La conferenza delle regioni ribadisce il suo no agli OGM

OGMIn occasione dell’ultima riunione, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha approvato e consegnato al Governo un ordine del giorno in materia di OGM che ribadisce  la posizione più volte espressa di contrarietà alla coltivazione di organismi geneticamente modificati (OGM) sul territorio nazionale e impegna il Governo stesso a garantire:

–      che per ciascuna notifica/domanda presentata o autorizzazione concessa sia predisposta una specifica richiesta alla Commissione europea che preveda di escludere la coltivazione degli organismi geneticamente modificati dall’intero territorio dell’Italia;

–      a trasmettere senza indugio, e comunque non oltre i termini indicati dalla legge (dir. UE 412/2015), alla Commissione europea le richieste dell’Italia di adeguamento dell’ambito geografico delle notifiche/domande presentate o delle autorizzazioni concesse, in modo che tutto il territorio nazionale sia escluso dalla coltivazione degli organismi geneticamente modificati.

Particolare soddisfazione per il provvedimento è stata espressa dalla vicepresidente della Regione e assessore regionale all’Agricoltura Anna Casini che riveste anche il ruolo di  coordinatrice delle Regioni italiane in materia di OGM  e di  vice presidente della rete delle Regioni europee Ogm- free. “L’atto approvato – afferma l’assessore Casini – è un ulteriore tassello alla battaglia contro gli Ogm intrapresa dalle Marche sin da 2003, quando venne individuata e distrutta una coltura di mais contaminata e istituito il marchio QM (Qualità garantita dalle Marche) per valorizzare e tutelare i prodotti regionali. Le Regioni italiane e la Regione Marche ritengono infatti che la coesistenza tra Ogm e colture biologiche e tradizionali sul territorio italiano non sia tecnicamente e realisticamente realizzabile. Considerano infatti prioritaria la volontà dei consumatori italiani ed europei che non vogliono vedere nei loro piatti alimenti che contengono Ogm. Gli agricoltori italiani e marchigiani in particolare, rifiutano gli Ogm perché nelle loro aziende preferiscono valorizzare la biodiversità e le più redditizie produzioni di qualità, le denominazioni d’origine e le coltivazioni biologiche. Coltivare Ogm, comporterebbe una  perdita di competitività dell’attuale sistema agricolo italiano e europeo orientato invece ad un modello di agricoltura sostenibile che genera economia locale, tutela la storia e le tradizioni, garantisce la biodiversità, l’ambiente e consente agli agricoltori di essere pienamente responsabili delle loro produzioni nei confronti dei consumatori”.

 

FONTE: Regione Marche

FOTO: DeviantArt

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