Spira Mirabilis

Come anticipato nello scorso articolo dedicato all’imminente rassegna festivaliera internazionale cinematografica di Venezia, che quest’anno giunge alla sua 73ma edizione, ci occupiamo di uno dei tre film italiani presenti nel concorso ufficiale, vale a dire in gara per aggiudicarsi il “Leone d’Oro” e gli altri premi previsti nel palmarés del festival lagunare, il secondo più importante al mondo dopo Cannes e prima di Berlino, in questo ideale podio riconosciuto da tutti i cinefili ed i critici. Il film in questione è, per l’esattezza, un docu-film: “Spira Mirabilis”, una co-produzione italo-svizzera, realizzata da una coppia di registi (Massimo D’Anolfi e Martina Parenti) e da tutto il cast tecnico italiani, ma con capitali misti, italiani per quanto concerne RaiCinema e svizzeri per quanto riguarda la Schweizer Radio und Fernsehen. Come ricordato nel precedente articolo, il genere documentaristico non veniva mai ammesso nei principali festival cinematografici fino al 2013, quando “Sacro GRA”, di Gianfranco Rosi, non soltanto ruppe questa tradizione, venendo ammesso al Festival di Venezia, ma addirittura si meritò il “Leone d’Oro” per volontà della giuria presieduta dal Premio Oscar Bernardo Bertolucci. Rosi si è poi ripetuto a Berlino con il suo successivo docu-film “Fuocoammare”. Pertanto, sdoganato con ampio successo il genere documentaristico nei festival, in questa edizione della rassegna veneziana “Spira Mirabilis” punta a ripetere i fasti di Rosi, parlando di un tema di estrema difficoltà da trattare, quello dell’eternità, un po’ ‘il tema dei temi’ in ogni epoca della storia umana, ma certamente non ricordiamo altri esempi in cui questa delicatissima tematica sia stata trattata da un docu-film, grazie al coraggio della coppia di registi Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, già piuttosto noti agli appassionati grazie a “I promessi sposi” (2007), “Grandi speranze” (2009), “Il castello” (2011), “Materia oscura” (2013), “L’infinita fabbrica del Duomo” (2015). Arrivando a parlare del film, ci sembra corretto iniziare con le due citazioni scelte dalla coppia di registi per presentare alla stampa il film: Accettiamo facilmente la realtà, forse perché intuiamo che nulla è reale (Jorge Luis Borges); E’ il film che dà vita ai personaggi, non sono i personaggi a dare vita al film. Il fantastico nasce dal naturale (Robert Bresson). Tutto ciò opportunamente premesso, veniamo a presentare il film e la sua intenzione di spiegare in immagini l’eternità con gli elementi che fanno da protagonisti. La terra: le statue del Duomo di Milano sottoposte ad una continua rigenerazione. L’acqua: Shin Kubota, uno scienziato e cantante giapponese che studia la Turritopsis, una piccola medusa immortale. L’aria: Felix Rohner e Sabina Schärer, una coppia di musicisti inventori di strumenti/scultura in metallo. Il fuoco: Leola One Feather e Moses Brings Plenty, una donna sacra ed un capo spirituale, e la loro piccola comunità lakota da secoli resistenti ad una società che li vuole annientare. L’etere: Marina Vlady, che dentro un cinema fantasma, ci accompagna nel viaggio narrando L’Immortale di Borges. Questi sono i protagonisti di “Spira Mirabilis”, un film girato in diversi luoghi del mondo, una sinfonia visiva, un inno alla parte migliore degli uomini, un omaggio alla ricerca ed alla naturale tensione umana verso l’immortalità. Simbolo di perfezione e di infinito, ‘la spirale meravigliosa’ (per l’appunto, Spira mirabilis) come venne definita dal matematico Jackob Bernoulli, è una spirale logaritmica il cui raggio cresce ruotando e la cui curva si avvolge intorno al polo senza però raggiungerlo mai. Queste sono alcune delle parole esplicative dei due registi alla stampa: “Venuti a conoscenza di Shin Kubota e dei suoi studi sulla medusa immortale, abbiamo subito capito che questo era il punto di partenza del nostro film: un uomo alle prese con l’immortalità. Nei nostri precedenti lavori abbiamo indagato il rapporto fra l’uomo e le istituzioni, in “Spira Mirabilis” ci interessava invece realizzare un film in cui l’uomo si confrontasse con i propri limiti e le proprie aspirazioni. Il fatto che poi l’immortalità avesse le sembianze di una piccola e meravigliosa medusa, ci ha subito convinti. Ci siamo tuffati in un mondo di acqua e di ricerche scientifiche che ci hanno restituito immagini di straordinaria bellezza: il piccolo può diventare grandissimo, l’universale un dettaglio. Così il gioco cinematografico di lenti microscopiche ci ha consentito di osservare l’invisibile e svelare ciò che normalmente è celato. Ma la ricerca scientifica, malgrado il meraviglioso mondo che porta con sé, non può esaurire l’eterna tensione dell’uomo verso l’immortalità. Attraverso un percorso di accumulo, suggestione, assonanze abbiamo capito che l’acqua doveva accompagnarsi con gli altri elementi della natura: terra, aria, fuoco ed etere. Il processo di ricerca delle storie è stato semplice e naturale, ed ha combinato situazioni su cui riflettevamo da tempo con improvvise scoperte. Milano, Berna, Wounded Knee, Shirahama, su una cartina geografica immaginaria compongono il disegno della nostra spirale meravigliosa”. “Spira mirabilis” ha una struttura narrativa che combina pensiero razionale ed emotivo e dà vita ad un affresco poetico che racconta la parte migliore di noi, mostrando la responsabilità, la debolezza e la forza che gli uomini hanno nei confronti del mondo in cui nascono, crescono, vivono e di cui sono semplicemente ospiti passeggeri. E’ un film contemplativo che cerca di toccare il cuore del cuore delle cose, in modo che da una pratica di osservazione nasca una trasfigurazione del reale, un film che vive della quotidianità dei tempi e degli spazi di chi li abita più che dell’irripetibilità degli eventi. Tornando alle parole di D’Anolfi e Parenti “(…) nel film gli elementi, le storie, gli archivi sono montati tra loro assecondandone assonanze poetiche e visive. Abbiamo cercato una scrittura elastica, plurale, che non temesse deviazioni e brusche interruzioni, anzi, che fosse in grado di allungarsi e di contrarsi per passare in modo fluido dal grande al piccolo, dal generale al particolare, dal comico al tragico, dal singolo alla comunità e viceversa. Da questa tensione scaturisce la ‘spirale meravigliosa’: l’umano tentativo di accettare e contemporaneamente superare i propri limiti”. Vedremo, non senza curiosità, in quale modo critica, pubblico e giuria del festival (presieduta da Sam Mendes e composta anche da Chiara Mastroianni, Giancarlo De Cataldo, Laurie Anderson, Gemma Arterton, Joshua Oppenheimer, Nina Hoss, Lorenzo Vigas e Zhao Wei) risponderanno a questo particolarissimo docu-film.

 

Autore: Franco Baccarini

Scrittore, saggista, autore di articoli per giornali cartacei e telematici, di testi per il teatro e di cortometraggi.
Teatrografia
2007 – Autore del dramma in atto unico “Insostituibili assenze”.
Filmografia
1996 – Soggettista, sceneggiatore e regista del video-clip “Anatomia dell’altro volto di una metropoli”.
2012 – Soggettista e sceneggiatore del cortometraggio “La ragazza e il mare” (regia di E. Colombo).
2013 – Soggettista e sceneggiatore del cortometraggio “Un amore da proteggere” (regia di L. Greco).
Bibliografia
2008 – “Bioetica animalista. Dagli aspetti socio-filosofici alle applicazioni pratiche nella sperimentazione clinica dei farmaci” (Edizioni Universitarie Romane).
2009 – “La Tecnoetica nel Cinema. Bioetica del Futuro” (Edizioni Palombi).
2010 – Capitolo “Tecnoetica nel Cinema” all’interno del volume “Tecnicizzare l’uomo o umanizzare la tecnica?” (Edizioni LEV), di Autori Vari.
2012 – “Tecnoetica e Cinematografia” (Edizioni Universitarie Romane).
2013 – “Tecnoetica e Cinematografia (in versione e-book)” (Edizioni Universitarie Romane).

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