute, ambiente, solidarietà e impegno civile. Un mosaico composto da circa 208 appuntamenti e da una pluralità di luoghi, linguaggi e pubblici, con il coinvolgimento diretto di associazioni, scuole, istituzioni, realtà culturali e sociali, volontariato e Terzo Settore.
Il cuore del Festival è stato ancora una volta il complesso dei Musei San Domenico, con l’Auditorium della Chiesa di San Giacomo, il Refettorio, il Chiostro, Casa Buon Vivere, San Sebastiano e la Cittadella, ma il Buon Vivere ha attraversato anche altri luoghi della città, trasformando Forlì per undici giorni in uno spazio diffuso di partecipazione, incontro e confronto proattivo.
Particolarmente significativa la risposta del pubblico agli appuntamenti principali: tutte le serate hanno registrato il tutto esaurito, confermando non soltanto l’interesse per gli ospiti chiamati a confrontarsi sui grandi temi del presente, ma la capacità del Festival di costruire occasioni nelle quali le persone scelgono di esserci, incontrarsi e condividere esperienze.
Il dato più importante che emerge dall’edizione 2026 è proprio il crescente senso di appartenenza. Forlì e la Romagna riconoscono sempre di più il Festival del Buon Vivere come una manifestazione propria, capace contemporaneamente di essere espressione del territorio e di aprirlo al confronto con alcune delle voci, delle esperienze e dei pensatori più interessanti del panorama contemporaneo.
Nel corso degli anni il Festival ha infatti consolidato una formula particolare: non una semplice rassegna di ospiti e appuntamenti, ma un luogo nel quale ciò che nasce e opera quotidianamente sul territorio incontra esperienze, idee e personalità provenienti da fuori. La dimensione locale e quella nazionale non si contrappongono, ma diventano parti dello stesso racconto.
“Quello che ci restituisce questa edizione – afferma Monica Fantini, ideatrice del Festival del Buon Vivere – è prima di tutto il senso di una Comunità estesa che si riconosce nei valori dell’equità, dell’uguaglianza, della sostenibilità e della Pace. Perché il Buon Vivere è proprio in questo che si traduce. È il senso più autentico della relazione che si prende cura e, in merito, ci spinge ognun* a fare la propria parte. La ricchezza di persone, associazioni, esperienze culturali e solidali che abitano il nostro territorio, lo rendono il luogo giusto in cui condividere pensieri, esperienze e testimonianze che, in maniera aperta, coesa e senza alcuna preclusione, si interrogano sul come rendere migliore il presente per costruire un futuro durevole in tutti i sensi. La Rivoluzione della Gentilezza che abbiamo raccontato quest’anno non finisce con il Festival, ma è un impegno che continueremo ad alimentare”.
La grande quantità e varietà degli allestimenti ha contribuito anche quest’anno a costruire l’identità del Festival: non semplici contenitori per gli eventi, ma spazi pensati per favorire la relazione, la permanenza e l’incontro, facendo del Buon Vivere un luogo da attraversare e vivere durante l’intera giornata.
La XVII edizione lascia così in eredità l’immagine di una manifestazione sempre più radicata nella propria comunità e, nello stesso tempo, capace di guardare oltre i propri confini. Un Festival che mette insieme grandi protagonisti e associazioni, pensatori e volontari, artisti e studenti, istituzioni e cittadini, trasformando per undici giorni la città in un laboratorio aperto.
Perché il Buon Vivere, prima ancora di essere il nome di un Festival, continua a essere un modo di costruire comunità.

